{"id":2033,"date":"2018-04-13T10:37:28","date_gmt":"2018-04-13T08:37:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/?p=2033"},"modified":"2018-04-13T10:54:54","modified_gmt":"2018-04-13T08:54:54","slug":"dubbi-e-perplessita-sulleffective-altruism","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/dubbi-e-perplessita-sulleffective-altruism\/","title":{"rendered":"Dubbi e perplessit\u00e0 sull&#8217;Effective Altruism"},"content":{"rendered":"<p>Mi sono imbattuto nella lettura di un saggio divulgativo, prestatomi da alcuni studenti del Dipartimento di Filosofia qui a Stoccolma, chiamato <em>Effective Altruism and a radical new way to make a difference<\/em>. Mi approccio con interesse al libro, converso con alcuni di questi studenti e cerco informazioni su internet in italiano e in inglese, scoprendo che l\u2019Effective Altruism (orrendamente tradotto in italiano con \u201cAltruismo efficace\u201d) \u00e8 un vero e proprio movimento filosofico con fini sociali. In parole semplici, gli altruisti effettivi (tra i pi\u00f9 noti il filosofo Peter Singer), riflettono su come fare donazioni a scopo benefico affidandosi a valutazioni razionali nella valutazione dei destinatari dei fondi e nella scelta delle priorit\u00e0 delle aree di intervento (foreste amazzoniche, sofferenza animale, vaccinazioni in Africa, etc&#8230;). Esistono vere e proprie classifiche stilate dagli altruisti efficaci che valutano l&#8217;efficienza di organizzazioni caritatevoli operanti in uno stesso settore, sulla base di ricerche ed evidenza empirica (mettendo in relazione costi delle campagne, impatto sulla vita delle persone o sull\u2019ambiente dei programmi, etc\u2026). Inoltrandomi nell\u2019argomento tuttavia, e devo confessare sin dal primo capitolo, sento puzza di cose che non mi piacciono, magistralmente impacchettate col brand &#8221;millenial&#8221; e piccolo borghese di sentirsi generosi e bravi cittadini, standosene comodamente seduti davanti al proprio pc (\u201cGuadagnare per donare\u201d \u00e8, non a caso, uno dei motti dell\u2019effective altruism).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/51JQ4S4E7NL._SX323_BO1204203200_.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2034\" src=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/51JQ4S4E7NL._SX323_BO1204203200_-195x300.jpg\" alt=\"51JQ4S4E7NL._SX323_BO1,204,203,200_\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/51JQ4S4E7NL._SX323_BO1204203200_-195x300.jpg 195w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/51JQ4S4E7NL._SX323_BO1204203200_.jpg 325w\" sizes=\"auto, (max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Questa filosofia proclama la necessit\u00e0 di dare il proprio contributo per aiutare gli altri, e di usare come mezzo per questo fine l\u2019evidenza empirica, senza mai, e dico mai, abbandonare la logica caritatevole (in un certo senso di matrice cristiana) del povero destinato a rimanere povero e del ricco destinato a conservare i suoi privilegi. Gli eroi, gli \u201caltruisti di successo\u201d di questa linea di pensiero sono i magnati milionari che, non importa come si siano arricchiti o quanti lavoratori sfruttino; quello che conta \u00e8 che\u00a0la donazione di\u00a0parte del loro reddito (possibilmente il 10%) a una giusta causa, dove l&#8217;efficacia e l&#8217;efficacia del programma finalizzato alla\u00a0giusta causa sono definite \u00a0da scienza, numeri e evidenza empirica. Ovviamente non \u00e8 necessario essere milionari per essere dei buoni altruisti efficaci. Prendiamo per esempio l\u2019impatto ambientale dei sistemi di riscaldamento o del consumo di acqua nelle nostre case. Nel libro mediante alcuni calcoli viene dimostrato che invece di preoccuparsi di risparmiare l\u2019acqua corrente o di spegnere le luci quando si esce da una stanza, \u00e8 pi\u00f9 efficace per l\u2019ambiente donare a una certa organizzazione che contribuisce al salvataggio delle foreste amazzoniche. Per cui, come esplicitamente ammette l\u2019autore, possiamo continuare a sprecare acqua ed elettricit\u00e0, e compensare con una donazione ad un certo ente caritatevole. Rimani a casa. Attenua i sensi di colpa con un click. Lascia le cose cos\u00ec come sono. Conserva il tuo\u00a0stile di vita. Ecco i veri messaggi subliminali del libro.