Incubo numero zero

Da un calcolatore universale con sede nottetempo nei cervelli di tutti
ammassati in una valle di Silicone
sono stato condannato a scegliere in quale incubo vivere.

Incubo numero uno: un sole che non accarezza mai,
andirivieni di ombre scure i cui gesti fanaticamente mondani suggeriscono
abissi negli occhi,
sguardi che non sono vuoti,
ma piuttosto semplicemente assenti,
e se anche fossero presenti non sarebbero umani.

Incubo numero due: la nuova normalità non si è ancora affermata,
ma ci ha promesso di essere peggiore delle precedenti.
Come farò, disarmato, ad affrontare città irriconoscibili?
Città dell’incubo numero due,
private di fiumi, storie e baci, città diventate invisibili,
tramutate in quelle dell’incubo uno: gusci assimilati alla mondanità minimalista e iper-pragmatista dell’incubo numero uno.

(Un sogno al cubo può diventare un incubo).

Da una realtà calcolatrice sono state condannato a scegliere in quale di questi due incubi vivere.
Che scelga il primo o che scelga il secondo,
il ruggito della natura non mi darà scampo,
come raggiunge tutti, raggiungerà anche me,
in una terra di mezzo dove l’ospedale psichiatrico in cui sarò rinchiuso nel 2050 sarà travolto da un meteorite o un’inondazione e sarò salvato per un pelo da un mio pronipote che avrà viaggiato
in visita da un futuro in cui ci sarà
sete di saggezza, lingue, conoscenze, storie e filosofie
e allora sarò tra i pochi a ricordare a memoria
questa
e altre poesie.

Matteo Iammarrone.

Untitled

 

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Ci siamo appassionati agli ultimi per strada
a coloro che gli davano voce,
Pasolini Pier Paolo, Lorca Garcia Federico.
Che non lasciavano nelle polveri sottili
marcire le violenze degli ultimi dimenticati.

Quando abbiamo cominciato ad assomigliargli
abbiamo smesso di credere
che fosse possibile prenderci cura di noi stessi,
senza un Dio,
senza uno Stato,
un Partito vero o uno stipendio dove va l’uomo o la donna o il transgender moderno?

Privato della capacità di riconoscere gli squarci,
di distinguere uno schiaffo da una carezza,
un urlo di dolore da un orgasmo,
di dormire all’aperto per imparare a nominare la notte e i suoi corridoi di pianti
e eserciti di lupi furiosi,

di curarsi i ginocchi sbucciati,
di rialzarsi dopo essere caduto in una buca,
le lamiere, la penna, la spada e la fetta di letto che aizza i pensieri,
la fetta di torta che li vizia.

L’odio come frutto acerbo
e la stanchezza come conseguenza logica spalano via con forza meccanica
ogni alito di calore dal melodramma
ogni traccia di espressione poetica dalla tragedia,
ogni artificio raffinato dai discorsi,
ogni briciola di stelle dai manici delle chitarre scordate.

Ogni memoria di quel giorno in cui la notte fu passata altrove,
all’ombra di palme sotto cui case variopinte
furono visti scintillare i colori di tutte le ferite che ci eravamo procurati,
di tutti i giorni in cui era stata illusa dalle agenzie turistiche
che una serenità costante in un cielo sempre uguale le avrebbe riequilibrato l’umore.

Tutte le notti passate ad ignorare le corde delle emozioni così come quelle più tangibili degli strumenti
e i colori variopinti delle ferite che continuavano a scorrere a confondere la monotonia ottusa di un mediterraneo furioso e piatto come il suo corpo sbirciato dalla luna.

Nessuna terapia li avrebbe fermati,
non un cambio di idioma
non una nuova rotta nell’imperdonabile ingenuità di poter essere radicalmente altro altrove.

Granada, 20/07/2018.

Everybody’s heart day

(A poem about the attempt to write a poem).

Under alla hjärtansdag

as well as all the other days

I’m going to tell you about an extraordinary experience.

It’s about heart, but it’s not a disease. It’s a trip, but it’s not a transplantation.

It’s not waiting and it’s now, present, past and freedom.

One doesn’t have to book, but it’s not a desperate boat crossing of bloody sea.

It’s not socialism either, there so much to fight, attention to pay to.

Normally, the rules of the world we run on, the miserable greatness and wide narrowness of the history of the words we conceal ourselves behind, would not allow such an experience to be told.

However, today some lines are emerging from my chest

as strangling rebels of an impossible cause

they long for a square where protesting, shouting and resting…

it’s called “Matteo’s pappertorg:

A space where everybody has their own bush-universe to laugh, to kiss, to smile or to be shy.

While the pen is leading me I feel I’m going to disappear kidnapped by room’s wall and transported where poets with no order in mind and no paper to cry on find some rest.

But I’m still here, and the lines will continue to strive for their space on the square of the page,

accomplishing the task of telling what is unspeakable: both of you, two diverse summers

exploding in the same geographical corner, my room.

One’s blondness, the other one’s passion as two comets burning my room’s dark skies, bodily presence of an heaven untouched by global warming and acid rains

It’s not watching over us, it’s not watching over you, you are watching over it, placed, as you are, from the top of my tongue, spicy is the taste of such an extraordinary match of hearts.

And old goddesses that we believed to be death now call us from the depth of the wood,

providential spies challenging the patience of the last layer of ice

make photos of our disappearing, they will be sold to spectators whose tongues will be one day your new party’s carpet, but this is just another story, just another chapter of the plotless novel accompanied by Rimmel.

Let’s grab my throat instead. Let’s grab it in a blink of eternity.

Let’s grab my throat to celebrate the certainty of defeat, as a port that tomorrow will exist between two wars that yesterday were safely far.

As a political revolution,

as the struggle of Feelings on this page,

the ongoing party less party in Matteo’s Pappertorg, nobody knows what everybody is doing but everybody’s heart shape has been printed on a bronze like Branting’s proud face.

Perhaps to show that Beauty is not God, Beauty does exist. And it can be still expressed, out of nothing, out of banality. All of this is enough to imagine, I told you my experience, I told you about the lovers’ love that you though it could not be told because how would you describe a walking in the forest? A Landscape where one of your mouths scratched the surface I look at it. As a sculptor I look at the public monument I contributed to create and whether beneath the surface is growing joy or pain it is not a worry of these lines today.

Matteo Iammarrone.