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Tilda e la nostra generazione di fantasmi

Tu, guardiano di una vecchia casa per cinquanta minuti hai tentato di prenderti cura di ogni dettaglio. Hai spolverato i mobili, catalogato  libri sconosciuti, rimosso le erbacce dal giardino. La vecchia casa quasi ti rispetta e quasi ti riconosce come uno dei suoi custodi. Il fascino con cui appari e la fiducia che infondi nella padrona di casa cresce di giorno in giorno, ma nonostante ciò un giorno, un giorno durato 50 minuti, al termine dei 50 minuti, trovi la porta di ingresso sbarrata. Ti ritrovi testimone di una fretta di andar via e di cacciarti, di liberarsi di te apparentemente ingiustificata dopo tutti quegli sforzi di dolcezza e attenzione. Ti è impedito l’accesso e sulla porta al posto delle solite chiavi ci trovi una lettera che dice che il lavoro fatto fino ad allora è stato impeccabile, ma che quel lavoro al tempo stesso non fa per te, tu non fai per lei (per la casa si intende e per la sua proprietaria). Non sai spiegarti bene come quando e perché il rifiuto sia scattato: nessun vaso è stato rotto nel tentativo di pulirlo per eccesso di zelo. Una volta eri sul punto di spolverare dove non era stato richiesto, è vero. Ma ti sei subito ritratto quando la padrona ha detto no, ha negato il suo consenso. Ed è stato allora (forse) che il rifiuto è scattato, il timore di non si sa cos. Benvenuti nel mondo dei grandi che hanno visto migliaia di volte in azione ma non hanno ancora capito come funzioni la mente umana, non hanno capito nulla delle cose che può mettere in moto un singolo dettaglio: dall’ascesa di Hitler al fallimento di un dating durato solo cinquanta minuti, dalla terza guerra mondiale alla metamorfosi incontrovertibile di uno sguardo nel complesso di un incontro giudicato piacevole: la rottura, la distrazione, il precipizio verso un finale atroce dura pochi minuti, gli ultimi 10 minuti di una vita durata 50. La metafora della casa è la metafora di Tilda, la ragazza Svizzera incontrata a Göteborg nel Novembre 2018 che passò da uno stato di grazia a uno di rigetto. Tilda era delle campagne di Zurigo, ama(va) cucire costumi per bambini e per gli attori di teatro, deve aver creduto che, come Frankenstein, sarei potuto diventare un mostro se solo fosse continuata ad esserci. Ma io so che si sbagliava.

Matteo Iammarrone.

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Quest’ultima settimana…

…i nostri ormoni illecitamente iniettati nell’aria di questa stanza che ora che scrivo risulta ancora contaminata…Il tuo iphone gli ha assorbiti, si è eccitato anche lui e ha vibrato. I pezzetti del mio pigiama e delle nostre parti di intimo disseminate qua e là come turisti estivi sotto i portici di qualche bella città d’arte, era un’arte il piacere, ma un’arte superiore è l’amore……..E a gambe scoperte coi peli in esposizione universale pensavo a scrivere ed appuntare, mi portavi buon vino, seguivo il mito di scrittori e cantautori alcolizzati, evidentemente…”Siamo stufe naturali” ne eravamo convinti…e io scrivevo e appuntavo questi e altri versi..

Abbiamo perso la concezione del tempo e dello spazio questi giorni felici…e non me n’è fregato niente di prendermi rabbia dei degradi, del degrado della politica e della cultura italiana, del degrado della musica, delle bugie di San Remo e della televisione, del controllo delle menti e dei deficit rivoluzionari…questi giorni avevo te.

Oltre le Alpi…l’ultimo giorno del 2011 varcherò il confine..

L’ultimo giorno del 2011 “scapperò dall’Italia” varcando il confine e rifugiandomi fuori da questa dannata UE e dalla sua dittatura delle banche!

Come ho sempre fatto per i miei viaggetti e i miei spostamenti cercherò di rendere il tutto più avventuroso possibile e di spendere il meno possibile…

Adesso…a parte sceniche esagerazioni da blogger…passerò il mio capodanno vicino Locarno da una mia cara amica..

Tranquilli, i 1000 km non li coprirò certo praticando Trainsurfing!!!

Questo coraggio ancora non lo ho trovato! Ma viaggiare gratis?

Quante volte ci avete provato seduti nel vagone per le bici, accucciati contro la porta?
O tappati in bagno per oltre 200km?
O per i meno coraggiosi un timido “guardi.. era rotta l’obliteratrice..”?


Ecco invece come farlo con stile estremo:

Effettuato da The Trainrider. Prima che morisse di leucemia, ha passato l’ultimo anno della sua vita surfando sui treni. Ha surfato anche sui treni ad alta velocità tedeschi chiamati ICE con velocità di punta prossime ai 250mph. Nessuno lo aveva mai fatto prima. Che non sia dimenticato.
Il suo motto era: Puoi essere libero solo se non hai nulla da perdere.
R.I.P.

Presto foto, video e “poesie d’oltre confine” 🙂