{"id":1994,"date":"2018-01-15T14:30:27","date_gmt":"2018-01-15T12:30:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/?p=1994"},"modified":"2018-01-15T14:32:02","modified_gmt":"2018-01-15T12:32:02","slug":"il-significato-politico-di-black-mirror-parte-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/il-significato-politico-di-black-mirror-parte-i\/","title":{"rendered":"Il significato politico di Black Mirror: parte I"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><em>Di seguito un mio nuovo contributo per <a href=\"https:\/\/www.lavocedellelotte.it\/it\/2018\/01\/15\/il-significato-politico-di-black-mirror-parte-i\/\" target=\"_blank\">LaVocedellelotte.it<\/a>. Questa volta mio oggetto di attenzione \u00e8 Black Mirror, una popolare serie Tv che consiglio di godersi\u00a0in streaming (possibilmente in lingua originale. Sapete che sono assolutamente scettico e riluttante verso la pratica del doppiaggio).<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\">Non so molto di <strong>Charlie Broker<\/strong>, a parte ci\u00f2 che tutti possono leggere su Wikipedia. Ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che non \u00e8 un intellettuale del movimento operaio o della sinistra rivoluzionaria.<\/p>\n<p class=\"p1\">Eppure ha creato, non possiamo sapere con quali intenzioni oltre a quelle di venderlo, un prodotto \u201ctelevisivo\u201d versatile e, in un certo senso, fenomenale che, al tempo stesso, \u00e8 totalmente incentrato su una forte critica alla societ\u00e0 del <strong>capitalismo digitalizzato<\/strong>. Sto ovviamente parlando di <i>Black Mirror<\/i>, serie TV in quattro stagioni disponibile su Netflix (ma facilmente reperibile gratis su diversi siti di streaming). Realisticamente, quasi tutti gli episodi non hanno un lieto fine. E tutti esplorano le conseguenze e portano all\u2019estremo le contraddizioni del progresso cieco, dell\u2019avanzamento tecnologico senza scopo, dell\u2019anarchia a cui la logica del profitto conduce, un\u2019anarchia di cui alla fine diventa vittima l\u2019umanit\u00e0 intera, e non gi\u00e0 solo la classe sociale che l\u2019ha voluta (come suggerisce <i>Metalhead<\/i>, dove l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 tenuta in scacco da malefici cani-robot. Anche se a dirla tutta non \u00e8 chiaro se siano realmente \u201cfuori controllo\u201d e quindi sia l\u2019umanit\u00e0 intera ad essere tenuta in scacco, oppure se ci sia un gruppo di umani dietro).<\/p>\n<p class=\"p1\">Ogni episodio \u00e8 un piccolo film a s\u00e9 e ovviamente non \u00e8 mia intenzione analizzarli uno per uno, n\u00e9 \u00e8 mia intenzione aprire un dibattito sul giudizio e sulla posizione che dovremmo assumere nei confronti del dilagante fenomeno delle \u201c<strong>serie TV<\/strong>\u201d (solo nominalmente \u201cTV\u201d, ma in realt\u00e0 usufruite sul web sopratutto da giovani a cui la TV non interessa pi\u00f9 e che magari non possiedono pi\u00f9 nemmeno un televisore). Un possibile modo di sollevare la questione potrebbe suonare cos\u00ec: Serie TV: strumento di distrazione e asservimento o potenziale artistico e quindi finanche politico da far maturare?<\/p>\n<p class=\"p1\">Lasciando tra parentesi questa importante questione culturale e politica, mi limito a raccontare cosa aspettarsi da alcune delle puntate di <i>Black Mirror<\/i>, fornendo cos\u00ec una risposta parziale a questa domanda.<\/p>\n<p class=\"p1\">Alcune mi hanno sicuramente colpito per l\u2019estetica (ora fantascientifica e\/o post-apocalittica ora un po\u2019 indie e\/o nerd, come in <i>Playtest<\/i>, <i>US Callister<\/i> e <i>Arkangel<\/i>). Ma commenter\u00f2 quelle che a mio parere lasciano il segno per il loro messaggio sociale e politico, premettendo a) che non sono personalmente esperto nel recensire film o serie tv, il mio giudizio estetico non \u00e8 quindi allenato in tal senso.<\/p>\n<p class=\"p1\">b) che essendo ogni puntata un film a s\u00e9, ciascuno di questi piccoli &#8221;gioiellini&#8221; potrebbe essere oggetto di un saggio intero che approfondisca tutti gli aspetti possibili. Qui mi limiter\u00f2 a una rude sintesi e a qualche suggestione.