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Il nascondiglio..breve racconto di ricordi passati

Lì dentro non si respirava,

per fortuna conservavo con me il mio mp3.

Lì dentro era buio, e non solo metaforicamente parlando.

Mi domandavo se il mio gesto, quella rottura dalla mia vita di tutti i giorni, quella coraggiosa ma più che altro incoscente scelta fosse stata quella giusta.

Sentivo il rumore delle forchette provenire dall’altra stanza, spostamento di piatti, utilizzo di posate e un acceso e familiare parlottare che sembrava quasi un focolaio di speranza nel freddo di Gennaio di quella notte furibonda.

Era una famiglia apparentemente felice e lei, la ragazza che ha fatto sì che tramutassi in realtà le mie fantasie più stravaganti, ne era un “pilastro reggente”.

“Ok, ma quando ritorna il “pilastro reggente”? Qui fa freddo, si sta stretti e la mia schiena è a pezzi!”

Urlavo queste parole a pensiero basso e intanto potevo origliare i loro discorsi in quanto il legno dell’armadio che circoscriveva il mio corpo non era un buon isolante.

Ogni secondo batteva lento e adesso so che quella lentezza così gravosa e superficiale è paragonabile alla lentezza del battito di un cuore all’idea di aver gettato via un amore, il mio amore. Ma questo lì dentro allora ancora non era chiaro, non era ancora chiaro che rimanere in città, prestare fedeltà a Chiara, alla ragazza che mi amava, sarebbe stata la cosa giusta, mi avrebbe reso felice.

Quando ebbi ascoltato almeno tre volte l’intera discografia dell’mp3, fu allora che l’anta fino a quel momento timidamente socchiusa si aprì. E nel volto di Anna riconoscevo la donna che mi aveva tentato, ci vedevo la donna che avevo tradito, ci vedevo il nulla e allo stesso tempo ci vedevo tutte e tre le cose assieme.

Le abbracciai le gambe quasi a voler pensare “Mea domina! Mi hai salvato!”, ma con un senso di disprezzo che trattenevo nell’inconscio e che da lì a poco sarebbe stato prossimo a liberarsi.

Quella notte assieme al fioco lume la passammo nella paura di essere scoperti..

Sfogo ermetico..

Premetto che ho un concetto molto ampio e relativo di arte.

In questo momento ho più io dentro di tutti gli scarti dei magazzini degli impianti industriali di tutto l’occidente di conseguenza mi sfogo un po’ e se siete amanti della poesia ermetica e/o vi piace divertirvi con le parole sarete allietati da questo mio improvvisare:

Beviamo tutti i fiumi e rispunteremo da ogni valle

dei monti più bassi dell’Oceano Atlantico

o dalla pentola della tua pasta affittata

lunga 100 km che si cucina in otto ore

grazie agli imprenditori distrutti

dai nostri occhi di criptonite

 

Proprio come gli aerei per Palermo

o come noi, lasciati a prendere freddo

sotto le sere romane annegati e ubriachi

nel tratto di Tevere vicino a Trastevere,

noi, favolosi spettatori del transito celeste,

lontani dai grigi cieli di regina caeli.

 

Non ti proteggeranno le guardie,

ma i guardiani dei sogni e quelli dei gard rail.

E per mangiare useremo i nostri cuori

sbattuti 706 volte, triturati, fatti a pezzetti

e dopo reimpastati aggiungendo ogni volta

odiose illusioni, illudente odio e udibile violenza.

 

Tutto è progetto volto a migliorare e amalgamare

l’impasto, per poter dopo dieci anni sputare i resti

dei ritagli rimasti raggomitolati in gomitoli di stomachi

e sciolti dalle paventate piogge acide

M.Iammarrone