{"id":2043,"date":"2018-06-14T11:15:29","date_gmt":"2018-06-14T09:15:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/?p=2043"},"modified":"2018-06-14T11:15:29","modified_gmt":"2018-06-14T09:15:29","slug":"la-sharing-economy-e-il-lavoro-gratuito-su-workaway","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/la-sharing-economy-e-il-lavoro-gratuito-su-workaway\/","title":{"rendered":"La Sharing Economy e il lavoro gratuito su workaway"},"content":{"rendered":"<p>Quello della <strong>sharing economy\u00a0<\/strong>\u00e8 un concetto piuttosto ampio e a volte ambiguo, come vedremo nel caso di <em>Workaway<\/em>. L\u2019idea \u00e8 quella che il capitalismo come risposta all\u2019ultima grande crisi sia cambiato e abbia partorito in s\u00e9 tendenze di consumo e forme di scambio \u201cpi\u00f9 consapevoli\u201d e \u201cdal basso\u201d, basate ad esempio sul riuso, piuttosto che sull\u2019acquisto e sull\u2019accesso ai beni piuttosto che alla propriet\u00e0 di questi ultimi. A lanciare e a sviluppare queste forme sono state piattaforme digitali e app come <strong>Uber, Airbnb, Couchsurfing, Workaway, Blablacar.\u00a0<\/strong>Ognuno di questi casi andrebbe analizzato singolarmente, perch\u00e9 ci sono differenze importanti. Tuttavia, e qui veniamo alla prima grande perplessit\u00e0, un comune denominatore di questi percorsi \u00e8 che in fin dei conti dietro ciascuna di queste piattaforme c\u2019\u00e8 (quasi sempre) un azienda che fa profitto (chiedendo una quota di iscrizione al sito e\/o prendendo una percentuale sui singoli servizi). Di pi\u00f9, in molti casi, al colosso che fa profitti si affiancano privati che trasformati in piccoli imprenditori, e in qualche caso, nemmeno troppo piccoli. Pensiamo allo sciopero dei tassisti contro Uber: niente di nuovo sul fronte occidentale, solo un &#8221;normale&#8221; scontro di interessi economici contrapposti: un caso esemplare di come la sharing economy non rappresenti una vera solida radicale alternativa al sistema, ma al contrario non possa per definizione sottrarsi ad essere parte dello scontro di interessi intercapitalistici.<\/p>\n<p>Couchsurfing, al contrario, sembrerebbe un caso a s\u00e9 data la gratuit\u00e0 del servizio (utenti da tutto il mondo ospitano a casa propria altri utenti, e ciascuno pu\u00f2 ospitare, se ne ha la possibilit\u00e0, o essere ospitato). Sebbene vadano riconosciute le sue potenzialit\u00e0 nel creare e sostenere relazioni sociali gratuite e sostanzialmente scevre dalla logica di profitto, non va dimenticato che nel 2011 Couchsurfing \u00e8 ufficialmente diventata una for-profit-corporation (che spinge i propri utenti a pagare delle quote, diventando utenti \u201cverificati\u201d e perci\u00f2 pi\u00f9 \u201caffidabili\u201d e dunque con maggiori probabilit\u00e0 di ricevere ospitalit\u00e0). Alla lista delle perplessit\u00e0 andrebbe aggiunta quella relativa della gestione dei dati: i dati personali sono oggi preziosi come il petrolio e, anche laddove nessuna somma di denaro \u00e8 direttamente richiesta agli utenti, i loro dati personali sono molto spesso il prezzo da pagare per l\u2019uso del servizio, dati che, in un modo o nell&#8217;altro, vengono \u201cmonetizzati\u201d. (Vedi Facebook).<\/p>\n<p>L\u2019intenzione di questo pezzo, per\u00f2, non \u00e8 tanto offrire una risposta netta a come collocarci rispetto alla sharing economy, ma piuttosto introdurre i lettori alle trappole e alle ambiguit\u00e0 che queste applicazioni nascondono.