{"id":1765,"date":"2016-10-07T16:54:43","date_gmt":"2016-10-07T14:54:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/?p=1765"},"modified":"2016-10-08T21:09:19","modified_gmt":"2016-10-08T19:09:19","slug":"primo-giorno-in-una-scuola-superiore-svedese-parte-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/primo-giorno-in-una-scuola-superiore-svedese-parte-i\/","title":{"rendered":"Primo giorno in una scuola superiore svedese &#8211; Parte I"},"content":{"rendered":"<p>Bene. Dimenticate per un attimo tutto ci\u00f2 che sapete sulla <strong>scuola<\/strong>. Purgate la mente di tutti quei ricordi dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza che contribuiscono alla formazione del vostro concetto di scuola. Un insieme di immagini, pi\u00f9 o meno grigie. Di tensioni. Di ansie. Di compiti non fatti mangiati dal cane o dal micio. Di <strong>permessi<\/strong> per andare in bagno. Ma anche di soddisfazioni, di bei voti, parole di apprezzamento ai colloqui coi genitori o da parte dei professori in presenza dei compagni di classe. Professori. Dimenticateli per un attimo e sostituiteli con degli insegnanti. Magari anche giovani, sorridenti e digitali. \u00c8 cos\u00ec che li chiamano qui i professori: <strong>insegnanti<\/strong>. Nel curriculum che ho dovuto studiare prima di entrare nel Gymnasiet (la nostra &#8221;scuola superiore&#8221;) della cittadina svedese di Falun \u201cinsegnamento\u201d e \u201cpartecipazione\u201d erano sostantivi ricorrenti. Cos\u00ec come \u201c<strong>uguaglianza di genere<\/strong>\u201d (non parit\u00e0 dei sessi, uguaglianza di genere, e la differenza tra sesso e genere non ancora entrata nel senso comune italiano non \u00e8 un caso e non \u00e8 da poco). \u201c<strong>Partecipazione studentesca<\/strong>\u201d e \u201c<strong>prospettiva internazionale<\/strong>\u201d erano soli alcuni degli altri termini-chiave del curriculum.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1086.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1767\" src=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1086-300x225.jpg\" alt=\"dscn1086\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1086-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1086-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1086-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un parco verdissimo mi conduce all\u2019ingresso dell\u2019edificio scolastico. \u00c8\u00a0un museo. Animali imbalsamati vicino all\u2019ingresso. \u00c8\u00a0una struttura iper-moderna. Cos\u00ec come all\u2019universit\u00e0 che frequento tutte le porte sono dotate di un sistema di ingresso con codice. \u00c8\u00a0un luogo di socialit\u00e0 (nonostante l\u2019apparente approccio non proprio socievole della maggior parte degli svedesi). Armadietti e momenti di convivialit\u00e0 tra studenti e professori in appositi spazi ricreativi. L\u2019architettura poi \u00e8 quella tipica di questo Paese, con i mattoni rossi della regione Dalarna, i parquet e massiccio uso di legname finemente lavorato. Non smetto di sorprendermi quando, in un perfetto inglese, sono accolto dall\u2019insegnate Adolphson e condotto nella staff-rum dei professori dotata di confortevoli poltrone ed anche di una cucina con forni a micro-onde per scaldare cibi portati da casa.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1089.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1769\" src=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1089-300x225.jpg\" alt=\"dscn1089\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1089-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1089-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1089-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Usciamo e incrociamo la mensa dove alle ore 11:30 pranzer\u00f2 in compagnia di alcuni studenti. Un servizio per me accettabile, e pi\u00f9 che buono da una prospettiva svedese avvezza a considerare il cibo pi\u00f9 un bisogno fisiologico che un rituale di socialit\u00e0. Sono <strong>gratuiti anche i (pochi) libri ed i computer portatili assegnati\u00a0a ciascuno studente<\/strong>, fondamentali per svolgere i \u201ccompiti\u201d. Ciascuno poi, come incoraggiamento, riceve <strong>2500 corone (250 euro circa) al mese<\/strong>, a patto che sia presente al 70% delle lezioni annuali. I registri sono ovviamente delle tabelle sul computer dell&#8217;insegnate (stesso modello e colore dei computer dati agli studenti e un adesivo con scritto &#8221;Falun-Kommun&#8221;).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1087.