Una guerra mai lampo

Aggregato di mosche

riproduzione come unione di due utenti infelici che scaricano dal grembo

e installano nella rete del mercato un terzo utente infelice

Morte delle funzioni biologiche che soddisfano

la fame degli amori

Freddo come nell’Alaska che non vedrai

o che vedrai nei diorama dei musei che permetterti non potrai più

Remittenza ad abbracciare

un abito sconosciuto

uno stile di vita altro,

ad abbracciare me e i miei guai e le

Diserzioni dall’università che lavoro non dà e non spaventa i cronisti tristi

e lavoro non dà e non spaventa i cronisti tristi e sempre più disinteressati e tristi.

L’autolesionismo, prassi consolidata, strategia politica degli ultimi compagni rimasti

Ammutinamento di pochi

singoli consumatori dalle corsie dei corpi e della forza lavoro delle grandi distribuzioni

la mia Prigionia in quest’aula studio al di fuori della tua portata,

dentro le mura, dietro la tua strada è una prigionia

che non mi ripagherà mai

di quello che mi spetta.

M.Iammarrone

Lettere matrimoniali, il nuovo romanzo-rivelazione di Claudio Lolli

“…C’è rimasto forse un gene della nostra gioventù, contro tutto e contro tutti,  qualche residuo di cattolicesimo, suorina e crocerossina mia, qualche afflato di violenza politica. Ci è rimasto qualcosa…Romantico e perdente come me, certo, ma io nel silenzio…”.

“Memorie di famiglia”, “memorie di un marito sporcaccione” o forse, più propriamente, “Autobiografia Vitale”, così si sarebbe potuto anche chiamare “Lettere matrimoniali” (Edito da Stampa Alternativa), il nuovo romanzo epistolare pornograficamente stilnovista (ossimoro voluto) e politicamente s-corretto di  Claudio Lolli, uno dei più grandi maestri del cantautorato dell’Italia delle bombe di Stato e dei grandi cambiamenti.

Era da un mese che aspettavo di scrivere questo articolo, da quando ho ordinato il libro sul sito ufficiale di Stampa Alternativa, due giorni prima dell’effettiva pubblicazione. Era da un mese che aspettavo questo momento, il momento di recensirlo, di battere sul mio blog questo commento, questa pseudorecensione, questa “dichiarazione d’amore”(un po’ come quelli epiteti-post-scriptum “Con amore”, al termine di ogni lettera, semplici, ma mai banali). Ora che ho terminato di leggerlo, ora che ho perso anche quest’amico(non Claudio per fortuna, ma il conforto che la lettura del suo libro mi dava ogni sera prima di concedermi alle notti nere) mi assumo la responsabilità di parlarvene.

Di Claudio (sì, lo chiamo per nome da quando, l’estate scorsa, ho avuto l’onore di incontrarlo) scrivo con affetto, del suo libro, delle sue opere, di qualsiasi suo lavoro sia musicale che strettamente letterario scrivo con altrettanto affetto. Non un affetto qualsiasi, l’affetto di un ragazzo di due generazioni successive che, nonostante tutto, ha carpito e carpisce ogni giorno di più l’attualità del suo messaggio, della sua poetica sempre universale in questa Italia che non è mai cambiata un granché.

Claudio, poi (continuo a chiamarlo affettuosamente col suo nome e non col suo cognome) è “qualcosa di diverso da un semplice cantautore. Piuttosto un feticcio, un mitre a penser, un cattivo maestro, un fratello maggiore” ed io, ragazzo del 2013, dopo la lettura delle sue lettere tutte intime e tutte scritte in seconda persona rivolgendosi alla “piccola fiammiferaia bolzanina”(la moglie Melania), ho finalmente afferrato il senso di questa definizione appioppatagli dall’autore della quarta di copertina. E’ vero: Claudio Lolli autore di “vecchia piccola borghesia” e Lolli Claudio nato a Bologna nel 1950 sono la stessa persona: il Claudio artista non è una alienazione del Claudio uomo, nessun uomo è un uomo qualunque, nemmeno Claudio ed il Claudio artista corrisponde perfettamente al Claudio uomo.

E’ lì, è lui, quell’uomo-artista intimo e trasparente, schivo, acciaccato, (sin troppo) umile, ma, in questo libro, per nulla restio, per nulla timoroso di rivelarsi, nonostante traspaia alcune volte un po’ di timidezza. Ci sono tutti i volti del Claudio uomo che è anche Claudio artista, ci sono tutte le libertà del Claudio-uomo che è anche Claudio-artista e non c’è nulla di macchinoso, di costruito, è questo quello che più colpisce di questa raccolta percorsa da un filo di melanconico esistenzialismo, a tratti un naufragar in un infinito leopardiano, a tratti l’andare a parare sempre ad un erotismo mai fine a se stesso.

Se le prende tutte le libertà (autodefinirsi un marito mediocre, un padre niente male che mette a nudo le sue angosce più profonde, farsi a tratti andrologo, a tratti sessuologo, rievocare ricordi famigliari, svelare pezzi di vita privata, riflettere sulla morte, sul futuro politico, sull’istituzione scolastica), senza mai essere volgare, se le prende tutte le libertà e questa è senza dubbio la più acuta, sincera, ribelle, spiazzante rivelazione amoroso-politica-esistenziale che abbia mai letto.

Attuale, attualissima.

Il mio incubo al cubo è stato partorito…

Con un po’ di rammarico per non aver inserito il brano “2026” che, oltretutto avevo anche preparato è uscito in vendita su Itunes il mio nuovo album “casalingo” Incubo al Cubo.

Si ringrazia Salvio Pettinicchio per l’arrangiamento dei brani, in particolare per la musica di “Abbracci meccanici” e per le foto e la copertina. Si ringrazia anche Alessandro Russi per le parti di basso e Antonio Volgarino per la parte di chitarra elettrica nella canzone “Le luci del cielo”.

Che dire..a voi il giudizio.. è un album cantautorale, piuttosto intenso, profondo per molti aspetti, forse un po’ “vuoto” musicalmente verso le ultime canzoni, ma dai testi sempre poetici…

Potete ascoltare un ANTEPRIMA GRATUITA O SCARICARLO !

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