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L’Alternanza-Scuola lavoro e l’idea di scuola diseguale già fallita in Svezia

Riporto di seguito un mio contributo per Lavocedellelotte.it riguardante un possibile parallelismo tra alcune ambiguità della scuola svedese e le chiare intenzioni della Buona Scuola e dell’Alternanza Scuola Lavoro promossa e propagandata a gran voce dai governi liberisti di PD & friends.  

La scuola svedese vive una grande contraddizione. Se da un lato, come ampiamente evidenziato un anno fa sul mio blog, è un modello inimitabile in quanto a comfort e modernità degli ambienti, libertà di movimento degli studenti, assenza di gerarchie e interessanti elementi di welfare (libri e mensa gratuiti per tutti), dall’altro i contenuti dell’insegnamento, che sono poi la sostanza più viva dell’istruzione stessa, soffrono di quella che potremmo definire una grave patologia “ideologica”: sono infatti perlopiù orientati a fini utilitaristici. E quando dico “utilitaristici” mi riferisco a un particolare tipo di utilitarismo: non al (condivisibile) utilitarismo di Bentham, né a quello che nei dilemmi etici suggerisce di sacrificare un minor numero di persone per salvarne un maggiore, ma a quello molto specifico del mercato e dell’economia. Sebbene il pragmatismo scandinavo sia rinomato e abbia radici profonde, dai racconti degli svedesi più anziani mi è parso di capire che solo negli ultimi anni c’è stata una forte accelerazione in questa direzione, verso un tipo di pragmatismo-utilitaristico specifico del mercato. (C’era un tempo in cui nella scuola svedese, ad esempio, si studiavano le poesie e le opere di Strindberg. Oggi le cose sono cambiate. Perché ti chiedono: a cosa serve studiare i drammi di Strindberg?).

E veniamo all’Italia. Quello che potrebbe succedere a breve, e sta già succedendo con la famigerata Alternanza Scuola-Lavoro lo evidenzia lo storico Alessandro Barbero in un video circolato nelle scorse settimane su FB e che vale la pena di ascoltare:

(*In caso di problemi nella visione del video cliccare su questo link: https://www.facebook.com/ironmatteo/videos/10215533912729748/?pnref=story)

Il rischio è davvero quello di peggiorare i contenuti dell’insegnamento orientandoli ai fini del mercato e all’ossessione di ciò che è utile nell’imminente, senza al tempo stesso intervenire (ed anzi totalmente ignorando!) quelli che sono i veri problemi della scuola italiana, come l’accessibilità e la gratuità, l’inclusione, il welfare, le condizioni delle strutture, gli eccessivi formalismi e la verticalità dell’insegnamento. Lascio da parte il dibattito se sia possibile conciliare la “libertà” e il welfare della scuola svedese con i contenuti (più complessi e articolati) e la didattica della scuola italiana (a mio parere lo è, ma non è questo il tema principale dell’articolo). Quello che invece è importante sottolineare è come l’Alternanza Scuola-Lavoro e la Buona Scuola, imitando il resto d’Europa (la Svezia inclusa) e impoverendo perciò la scuola di ciò che è “inutile”, mettono in discussione la sua funzione sociale di “livellamento” e diffusione della conoscenza tra le masse, ottenendo l’effetto di relegare la cultura e la conoscenza a un elitè (segnando quindi un ritorno al passato, a ciò che era stato prima della diffusione dell’istruzione di massa). In Svezia in un certo senso questo succede già: l’accessibilità di scuola e università è sì garantita a tutti e tutte, il loro welfare è sì invidiabile, ma la loro qualità in termini di carenza di “inutile” relega spesso alle esperienze e al bagaglio dei singoli e delle loro famiglie la maggior parte delle “stimoli” più importanti. Credo che tutto ciò applicato al contesto italiano, dove la povertà assoluta e relativa è più elevata che in Svezia e dove molti meno hanno case piene di librerie e molti meno viaggiano, potrebbe avere, sul lungo periodo, conseguenze catastrofiche in termini di (ulteriore) allargamento della forbice della disuguaglianza.

Io osservatore in una scuola superiore svedese

Coming back at school. My dear, hatred school. Barracks, prisons, schools also here,

prisoners in better conditions but prisoners.

I’m beginning my experience as observer in a Swedish high school.

This famous Swedish socialdemocratic system…

Observing how socialdemocratic citizens are growing up…

Qualche pensiero polemico buttato lì su facebook per dire che tra qualche giorno entrerò come osservatore (vogliamo dire “tirocinante”?) in una scuola superiore svedese (un “gymnasiet”), in quanto studente del corso di Swedish Educational System (Sistema educativo svedese).

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Dalla scuola sono fuggito scottato e nella scuola torno per crescere, ma in un’altra veste, molto distante dalla prima in un posto totalmente diverso da quello della mia infanzia e dalla mia adolescenza. Per la fortuna e la serenità dei ragazzi e delle ragazze. Almeno credo.

Il suddetto corso culminerà con un paper di raffronto tra il Sistema educativo italiano e quello svedese. Mi prometto di non fare sconti a nessuno nei miei giudizi. Non all’Italia, ma nemmeno alla Svezia. Una mia prof delle superiori diceva che eravamo fortunati, che le superiori erano un ambiente protetto. Non sono d’accordo. Mi sento molto più protetto ora che sono trattato alla pari in un posto in cui gli studenti sono trattati alla pari, come soggetti pensanti e degni di opinioni che contano. Questo almeno dicono i loro testi che sto studiando. Da Martedì faro il possibile per verificarlo, scovare i punti deboli e suggerire miglioramenti. Resta comunque una scuola la loro molto connessa e impregnata della loro idea di società, che è quella socialdemocratica e radical-chic-attraente. Che però proprio perhé socialdemocratica e non (ancora) socialista seppure potenzialmente garantisce a tutti e tutte una vita dignitosa, ha tanto del marcio del consumismo e dell’americanismo più avvilente.