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Non si esce sani dagli anni dieci recensito e alcune riflessioni

Non si esce sani dagli anni dieci è come un affresco di questo primo decennio del duemila e l’autore, nonostante la sua giovane età, ha le idee ben chiare. Il presente è un fallimento, ma c’è un futuro che ci aspetta. Matteo è giovane, corre, le sue poesie corrono forse verso questa unica certezza. I versi sono brevi, concisi, scorrevoli. A volte sono quasi un urlo, che non tutti sentono. Sono anni turbolenti, anni di crisi, di trasformazioni, i nostri, e il poeta vive tutto questo “dal di dentro” e non “dal di fuori”, per questo le sue composizioni sono cariche di vita, vissute, metropolitane, sono scorci di presente.

L’altrove. Appunti di poesia

Questo scrive del mio ultimo libro, Non si esce sani dagli anni dieci (L’oceano nell’anima ed.), lo stimatissimo blog “L’altrove – appunti di poesia“. Sperando vi abbia incuriosito vi segnalo i prossimi appuntamenti in cui Non si esce sani dagli anni dieci verrà letto, discusso, performato e, in ultima stanza, presentato: castello ducale di Torremaggiore (FG) il 3 Gennaio 2017 e biblioteca comunale di Falun (Dalarna, Svezia, in versione bilingue italiano e svedese) in una data ancora da definire. In ogni caso per maggiori informazioni e per seguire le presentazioni cliccate su Eventi.

Un’ammissione devo farla però. Sento sempre come una forzatura fissare le mie poesie in un file word e mandarle in stampa raccogliendole in un libro. Penso sia un sentimento comune, a maggior ragione con un lavoro così “giovanile” e peccatore e certo ancora immaturo stilisticamente. Ma sono uno che non ha paura di sfiorire in fretta perché sente di avere steli a sufficienza, e allora vi faccio leggere anche cose che so riterrò obsolete un mese dopo averle fissate sulla pagina. Rileggendo Non si esce sani dagli anni dieci,  infatti mi accorgo che il lettore disattento potrebbe lamentarsi dell’assenza di una trama coerente, di termini osceni, di passaggi incomprensibili. Il fatto è che io nel libro corro, come nei miei viaggi. E nel correre essenzialmente me ne fotto del lettore. Perché al lettore non ci tengo particolarmente. Per questo il libro sembra quasi un prodotto cinico e irrispettoso verso il lettore che se fosse anch’egli sbadato lo vedrebbe brutto. E forse è brutto. Ma nella sua non bellezza sta la bellezza. La bellezza della corsa e della disattenzione. A tratti questo libro è rude: lo riconosco. A tratti romantico, ma sempre in maniera inaspettata. Se il significante sembra travolgere il significato e l’attenzione al soggetto-lettore è così poco presente è perché questi abusi, queste violenze sono quelle di tutti i giorni, sono gli abusi e le violenze di un’epoca, della nostra epoca di alienazione, strapotere di un linguaggio svuotato ed esibizionismo individualista. Non dovrebbe allora essere brutto questo libro, ma piuttosto familiare. Il lettore, secondo me, non dovrebbe avere aspettative consolatorie dal libro stesso, ma prenderlo tra le mani come si prenderebbe una cosa che sappiamo esiste ma di cui non vogliamo sapere l’esistenza, ma che tuttavia ci attrae perché disturba. Qualcuno me l’ha detto e io non mi pento: il libro appare disturbante perché sfida tutto e tutti e se ne fotte della sensibilità del lettore. Consideratelo fonte d’estasi sodomita, una frustata dove piacere e dolore corrono assieme e ci vediamo alle presentazioni.

M.Iammarrone

Il nascondiglio..breve racconto di ricordi passati

Lì dentro non si respirava,

per fortuna conservavo con me il mio mp3.

Lì dentro era buio, e non solo metaforicamente parlando.

Mi domandavo se il mio gesto, quella rottura dalla mia vita di tutti i giorni, quella coraggiosa ma più che altro incoscente scelta fosse stata quella giusta.

Sentivo il rumore delle forchette provenire dall’altra stanza, spostamento di piatti, utilizzo di posate e un acceso e familiare parlottare che sembrava quasi un focolaio di speranza nel freddo di Gennaio di quella notte furibonda.

Era una famiglia apparentemente felice e lei, la ragazza che ha fatto sì che tramutassi in realtà le mie fantasie più stravaganti, ne era un “pilastro reggente”.

“Ok, ma quando ritorna il “pilastro reggente”? Qui fa freddo, si sta stretti e la mia schiena è a pezzi!”

Urlavo queste parole a pensiero basso e intanto potevo origliare i loro discorsi in quanto il legno dell’armadio che circoscriveva il mio corpo non era un buon isolante.

Ogni secondo batteva lento e adesso so che quella lentezza così gravosa e superficiale è paragonabile alla lentezza del battito di un cuore all’idea di aver gettato via un amore, il mio amore. Ma questo lì dentro allora ancora non era chiaro, non era ancora chiaro che rimanere in città, prestare fedeltà a Chiara, alla ragazza che mi amava, sarebbe stata la cosa giusta, mi avrebbe reso felice.

Quando ebbi ascoltato almeno tre volte l’intera discografia dell’mp3, fu allora che l’anta fino a quel momento timidamente socchiusa si aprì. E nel volto di Anna riconoscevo la donna che mi aveva tentato, ci vedevo la donna che avevo tradito, ci vedevo il nulla e allo stesso tempo ci vedevo tutte e tre le cose assieme.

Le abbracciai le gambe quasi a voler pensare “Mea domina! Mi hai salvato!”, ma con un senso di disprezzo che trattenevo nell’inconscio e che da lì a poco sarebbe stato prossimo a liberarsi.

Quella notte assieme al fioco lume la passammo nella paura di essere scoperti..

I bravi poeti non sono bravi poeti

bensì persone fortunate che per merito o per caso riescono a cogliere gli impulsi di ispirazione che gli vengono dalle loro esperienze…provate a scappare di casa, ammazzare qualcuno, lanciarvi con un paracadute da un aereo, visitare una città nuova, dormire in una stazione abbandonata, fare una rapina(Con tutto ciò’ che questo comporta: organizzazione, fuga), tradire il vostro partner ecc. .ecc.. e poi vediamo se non siete in grado di scrivere una bella poesia

Ps. Ovviamente questo vale per il 70 % …il restante 30 % è dovuto sicuramente alle capacità poetiche ( conoscenza ed uso della lingua, conoscenza ed uso delle figure retoriche, tecnica, stile e inventiva)