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Everybody’s heart day

(A poem about the attempt to write a poem).

Under alla hjärtansdag

as well as all the other days

I’m going to tell you about an extraordinary experience.

It’s about heart, but it’s not a disease. It’s a trip, but it’s not a transplantation.

It’s not waiting and it’s now, present, past and freedom.

One doesn’t have to book, but it’s not a desperate boat crossing of bloody sea.

It’s not socialism either, there so much to fight, attention to pay to.

Normally, the rules of the world we run on, the miserable greatness and wide narrowness of the history of the words we conceal ourselves behind, would not allow such an experience to be told.

However, today some lines are emerging from my chest

as strangling rebels of an impossible cause

they long for a square where protesting, shouting and resting…

it’s called “Matteo’s pappertorg:

A space where everybody has their own bush-universe to laugh, to kiss, to smile or to be shy.

While the pen is leading me I feel I’m going to disappear kidnapped by room’s wall and transported where poets with no order in mind and no paper to cry on find some rest.

But I’m still here, and the lines will continue to strive for their space on the square of the page,

accomplishing the task of telling what is unspeakable: both of you, two diverse summers

exploding in the same geographical corner, my room.

One’s blondness, the other one’s passion as two comets burning my room’s dark skies, bodily presence of an heaven untouched by global warming and acid rains

It’s not watching over us, it’s not watching over you, you are watching over it, placed, as you are, from the top of my tongue, spicy is the taste of such an extraordinary match of hearts.

And old goddesses that we believed to be death now call us from the depth of the wood,

providential spies challenging the patience of the last layer of ice

make photos of our disappearing, they will be sold to spectators whose tongues will be one day your new party’s carpet, but this is just another story, just another chapter of the plotless novel accompanied by Rimmel.

Let’s grab my throat instead. Let’s grab it in a blink of eternity.

Let’s grab my throat to celebrate the certainty of defeat, as a port that tomorrow will exist between two wars that yesterday were safely far.

As a political revolution,

as the struggle of Feelings on this page,

the ongoing party less party in Matteo’s Pappertorg, nobody knows what everybody is doing but everybody’s heart shape has been printed on a bronze like Branting’s proud face.

Perhaps to show that Beauty is not God, Beauty does exist. And it can be still expressed, out of nothing, out of banality. All of this is enough to imagine, I told you my experience, I told you about the lovers’ love that you though it could not be told because how would you describe a walking in the forest? A Landscape where one of your mouths scratched the surface I look at it. As a sculptor I look at the public monument I contributed to create and whether beneath the surface is growing joy or pain it is not a worry of these lines today.

Matteo Iammarrone.

Non si esce sani dagli anni dieci recensito e alcune riflessioni

Non si esce sani dagli anni dieci è come un affresco di questo primo decennio del duemila e l’autore, nonostante la sua giovane età, ha le idee ben chiare. Il presente è un fallimento, ma c’è un futuro che ci aspetta. Matteo è giovane, corre, le sue poesie corrono forse verso questa unica certezza. I versi sono brevi, concisi, scorrevoli. A volte sono quasi un urlo, che non tutti sentono. Sono anni turbolenti, anni di crisi, di trasformazioni, i nostri, e il poeta vive tutto questo “dal di dentro” e non “dal di fuori”, per questo le sue composizioni sono cariche di vita, vissute, metropolitane, sono scorci di presente.

L’altrove. Appunti di poesia

Questo scrive del mio ultimo libro, Non si esce sani dagli anni dieci (L’oceano nell’anima ed.), lo stimatissimo blog “L’altrove – appunti di poesia“. Sperando vi abbia incuriosito vi segnalo i prossimi appuntamenti in cui Non si esce sani dagli anni dieci verrà letto, discusso, performato e, in ultima stanza, presentato: castello ducale di Torremaggiore (FG) il 3 Gennaio 2017 e biblioteca comunale di Falun (Dalarna, Svezia, in versione bilingue italiano e svedese) in una data ancora da definire. In ogni caso per maggiori informazioni e per seguire le presentazioni cliccate su Eventi.

Un’ammissione devo farla però. Sento sempre come una forzatura fissare le mie poesie in un file word e mandarle in stampa raccogliendole in un libro. Penso sia un sentimento comune, a maggior ragione con un lavoro così “giovanile” e peccatore e certo ancora immaturo stilisticamente. Ma sono uno che non ha paura di sfiorire in fretta perché sente di avere steli a sufficienza, e allora vi faccio leggere anche cose che so riterrò obsolete un mese dopo averle fissate sulla pagina. Rileggendo Non si esce sani dagli anni dieci,  infatti mi accorgo che il lettore disattento potrebbe lamentarsi dell’assenza di una trama coerente, di termini osceni, di passaggi incomprensibili. Il fatto è che io nel libro corro, come nei miei viaggi. E nel correre essenzialmente me ne fotto del lettore. Perché al lettore non ci tengo particolarmente. Per questo il libro sembra quasi un prodotto cinico e irrispettoso verso il lettore che se fosse anch’egli sbadato lo vedrebbe brutto. E forse è brutto. Ma nella sua non bellezza sta la bellezza. La bellezza della corsa e della disattenzione. A tratti questo libro è rude: lo riconosco. A tratti romantico, ma sempre in maniera inaspettata. Se il significante sembra travolgere il significato e l’attenzione al soggetto-lettore è così poco presente è perché questi abusi, queste violenze sono quelle di tutti i giorni, sono gli abusi e le violenze di un’epoca, della nostra epoca di alienazione, strapotere di un linguaggio svuotato ed esibizionismo individualista. Non dovrebbe allora essere brutto questo libro, ma piuttosto familiare. Il lettore, secondo me, non dovrebbe avere aspettative consolatorie dal libro stesso, ma prenderlo tra le mani come si prenderebbe una cosa che sappiamo esiste ma di cui non vogliamo sapere l’esistenza, ma che tuttavia ci attrae perché disturba. Qualcuno me l’ha detto e io non mi pento: il libro appare disturbante perché sfida tutto e tutti e se ne fotte della sensibilità del lettore. Consideratelo fonte d’estasi sodomita, una frustata dove piacere e dolore corrono assieme e ci vediamo alle presentazioni.

M.Iammarrone