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Perchè non ci infiltriamo nei servizi segreti?

fonte: il tempo

Aspiranti James Bond reclutati on line e nelle università. Il nuovo corso dei nostri servizi segreti è nel segno della trasparenza ma, soprattutto, della preparazione tecnica. Arriverà dalle università la nuova leva degli 007 italiani, finora pescati prevalentemente per chiamata diretta nelle altre amministrazioni dello Stato. I primi ad entrare – a breve – nei ranghi dell’intelligence sono 15 giovani, tra le eccellenze delle università, che hanno superato una durissima selezione. È quanto prevede la riforma sui nostri servizi di sicurezza che ha trovato ieri una nuova attuazione in un accordo di collaborazione tra il Dis – dipartimento delle informazioni per la sicurezza – e l’università La Sapienza di Roma.

Un accordo, quello siglato al rettorato dell’ateneo romano, dal direttore generale del Dis, prefetto Gianni De Gennaro, e dal Magnifico Rettore, Luigi Frati, che prevede un accordo-quadro per la realizzazione di attività di ricerca e di formazione attraverso un apposito master. «Il mondo è in piena trasformazione – ha spiegato il prefetto De Gennaro – con piccole e grandi riforme. Tra queste, nel nostro Paese, vi è anche la riforma del sistema informativo che riveste sempre più importanza nella vita di un Paese. In questa riforma – ha poi aggiunto – vi è anche la diffusione della cultura della sicurezza nella logica della trasparenza ma anche la formazione sempre più specialistica di quanti operano in questo particolare strategico settore». Da qui l’iniziativa del master presso la più grande università italiana. Lo stesso De Gennaro ha, poi, annunciato che il reclutamento dei nostri 007 avverrà anche presso le università e che 26 atenei già contattati, hanno «sfornato» 40 candidati, i primi 15 dei quali saranno assunti prossimamente.

«Noi – ha sottolineato il direttore del Dis – stiamo molto attenti nel reclutamento di questi giovani perché non dobbiamo inserire virus nel sistema». L’altro bacino dal quale si intende pescare i nuovi 007 è quello del sito internet del Dis, cui potevano essere inviate domande per far parte dell’intelligence. «Sono arrivate – ha rilevato De Gennaro – ben 16 mila 500 domande, l’85 per cento uomini ed il 15 per cento donne. Ma solo 3 mila 400 hanno risposto a tutte le domande previste e, attraverso ulteriori selezioni, siamo arrivati a 40 che saranno presto contattati da noi».

Sempre De Gennaro si è, poi, soffermato sul tema delle risorse nel comparto sicurezza. La crisi e i tagli non hanno risparmiato le «barbe finte», ma il prefetto si è detto fiducioso. «Le minacce sono tante e non bisogna depotenziare il sistema – ha sottolineato -. Da questo punto di vista le risorse sono sempre insufficienti. Ma in un momento del genere è ovvio che si ponga una questione di priorità e di qualità delle risorse. Noi – ha concluso – vogliamo appunto orientarci a una maggiore formazione per aumentare la potenzialità organizzativa». Uno dei settori verso i quali deve muoversi la sicurezza è il web. De Gennaro ha, infatti, ribadito come «non esista la percezione del pericolo proveniente dal sistema informatico e che è peggiore di quello nucleare». E, infatti, il master de La Sapienza prevede studi di informatica oltre a quelli giuridici ed economici. Il rettore Frati ha ricordato come «questo master è finanziato dell’università, grazie ad un riorientamento dei corsi universitari rispetto alle utenze. Liberiamo risorse per i settori che tirano, ma senza ammazzare quelli che non sono richiesti tenendo alto il profilo culturale».


La domanda mi sorge spontanea: compagni, perchè qualcuno di noi che lottiamo contro questo sistema non si infiltra nei servizi segreti?

Perchè non cogliamo questa opportunità e facciamo in modo, o almeno ci proviamo che uno di quei quindici sia uno di noi ‘?

Sapete quanto potrebbe giovare al movimento rivoluzionario?