Le 10 strategie della manipolazione mediatica

Credo proprio che Silvio Berlusconi abbia letto questi consigli per portare al termine la sua impresa

di potere mediatico.

Aprite la mente, cittadini!!

Il linguista Noam Chomsky ha elaborato la lista delle “10 Strategie della Manipolazione” attraverso i mass media.

1 – La strategia della distrazione.

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50’anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca sé stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su sé stessa.

Qua’ e la per l’afghanistan

Nella foto due vaganti nel nulla ……..



Sono passati 29 anni ………..
2030 in un luogo imprecisato dell’AFGHANISTAN ……
Guido cazzo ci facciamo ancora QUA’ ?
Ma che domande fai teniamo la posizione .
Ma a che serve ?
A nulla .
Appunto che cazzo ci facciamo QUA’, siamo stati sei mesi LA, come ce ne siamo andati, tre minuti dopo sono tornati i talebani .
Si però non sono più QUA’, comunque la missione è quasi finita .
E dove andremo ?
Torneremo LA, libereremo nuovamente la zona dai talebani, come abbiamo già fatto altre 300 volte .
Ma chi controllerà questa postazione .
Penso che come ce ne andremo, tre minuti dopo torneranno i talebani, che manderemo via di LA .
Sono trent’anni che facciamo così .
Ma perchè ?
Come perchè, ma tu non pensi mai al PIL .
No .
Fai male, noi produciamo PIL !
Facciamo girare l’economia, le PALLOTTOLE vanno consumate .

I puffi? Comunisti Sovietici

Volevo segnalarvi del materiale affascinante che ho trovato su internet:

“Che dietro ai cartoni e ai fumetti si celino pensieri politici più o meno mascherati è ormai assodato. Dietrologie, messaggi subliminali e letture al limite del possibile non mancano. D’altra parte agiscono su menti fresche e completamente aperte quali quelle dei bambini. I media sono stati infatti uno dei campi di battaglia preferiti della guerra fredda. Cristian Fineschi vede proprio nei Puffi di Peyo un classico esempio di indottrinamento delle nuove generazioni occidentali ai principi del comunismo. Pelle blu, berretto bianco, sesso ed età indefinibili ridisegnerebbe l’idea comunista di società egualitaria senza barriere tra i sessi e tra gli individui. “I puffi si identificano l’uno con l’altro solamente grazie al ruolo che ognuno ricopre nel processo di produzione, il loro nome è dato dalle abilità specifiche e dai compiti che assumono nel ciclo produttivo della comunità”. Così, il termine ‘puffo’, che precede la qualifica del singolo, assume una funzione unificatrice sociale dei membri del villaggio. Tra le letture presentate da Fineschi quella su Gargamella è sicuramente quella più interessante. Nemico giurato dei puffi, Gargamella è la raffigurazione umana del capitalismo dal momento che vuole sterminarli trasformandoli in oro (e,quindi, in mercato). Suo gregario è il gatto Birba che, nella versione originale del cartone, si chiamava Azrael. “Il tipico nome di origine ebraica rimanda all’altro grande nemico del regime sovietico, gli ebrei”. Infine, l’economia del villaggio ideato da Peyo è pianificata e centralizzata sul modello socialista reale: non esiste moneta, la struttura si sviluppa su principi redistributivi pianificati dall’alto, il mercato è inesistente ed è impossibile rintracciare attività private volte a fini di lucro. “I puffi sono un proletariato che si è emancipato dalla schiavitù borghese e vive applicando le idee del socialismo reale – spiega – è Grandepuffo che stabilisce che cosa serve, in che quantità e quando deve essere prodotto o raccolto”. (Da “Il Giornale”).
Andate qui per approfondire 😉