<\/p>\n<p>Come se non bastasse, l\u2019immagine su cui tutto questo discorso si fonda (ed \u00e8 una rappresentazione esplicitamente marcata nel libro) \u00e8 quella di \u201cnoi\u201d ricchi, privilegiati abitanti del <strong>Nord del mondo<\/strong>e \u201cloro\u201d poveri sfigati abitanti del <strong>Sud del mondo<\/strong>incapaci di provvedere a se stessi. Questa rappresentazione \u00e8 una estrema semplificazione che ignora la stratificazione di classe, descrive i Paesi come \u201cblocchi uniformi\u201d e dipinge il nostro \u201cNord del mondo\u201d come il migliore dei mondi possibili (tutto ci\u00f2 fa riflettere sul tipo di lettori a cui il libro stesso \u00e8 probabilmente destinato!).<\/p>\n<p>Uno dei punti morti in cui questo ragionamento si imbatte, e forse il pi\u00f9 interessante capitolo del libro intero, \u00e8 quello dedicato alle <strong>Sweatshops<\/strong>nei Paesi in via di sviluppo. Le sweatshops sono fabbriche nei Paesi poveri, tipicamente in Asia o Sud America, che producono beni come prodotti tessili, giocattoli o prodotti di elettronica per i Paesi ricchi sotto condizioni di lavoro orripilanti (lavoratori costretti a lavorare sedici ore al giorno, sei o sette giorni a settimana. Assenza di misure di salute e sicurezza etc\u2026). L\u2019autore si chiede se, sulla base dei suoi calcoli empirici, abbia senso boicottare i prodotti derivati da queste industrie. La sua risposta \u00e8 negativa: studi dimostrano che se queste orribili fabbriche chiudessero molti lavoratori finirebbero nel lavoro nero, nella criminalit\u00e0 o nei giri di prostituzione (dunque tendenzialmente scivolerebbero verso condizioni peggiori rispetto a quelle delle sweatshops). Per questa ragione, per essere altruisti e fare del bene a quelle persone (dove per \u201cpersone\u201d intende un blocco unico, padrone e lavoratori) \u00e8 giusto acquistare quei prodotti, non importa se economicamente e moralmente stiamo promuovendo le loro catene e la loro miseria quotidiana. Meglio una male minore, insomma. (quest\u2019ultima parte, quella che acquistando i prodotti si giustificano quelle condizioni e si arricchiscono quei padroni, \u00e8 ovviamente inesistente nel libro, ma \u00e8 un mio contro-ragionamento). Ho portato quest\u2019esempio pi\u00f9 specifico perch\u00e9 \u00e8 uno di quei momenti in cui l\u2019altruismo effettivo \u00e8 costretto ad ammettere la sua impotenza. Nessuna terza via \u00e8 ovviamente contemplata. N\u00e8 quella della lotta di quei lavoratori contro quel padrone n\u00e9 il ruolo della politica nazionale o internazionale. Tutto \u00e8 invece misurato in termini di Stati e individui, e pi\u00f9 nello specifico, di scelte individuali di consumo. Queste ultime hanno ovviamente un peso (per diverse ragioni sono vegetariano e so che la scelta individuale di milioni di persone di rinunciare alla carne ha fatto diminuire il numero di macelli e di animali uccisi), ma so anche che per cambiare il mondo \u00e8 necessario cambiare l\u2019organizzazione sociale e economica, e che l\u2019impatto delle scelte di consumo cos\u00ec come delle donazioni caritatevoli in quanto operanti nel solco di questa organizzazione sociale e economica, finiranno facilmente per finire in un impasse e scontrarsi con le sue contraddizioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi sono imbattuto nella lettura di un saggio divulgativo, prestatomi da alcuni studenti del Dipartimento di Filosofia qui a Stoccolma, chiamato Effective Altruism and a radical new way to make a difference. 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