Incubo numero zero

Da un calcolatore universale con sede nottetempo nei cervelli di tutti
ammassati in una valle di Silicone
sono stato condannato a scegliere in quale incubo vivere.

Incubo numero uno: un sole che non accarezza mai,
andirivieni di ombre scure i cui gesti fanaticamente mondani suggeriscono
abissi negli occhi,
sguardi che non sono vuoti,
ma piuttosto semplicemente assenti,
e se anche fossero presenti non sarebbero umani.

Incubo numero due: la nuova normalità non si è ancora affermata,
ma ci ha promesso di essere peggiore delle precedenti.
Come farò, disarmato, ad affrontare città irriconoscibili?
Città dell’incubo numero due,
private di fiumi, storie e baci, città diventate invisibili,
tramutate in quelle dell’incubo uno: gusci assimilati alla mondanità minimalista e iper-pragmatista dell’incubo numero uno.

(Un sogno al cubo può diventare un incubo).

Da una realtà calcolatrice sono state condannato a scegliere in quale di questi due incubi vivere.
Che scelga il primo o che scelga il secondo,
il ruggito della natura non mi darà scampo,
come raggiunge tutti, raggiungerà anche me,
in una terra di mezzo dove l’ospedale psichiatrico in cui sarò rinchiuso nel 2050 sarà travolto da un meteorite o un’inondazione e sarò salvato per un pelo da un mio pronipote che avrà viaggiato
in visita da un futuro in cui ci sarà
sete di saggezza, lingue, conoscenze, storie e filosofie
e allora sarò tra i pochi a ricordare a memoria
questa
e altre poesie.

Matteo Iammarrone.

Il Fertility Day dalla Svezia: viene da Marte?

Dalla Svezia la campagna sul Fertility day messa in atto dal Ministro Lorenzin un mesetto fa suona come poco meno che una provocazione a quei giovani che vorrebbero mettere su famiglia e poco più che un ingenuo paradosso. In Scandinavia qualsiasi ministro di qualsiasi dicastero si guarderebbe bene dal lanciare una campagna meramente propagandistica (fallendo peraltro anche nella stessa comunicazione). Una campagna basata su slogan e concetti ripescati dal Ventennio e soprattutto priva di basi che la rendano credibile e difendibile. Il dubbio gusto e la viltà del conformismo spicciolo e banale che si nasconde dietro la contrapposizione delle due immagini di chi vive una vita sana e si riproduce e chi è nero e fuma canne e non fa figli, non merita nemmeno di essere commentato. Ma facciamo finta sia stato un problema di trasmissione agli uffici operativi (anche se ne dubito fortemente). Facciamo finta che sia stata incompetenza in ambito di comunicazione. Mettiamo anche da parte la questione della discriminazione delle famiglie non eteronormate che potrebbe nascere da una simile campagna. Chiudiamo un’occhio (solo temporaneamente sia chiaro) su tutto questo. Anche dal punto di vista del piccolo mondo della Lorenzin e di chi la segue, anche volendosi fare una famiglia alla “vecchia” maniera insomma, come riuscire nell’impresa resa immane dalle condizioni oserei dire drammatiche di un Paese quale l’Italia? Dov’è infatti il Welfare State necessario per motivare i cittadini a riprodursi (ammesso che una donna voglia farlo)? Ammesso che in un Paese come l’Italia sia mai esistito, la risposta è che l’hanno mangiato a colpi di tagli allo stato sociale e privatizzazioni più o meno tutti I governi degli ultimi decenni, anche e soprattutto lo stesso governo Renzi di cui Lorenzin è ministra, contribuendo a rendere l’Italia e il Mezzogiorno in particolare un Paese invivibile sopratutto per i giovani, i principali destinatari della campagna in quanto coloro che più degli altri si trovano in età riproduttiva. Come sarebbe stata strutturata una campagna del genere in un Paese come la Svezia? Facciamo un esempio storico. Nei lontani anni trenta quando in Italia c’era il fascismo, in Svezia cominciò il quarantennio ininterrotto di governi socialdemocratici e la costruzione dell’invidiato Welfare State svedese: gli scienziati sociali delle commissioni governative dettavano le politiche sociali e il governo, nella maggior parte dei casi, le trasformava in legge. Si era registrato un decremento delle nascite, gli esperti  governativi ne investigarono le ragioni e scoprirono che una delle cause era probabilmente la disoccupazione; inoltre i nuovi assetti familiari dovuti all’industrializzazione avevano incrinato I rapporti tra uomo e donna costringendo l’uomo ad allontanarsi dal focolare domestico per trascorrere in fabbrica l’intera giornata di lavoro. Come risolvere? Incrementando la gender equality (l’uguaglianza di genere, una differenza quella tra genere e sesso entrata nel senso comune svedese molto prima che in Italia se ne cominciasse anche solo a parlare e che i talebani nostrani gridassero allo scandalo). Si preoccuparono allora di studiare politiche volte ad immettere la donna (relegata alla domesticità) nel mercato del lavoro ed incrementare le condizioni di vita delle famiglie e dei bambini. Una delle misure fu anche quelle di controllare la sessualità della popolazione scoraggiando i poveri ad avere altri figli attraverso una prima forma di educazione sessuale, inoltre sempre negli anni ‘30 fu legalizzato l’aborto per certi casi particolari. Dopo aver studiato una serie di simili misure, magari accordate con un team di esperti veri e “disinteressati”, è possibile avere le carte per permettersi di dire ai cittadini “Bene, ora potete riprodurvi”. Ma in ogni caso bisognerebbe sempre aggiungere “Se volete”. Perché così come è stato ridefinito il concetto di infanzia negli ultimi decenni, qui in Svezia più che altrove, è stato ridefinito quello di maternità e di paternità. I vecchi ruoli imposti sono stati infranti. Gli individui liberati dal peso di essi. Le donne per realizzarsi non devono più fare necessariamente figli. Gli uomini per realizzarsi non devono più portare necessariamente il pane a casa. La Svezia è al quarto posto per uguaglianza di genere. L’Italia al sessantanovesimo (WEF), e dalla crisi (guarda caso) la disparità salariale è aumentata. Se il Sud fosse un Paese a se le cose starebbero ancora peggio. La disoccupazione giovanile sfiora il 40% (Istat) e se talvolta scende è per lavori ultraprecari o addirittura non retribuiti. In Italia si muore in ospedale a causa degli obiettori di coscienza, al Sud ci sono regioni in cui il diritto all’aborto è garantito solo dal 10% dei medici (Il Molise ad esempio ha il 93% di obiettori, la Puglia l’86%). In Svezia non è prevista l’obiezione. In Inghilterra è prevista, ma solo il 10% dei medici si rifiuta di praticare aborti. Il rapporto della banca HSBC sostiene inoltre che la Svezia sia il miglior Paese al mondo in cui crescere un figlio, l’Italia si piazza al trentaduesimo (dopo Turchia e Peru). Sono tutti numeri che riguardano donne e famiglie. Certamente numeri statistici, ma significativi per accorgersi che in un simile Paese la campagna della Lorenzin sembra provenire da Marte, più precisamente dal teatrino comico-marziano diretto da Skofic e Guzzanti.