<\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Fifteen Milion Merits<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Questa puntata, la seconda della prima stagione, \u00e8 una delle pi\u00f9 significative. Lo scenario \u00e8 quello di una societ\u00e0 distopica dove tutti sono costretti a pedalare al fine di accumulare punti. Il tema \u00e8 certamente quello <strong>dell\u2019alienazione<\/strong>. Gran parte di questi lavoratori lobotomizzati, alienati, disumanizzati, ottiene consolazione dagli acquisti che questi punti permettono di fare: beni necessari alla sopravvivenza (come il cibo della mensa), ma soprattutto bisogni assolutamente posticci (come particolari prodotti di svago, intenzionalmente volgari e trash, o la rimozione di qualche minuto di pubblicit\u00e0 mandate in onda su schermi onnipresenti). L\u2019onnipresenza e la pervasivit\u00e0 dei messaggi propagandistico-pubblicitari, la disciplina e la competizione a cui tutti sono rassegnati,<strong> la complicit\u00e0 dello sviluppo tecnologico nel sostegno di questa ripetitivit\u00e0<\/strong> e infine, questo forse l\u2019aspetto pi\u00f9 importante, <strong>la rappresentazione, integrata nello stesso sistema, della possibilit\u00e0 che tutto ci\u00f2 possa finire, il sogno dell\u2019emancipazione individuale incarnato da un talent show assolutamente simile a X-Factor<\/strong>, che qui diventa emblema del talent show medio dai colori sgargianti, la competizione sfrenata, il ruolo assolutamente secondario del talento e dell\u2019arte e\u2026il sessismo di uno dei giudici.<\/p>\n<p class=\"p1\">Non sveler\u00f2 qui come si sviluppa la trama e come i personaggi passino dalle fatiche quotidiane della loro \u201cfabbrica\u201d al sogno del talent show. Mi limito per\u00f2 a dire che il finale \u00e8 significativo (<em>ALLARME SPOIL<\/em>) di quello che chiamo \u201cmeccanismo di meta-cooptazione\u201d: assolutamente tipico della societ\u00e0 capitalistica, ed uno dei suoi principali punti di forza: il protagonista dell\u2019episodio, il \u201clavoratore\u201d di colore ribelle Bill, dopo varie vicissitudini, riesce ad ottenere l\u2019attenzione dei riflettori e a finire sul palco del talent. Compie un gesto sfortunatamente individuale, irrazionale, disperato e reso tale dalla stessa solitudine cosmica a cui lo ha condannato la vita a cui si sta ribellando. Sotto lo sguardo di tutti, grida quella che chiameremmo la verit\u00e0. Grida contro l\u2019indifferenza, contro i padroni, contro l\u2019alienazione. Tutti lo ascoltano. Ma \u00e8 un ascolto sordo.\u00a0\u00c8<em>\u00a0<\/em>un &#8221;ascolto televisivo&#8221;. La tensione sale nello spettatore a questo punto. Cosa succede? Entra in azione la meta-cooptazione di cui ho parlato e, curiosamente, <strong>la storia di Bing \u00e8 la stessa dell&#8217;intera saga di Black Mirror<\/strong>. La ragione per la quale l\u2019intera serie pu\u00f2 continuare a martellare gli schermi con i suoi messaggi provocatori \u00e8 la stessa per la quale c\u2019\u00e8 stato posto nel finto talent per il discorso finale di Bill. Egli viene applaudito per le sue proteste e, infine, persino ricompensato con un ruolo nello show: una strategia per cooptarlo, per farlo rientrare nei ranghi, accontentandolo in qualche modo. Anche se Charlie Brooker (forse) non sar\u00e0 d\u2019accordo, a me questa \u00e8 sembrata una metafora delle<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>democrazie liberali che, in un certo grado, possono concedersi il lusso di lasciar andare la protesta, certo solo nella misura in cui non ci sia qualcuno o qualcosa, ad esempio un Partito rivoluzionario, che la diriga.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-5797\" src=\"https:\/\/www.lavocedellelotte.it\/TheVoiceOfFights\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/giphy-facebook_s-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"757\" height=\"427\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\"><strong>Hated in the Nation<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\">Mi piace pensare, cos\u00ec l\u2019ho letta io, che questa puntata in un certo senso parli, del rischio della \u201cE-democracy\u201d. Siamo a Londra. In un vicino futuro in cui un\u2019azienda ha creato e messo in circolazione milioni di api robotiche. Una serie di misteriosi omicidi (o forse suicidi?) sconvolgono l\u2019opinione pubblica (<em>ALLARME SPOIL<\/em>). Si scoprir\u00e0 che sono alcune di quelle api robotiche ad uccidere. Non era state programmate per quello, ma un malvagio hacker (il cui volto verr\u00e0 mostrato una sola volta nel corso della puntata), volendo un po\u2019 giocare la parte del dio giustiziere, prende il controllo delle api e fa in modo che si scaglino contro coloro che, per mezzo di un #hashtag, risultano essere i pi\u00f9 odiati nel Paese (dalla