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1768\" src=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1087-300x225.jpg\" alt=\"dscn1087\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1087-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1087-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1087-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nLa lezione di Adolphson \u00e8 nell\u2019aula 219 del corridoio NA16 (dove Na sta per \u201cnatura\u201d). L\u2019insegnante mi conferma che molto spesso gli studenti cambiano aula al termine di ogni lezione. \u201cBene\u201d, penso. Hanno innanzitutto pi\u00f9 <strong>libert\u00e0 di movimento<\/strong>. Si comincia. Non si tratta di una tradizionale performance frontale, ma di una figura pi\u00f9 avanti con gli studi che fornisce linee guida chiare e di studenti che le applicano, divisi in gruppi, servendosi dei loro portatili iperconnessi, spostandosi anche in altri ambienti della scuola se lo desiderano e senza chiedere il permesso per andare in bagno. Adolphson \u00e8 un professore di storia e arte. Il compito dei suoi studenti questa volta \u00e8 preparare un\u2019esposizione critica relativa alle ultime elezioni svedesi (ipotizzare una maggioranza alternativa a quella formatasi), alle imminenti elezioni americane e al dibattito aperto sulla monarchia svedese. Si mettono tutti a lavoro e, devo dire, appaiono motivati. Forse perch\u00e9 l\u2019atmosfera \u00e8 particolarmente dialogante e conviviale. Non hanno il \u201clei\u201d. Possono andare liberamente in bagno. <strong>Non sono l\u00ec incollati a una sedia da sei ore<\/strong>. O forse anche perch\u00e9, come mi dir\u00e0 Adolphson, a partire dal secondo anno (nostro quarto anno) possono scegliere quali corsi seguire (come fossero all\u2019Universit\u00e0). Allora chi \u00e8 l\u00ec non pu\u00f2 non essere interessato a quello di cui si sta parlando.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1094.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1770\" src=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1094-300x225.jpg\" alt=\"dscn1094\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1094-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1094-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1094-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a> <a href=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1096.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1771\" src=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1096-300x225.jpg\" alt=\"dscn1096\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1096-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1096-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.matteoiammarrone.com\/public\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/DSCN1096-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019insegnante sa che la mia imminente laurea italiana in filosofia mi proietterebbe verso l\u2019insegnamento. Mi rivela allora che <strong>la filosofia non gioca un ruolo di primo piano<\/strong> nella scuola svedese, \u00e8 solo una delle materie a scelta nel secondo e terzo anno. Ma tra le materie obbligatorie del primo anno ci sono <strong>scienze sociali e religione<\/strong>. Specifica subito che si tratta di dibattiti su controverse questioni etiche (non esattamente la nostra imbalsamata IRC). Un conversare che non poggia magari su particolari basi teoriche o su citazioni pronte di autori classici, \u00e8 vero. Ma che comunque pone al centro l\u2019opinione degli studenti e la loro personale esperienza.<\/p>\n<p>Molto si potrebbe poi scrivere sul perch\u00e9 in Svezia il posto che nei licei italiani \u00e8 occupato dalla filosofia sia occupato dalla &#8221;religione&#8221; e dalle scienze sociali. Forse per via del loro amore\u00a0per\u00a0le statistiche o perch\u00e9 i loro nomi della storia del pensiero non hanno probabilmente avuto risonanza europea, o ancora perch\u00e9 le <strong>scienze sociali<\/strong> appartengono al patrimonio svedese\u00a0pi\u00f9 di quanto la filosofia appartenga al patrimonio del resto d&#8217;Europa (sin dagli anni trenta commissioni governative composte da scienziati sociali sono state determinanti nello sviluppo delle politiche per la famiglia e per le donne). Ma non \u00e8 questa la sede adatta per approfondire l&#8217;argomento. Quello che possiamo per\u00f2 affermare \u00e8 ci\u00f2\u00a0che ogni lettore si aspetterebbe: e cio\u00e8 che la scuola svedese \u00e8 molto pi\u00f9 scuola e molto meno caserma e ospedale delle nostre scuole superiori, ancorate ad un marcio presente a causa della carenza di risorse che renderebbe impossibile l\u2019attuazione di una simile idea di scuola anche qualora ci fosse la volont\u00e0. Un simile sistema educativo, infatti richiederebbe ambienti fisici e <strong>risorse di una certa entit\u00e0<\/strong> (quantitative e qualitative) al fine di sviluppare un rispettivo <strong>ambiente pedagogico<\/strong> e manipolarlo nella giusta maniera, nella direzione della <strong>partecipazione studentesca<\/strong>, dell\u2019uguaglianza di genere, di un <strong>ripensamento dell\u2019equilibrio dei poteri degli studenti e degli insegnanti<\/strong>, tutti fattori che, a dispetto di alcuni pregi come la supposta solidit\u00e0 della conoscenza teoretica, nella scuola italiana mancano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bene. Dimenticate per un attimo tutto ci\u00f2 che sapete sulla scuola. Purgate la mente di tutti quei ricordi dell\u2019infanzia e dell\u2019adolescenza che contribuiscono alla formazione del vostro concetto di scuola. Un insieme di immagini, pi\u00f9 o meno grigie. Di tensioni. Di ansie. Di compiti non fatti mangiati dal cane o dal micio. 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