Attenzione, attenzione, guerra civile per l’imprenditore…

Questo è tanto, questo è troppo. Parlerò un po’ di politica istituzionale, fingerò dunque di credere che le istituzioni all’interno di questo sistema servino a qualcosa. Fingerò di credere che la politica conti qualcosa e che non sia soggetta, come invece è nella realtà, dai poteri economici. Prime domande: ma gli italiani che razza di gente sono? Specialmente quelli che votano il PD credendo di votare un partito di sinistra e votano il PDL credendo di votare un partito di destra che razza di gente sono? Possibile che in vent’anni non abbiate ancora capito che l’avvento del berlusconismo ha completamente stravolto la dialettica sinistra riformista-destra liberale? Berlusconi non è di destra (nè tanto meno è un liberale). Il PD non è di sinistra (nè tanto meno riformista, anzi è un partito ultraconservatore nella forma e completamente vuoto nei contenuti).

Per non parlare dell’Unione Europea e delle sue politiche economiche imposte che hanno ulteriormente azzerato la possibilità dello svolgersi di questa “classica” dialettica a cui ho appena fatto riferimento. Assodato dunque che il PD non ha idee (né tanto meno idee di sinistra, ma è solo un braccio delle politiche UE) ed il PDL è un partito personale che non ha colore, ma è semplicemente l’estensione della proprietà privata del signorino B. ed è nato non per il “bene del Paese”(che poi quando si dice “Paese” a quale parte del Paese ci si riferisce?), ma per il Bene del signorino B. e della sua sporca congrega mi domando che senso abbia per l’opinione pubblica, i giornalisti e i politici continuare ad interessarsi (ipocritamente, e talvolta a lucrare) sulla faccenda facendo ancora credere che ci sia differenza tra PD e PDL, indignandosi o esultando per la condanna in Cassazione, parlando ancora di questo esserino e non dei problemi veri. Quanto miseri possono essere coloro i quali vedono ancora in B. un salvatore o anche solo un “discriminante” politico? Quanto miseri? Guarda caso sono coloro i quali si sentono rappresentati da lui, coloro i quali lo invidiano o coloro i quali si incolleriscono se non viene condannato, ecco i suoi elettori e i suoi nemici chi sono! Ecco perché i suoi elettori e i suoi nemici sono così, come lui: volgari, rozzi, pregiudiziosi, mediamente di bassa cultura e solitamente inclini al populismo gretto e all’anticomunismo più cieco e feroce che sa di “caccia alle streghe” (sì, avete letto bene, berlusconiani e antiberlusconiani “giustizialisti” sono due volti della stessa medaglia).

E…attenzione, attenzione…

Bondi (noto fido di B.) oggi ha dichiaro  “rischia davvero una forma di guerra civile dagli esiti imprevedibili per tutti”.

Bene! Bene! Bene! A tutti noi che ogni giorno lottiamo per stravolgere questo sistema l’accostamento della parola guerra e della parola civile ci fa, come minimo, battere il cuore, fa battere il cuore a chi è stanco di subire le vessazioni del proprio padrone, a chi vengono negati anche diritti di base (come quello a casa) e poi (intellettualmente parlando) a chi è a conoscenza di certe “nefandezze sistemiche”…ma c’è qualcosa che non torna: ci rendiamo conto che gli italioti non sono andati in piazza per il vergognoso acquisto di strumenti di morte quali i cacciabombardieri (comprati con 20 Miliardi delle loro tasse in un momento in cui vengono chiesti loro sacrifici), non sono andati in piazza per la chiusura di grandi fabbriche, la perdita di posti di lavoro e di diritti, non sono mai andati in piazza in massa a Roma per chiedere la fine del vergognoso e inutile progetto TAV Torino-Lione, non sono andati in piazza per la truffa del debito pubblico che ci strangola, per le banche private, per il signoraggio bancario, per l’inciucio PD-PDL e vanno in piazza o anche solo si indignano così tanto per la condanna ad un (im)prenditore per giunta anche volgarotto e saccente? Svegliatevi! Dov’è la dignità che da esseri umani dovreste avere? Ma dove siete cresciuti? Da dove venite? Non avete mai letto il significato della parola dignità? Non avete mai assaporato l’essenza della libertà ?(quella vera, eh)