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In memoria di Claudio Lolli

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Claudio Lolli è morto. Non è una bufala. Pochi giorni dopo Riccardo Paradoz se ne va anche Claudio Lolli. Che interi campi fioriti e schiere di grandiosi cantastorie senza paura germoglino dal suo cadavere! Non riesco a scegliere una sola canzone delle tante che il grande poeta, cantautore e amico Claudio Lolli ha composto nella sua vita non troppo lunga, purtroppo, ma sufficientemente da poter lasciare segni indelebili. E uno dei segni indelebili che ha lasciato oltre alle canzoni che tutti possono ascoltare, ma non tutti comprendere nella maniera in cui lui avrebbe voluto, sono i suoi sorrisi gentili e schivi, quella volta che con Federica Patrizi andai a citofonargli in qualità di semplice “fan” e lui mi aprì, in Via Indipendenza a Bologna, mi fece salire e fu come salire in Paradiso a casa di un grande che poteva capirmi, consigliarmi, ascoltarmi. Claudio è stato come il vecchio zio che non ho mai avuto. Ieri sera qui a Ravenna dove mi trovo per puro caso conobbi, per ragioni di Karma come egli stesso vuole credere, un simpaticissimo e folle “ballerino” anch’egli catapultato in questi confusi anni dieci direttamente dagli anni ’70: abbiamo parlato di Claudio, ci siamo chiesti come stava, e quella è stata l’ultima volta in cui l’ho pensato e lui era ancora vivo sebbene sicuramente sofferente e provato dalla malattia.


Dopo aver scritto di getto il post sovrastante su Fb ho pensato meglio a quali canzoni potrebbero rappresentare il mio modo di sentire Claudio e quale, al contempo, possiedono per qualche ragione un valore storico e/o letterario particolare:

Contemporaneamente ho meditato su quale delle numerose mail frutto della nostra corrispondenza virtuale potesse meglio rappresentare il suo spirito, quello di uno zio buono, un eterno e fraterno compagno. Ho scelto proprio l’ultima in cui parla del mio Non si esce sani dagli anni dieci.

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Göteborg, en scandinavisk Bologna

Jag skrev en kort bertättelse på svenska för svenska språk kursen. Jag hoppas att svenska modermålstalare ska inte bedöma min operfekt svenska.

(Principio di racconto che ho scritto quasi di getto in svedese. Dedicato alla mia amata Göteborg, la Bologna della Scandinavia).
Vi tog en Göteborgs typisk spårvagn. Göteborgs spårvagnlinje är lång och mycket fin. Det brudar att göra staden unikt och charmig. Det var en kalt mörkt kvällen och jag var lika glad som ett barn att uppleva Goteborgs spårvagns vibe. Det var ett skön vibe. Det känt som om vi var i en skönlitteraturs bok, det var som om jag var en lycklig karaktär. Vi åkte till ett Göteborgs området heter Haga, ett ex proletärt distrikt. Och sen till Järnstorget där det lå en pub med en spännande publik som väntade på mig, på oss, andra artister, deras drömmar, nostalgi, jordbävningar och så vidare…
Jag hade lämnat dock min gitarr hemma, men en trevlig musiker lånade ut mig sin gitarr. Jag känna mig upphetsad och spänd. Det fanns åtminstone ett hundra människor som önskade lyssnade på mig, mycket ljus på scenen och mycket tystnad i publiken. Jag känt mig som hemma omgiven av unge som uppskattade min musik. Att vakna upp, nästa morgon, i ett hus i en konstnärs campus gjorde den här känslan till och med starkare och obeskrivligt.

Det känt som om några bytar av kreativitet var i morgons luften. Dock, de kom inte ner från himlen. De kom ut från oss. Stader och de boende på stader, även Stockholm och stockholmare, kunde inte längre våga att låtsas, att försätta med sina orealistisk föreställningen av ett liv utan konflikter.

De känt sig tvinga av att se fattiga människor i dagliga tåg att känna over sig sörj for sina självet full av tomthet och regeringens ord, TVs amerikanska show eller vad som helst kan man säga på en dejtschat.

Jag känt mig som en främling som märkte inte skillnader mellan filosofi och vetenskap, ett löv och en kudde, en sträng och ett hår på handen, en gittar och hennes levande kropp.

Matteo Iammarrone.

Discussione della tesi di laurea “Natura e cultura in relazione al problema della monogamia”

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Il 12 Luglio 2017 presso l’Aula Mondolfo della sede di Via Zamboni 38 della Facoltà di Filosofia dell’Università di Bologna sono stato proclamato “dottore in Filosofia”. Un piccolo passo per Matteo Iammarrone, uno step forse non proprio minuscolo per le sue battaglie. C’è ancora moltissimo da fare. Letture da intraprendere. Pensieri da rimettere in ordine. Città (semi)angloparlanti da (de)colonizzare. Ma un piccolo passo, sia pure simbolico, è pur sempre un passo. E incoraggia. Rinvigorisce il cammino. Anche quando si crede poco nei pezzi dei carta, o nei numeri.

Ringrazio nel frattempo, e lo faccio sentitamente, coloro che erano presenti quel giorno: Alma, Anna, Ludovica, Tommaso, Ilaria. Nomi che non vi diranno molto, ma che io associo alla bellezza. Ringrazio inoltre i miei genitori, mia sorella e la commissione nonché le milioni (potenzialmente miliardi) di persone in giro per il mondo che hanno bisogno del poliamore e che con la tesi che ho discusso Natura e cultura in relazione al problema della monogamia spero di aver in qualche modo supportato. Una goccia di freschezza nel lago troppo spesso insipido e asettico del mondo accademico. Ringrazio a tal proposito il mio relatore per la sua disponibilità e lungimiranza. Sono state centinaia le persone, tra conoscenti, sconosciuti o semi-sconosciuti che dopo aver appreso la notizia, si sono congratulati con me sui social o tramite altri strumenti virtuali. Così come sono stati decine coloro che mi hanno chiesto, incuriosì, di leggere la tesi.
Per questa ed altre ragioni di seguito trovate il link per la sua consultazione gratuita, in formato PDF  sul sito ACADEMIA.EDU:
https://www.academia.edu/33907403/Natura_e_cultura_in_relazione_al_problema_della_monogamia