giornalista che si \u00e8 lasciata scappare un opinione dubbia contro i disabili, al rapper che \u00e8 stato irrispettoso verso i sogni di un suo fan). Alla fine per\u00f2, tutti gli utenti che avevano odiato qualcuno attraverso l\u2019hashtag, diventano a loro volta vittime delle api. Finalmente, sebbene in modo perverso, giustizia \u00e8 fatta. Possiamo supporre, infatti, che per l\u2019hacker questa tragedia debba servire un nobile scopo: <strong>quello di restaurare finalmente la percezione della responsabilit\u00e0 per quello che si fa, si dice e si scrive su internet<\/strong>. E per il peso delle parole che si usano. Una crudelt\u00e0 \u201cgiustizieria\u201d che risuona in diversi episodi della serie. L\u2019hacker non verr\u00e0 mai arrestato (anche se il finale dell\u2019episodio \u00e8 un finale aperto che lascia libero spazio persino all\u2019immaginazione di un sequel). Qual \u00e8 il punto pi\u00f9 politico di questo episodio? E perch\u00e9 la E-Democracy? <strong>Gli utenti scelgono di volta in volta chi merita di morire in modo assolutamente democratico, sulla rete<\/strong>. Quasi votando (sebbene con un hashtag) a maggioranza. (E uno vale uno!). Tutto questo ricorda la \u201clibert\u00e0 antica\u201d, quella esercitata da coloro che cacciavano le stregue e le bruciavano in pubblica piazza, dai soldati che acclamavano imperatore un comandante dell\u2019esercito di Roma basso-impero cos\u00ec come la procedura greca dell\u2019ostracismo. Tutto questo per\u00f2, posto in salsa contemporanea, e dotato delle tecnologie odierne, ricorda anche e soprattutto il \u201cmito della connettivit\u00e0\u201d di cui ho parlato in un altro articolo e, <i>as last but not least, <\/i>ovviamente quelle forze politiche che inneggiano alla E-democracy vagheggiando implicitamente un ritorno a una democrazia diretta (come quella della libert\u00e0 antica), perch\u00e9 pensano che le democrazie borghesi vadano essenzialmente lasciate intatte nella loro essenza, e semmai migliorate solo nell\u2019allargamento della partecipazione, continuando cos\u00ec ad alimentare l\u2019illusione, insomma, di una democrazia senza connotati dove l\u2019opinione del nazista vale quanto la mia, ignorando totalmente del come sia stato possibile che qualcuno abbia in testa idee naziste. E suggerendo che il problema della democrazia sia meramente quantitativo-numerico, piuttosto che qualitativo.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-5798\" src=\"https:\/\/www.lavocedellelotte.it\/TheVoiceOfFights\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/black-mirror-netflix-300x139.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"139\" \/><\/p>\n<p><em>Ps. Per un mio approfondimento su E-Democracy e Mito della connettivit\u00e0, rimando al mio paper (in inglese): <a title=\"\" href=\"https:\/\/www.academia.edu\/35657177\/Social_network_and_politics_different_types_of_liberties_in_the_digital_era\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Social Network and politics: different kind of liberties in the digital era<\/a>.<\/em><\/p>\n<p>Matteo Iammarrone.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di seguito un mio nuovo contributo per LaVocedellelotte.it. Questa volta mio oggetto di attenzione \u00e8 Black Mirror, una popolare serie Tv che consiglio di godersi\u00a0in streaming (possibilmente in lingua originale. Sapete che sono assolutamente scettico e riluttante verso la pratica del doppiaggio). Non so molto di Charlie Broker, a parte ci\u00f2 che tutti possono leggere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"footnotes":""},"categories":[42],"tags":[1087,1088,1086,1092,1091,1085,1090,1089],"class_list":["post-1994","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-filosofiochidehistoria","tag-black-mirror","tag-capitalismo-digitalizzato","tag-charlie-brooker","tag-fifteen-milion-merits","tag-hated-in-the-nation","tag-la-voce-delle-lotte","tag-metalhead","tag-significato-politico"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1994","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1994"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1994\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1995,"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1994\/revisions\/1995"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1994"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1994"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1994"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}