<\/p>\n<p>Un esempio veramente significativo \u00e8, per quanto mi riguarda, quello di <strong>Workaway<\/strong>. Esso \u00e8, sulla base della mia esperienza con queste piattaforme, <strong>quanto di pi\u00f9 vicino possa esserci al crudo rapporto di sfruttamento padrone-operaio. <\/strong><\/p>\n<p>Workaway.com \u00e8 un popolare sito web utilizzato soprattutto da giovani che amano viaggiare e migliorare le lingue. Porta con s\u00e9 la promessa e lo scintillio moderno di lavoretti flessibili in contesti sorridenti, amichevoli, internazionali, multilingue e cosmopoliti. La verit\u00e0 \u00e8 che, come il sito stesso ufficialmente prevede, molti di questi lavori sono non pagati (i \u201cvolontari\u201d ricevono in cambio alloggio e cibo), e non esiste alcun contratto che regoli le mansioni richieste negli annunci n\u00e9 le condizioni in cui vengono svolte, ma solo un accordo verbale tra il volontario e l\u2019inserzionista. Questo significa che, se in qualche caso, il giovane volontario capita a fare il baby-sitter tre ore al giorno nella casa di una ricca famiglia al centro di Parigi mangiando caviale tutte le settimane, in molti altri casi pu\u00f2 succedere di finire a dormire in una bettola, dover lavorare sette al giorno ottenendo in cambio un po\u2019 di cibo scadente. Per di pi\u00f9, alcuni inserzionisti tengono (intenzionalmente) nascoste sul sito regole che il volontario scoprir\u00e0 solo una volta arrivato sul posto. Per molti di questi volontari non \u00e8 facile abbandonare il lavoro perch\u00e9 magari si trovano lontani da casa. Per di pi\u00f9 alcuni padroni sono meschinamente bravi nell\u2019esercitare una certa pressione psicologica. Si potrebbe controbattere che il sistema di <strong>feedback\u00a0<\/strong>dovrebbe proteggere da questi sistematici abusi, la verit\u00e0 \u00e8 che uno dei problemi della rete \u00e8 creare un sistema di feedback realmente affidabile e in cui ciascuno si senta realmente libero di scrivere la verit\u00e0 della sua esperienza: spesso questi \u201cpadroni\u201d che usano workaway per sfruttare forza lavoro gratuita non ricevono feedback negativi perch\u00e9 i volontari sono sotto il ricatto di ricevere feedback negativi a loro volta oppure per pigrizia o ancora perch\u00e9 i volontari, diseducati alla lotta e inconsapevoli dei diritti che gli spettano, tendono a rimuovere dalle memoria l\u2019esperienza di sfruttamento cercando di ricordare solo quel poco che hanno ricevuto (cibo, ospitalit\u00e0 etc\u2026) in cambio delle loro braccia. Il fatto che il posto di lavoro in queste esperienze coincida con il proprio alloggio e che spesso questo sia condiviso con il padrone-inserzionista, come \u00e8 facile immaginare, non aiuta di certo a prevenire situazioni di sfruttamento, <strong>ma anzi \u00e8 parte di quella moderna e propagandata flessibilit\u00e0 che sta abolendo la giornata lavorativa fissa per sostituirla con l\u2019ambiguit\u00e0 delle ore flessibili, in cui il tempo del lavoro coincider\u00e0 perfettamente col tempo della vita.<\/strong><\/p>\n<p>Scritto per <a href=\"https:\/\/www.lavocedellelotte.it\/it\/2018\/05\/27\/la-sharing-economy-e-il-lavoro-gratuito-su-workaway\/\" target=\"_blank\">LaVocedellelotte<\/a>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quello della sharing economy\u00a0\u00e8 un concetto piuttosto ampio e a volte ambiguo, come vedremo nel caso di Workaway. 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