{"id":2220,"date":"2020-03-09T10:16:29","date_gmt":"2020-03-09T08:16:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/?p=2220"},"modified":"2024-07-28T11:33:12","modified_gmt":"2024-07-28T09:33:12","slug":"a-ragazze-e-ragazzi-delle-scuole-in-quarantena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/a-ragazze-e-ragazzi-delle-scuole-in-quarantena\/","title":{"rendered":"Alle ragazze e ai ragazzi delle scuole ai tempi del Coronavirus"},"content":{"rendered":"<p>Apprendo di un Bel Paese trasformatosi in uno scenario quasi pre-<strong>apocalittico<\/strong>. Poi mi convinco che forse sono i media italiani ad esagerare, perch\u00e9 quando leggo le stesse notizie su quelli svedesi, le cose appaiono meno drammatiche. In Italia (e in altri Paesi mediterranei probabilmente) si tende ad esagerare un po\u2019 tutto. Lo sappiamo. Siamo conosciuti per la nostra teatralit\u00e0, per il sentimentalismo e l\u2019esagerazione. Siamo conosciuti e ci conosciamo. Del resto si potrebbe dire che questa tendenza nazionale e interclassista all\u2019esagerazione trovi giustificazione nella turbulenta storia dell&#8217;Italia: invasioni, guerre, conflitti, ma anche epidemie (la Spagnola) e catastrofi naturali (perlopi\u00f9 terremoti).<br \/>\nAl contrario, il Paese dalla quale scrivo (la Svezia) ha combattuto la sua ultima guerra duecento anni fa. Non ha mai avuto una rivoluzione, non conosce terremoti, ed \u00e8 sempre rimasto periferico persino durante la seconda guerra mondiale. Sar\u00e0 per questo che, all\u2019opposto, gli svedesi temono i conflitti, tendono a parlare a voce bassa e a minimizzare ogni accadimento.<\/p>\n<p>Ma oggi non \u00e9 di Storia n\u00e9 di Antropologia che voglio parlare, ma voglio piuttosto lanciare un appello ai ragazze e alle ragazze delle scuole italiane nelle zone di quaratena: pensate <strong>al potenziale &#8221;rivoluzionario&#8221; di questo virus: la riconquista del tempo (rubato).<\/strong> Significa: il virus vi sta regalando la libert\u00e0 dalle coercizioni scolastiche. Per sfruttare al meglio questo tempo che vi indurranno a definire &#8221;morto&#8221; immertegevi in libri che, posso assicurarvi e giurarvi su tutto ci\u00f2 che credo, ricorderete come i vostri pi\u00f9 bei momenti negli anni a venire, alla stregua dei primi baci, del primo viaggio da soli, della prima avventura fuori dal confine del cortile di casa. Per sfruttare al meglio questo tempo, esplorate una biblioteca (se non siete in una zona rossa) oppure, meglio, se avete dei libri in casa (e spero davvero che abbiate questa fortuna che non tutti hanno), leggete quelli, ma senza imposizioni esterne relative a quali e al tempo di lettura. Scoprite un autore (potrebbe farvi sorridere e riflettere <strong>La Peste<\/strong> di Albert Camus di questi tempi), una materia o un tema che magari a scuola non si ha tempo o desiderio o necessit\u00e0 di scoprire. Parallelamente, potreste scrivere un diario, ma non online, sulla carta. Le pagine di carta sanno infatti essere un terreno pi\u00f9 fertile di una bacheca di Facebook o di uno stimolo esclusivamente visuale di Instagram. Le pagine di carta sono terreno fertile per pensieri simili a questo che leggete (e che ho infatti scritto a penna prima di riportarlo sul laptop). Su quel diario sarete liberi, perch\u00e9 nessuno potr\u00e0 imporvi cosa scrivere e cosa non. E sarete protagonisti di una storia in cui un ragazzo o una ragazza del 2020 si \u00e9 reso\/a speciale trovando la forza e il coraggio di non sprecare il proprio tempo sul proprio telefono o sui social. Social e telefoni, infatti, sono perlopi\u00f9 progettati da chi \u00e9 interessato solo al denaro dei vostri genitori e alla vostra dipendenza mentale, piuttosto che alla vostra crescita (cio\u00e9 in-dipendenza) come ragazzi, ragazze e esseri umani.<\/p>\n<p>Matteo Iammarrone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apprendo di un Bel Paese trasformatosi in uno scenario quasi pre-apocalittico. Poi mi convinco che forse sono i media italiani ad esagerare, perch\u00e9 quando leggo le stesse notizie su quelli svedesi, le cose appaiono meno drammatiche. In Italia (e in altri Paesi mediterranei probabilmente) si tende ad esagerare un po\u2019 tutto. Lo sappiamo. 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