Poesie

Le seguenti poesie sono opera intellettuale di Matteo Iammarrone. Nel caso in cui vogliate riprodurre/diffondere una o più poesie o parti di esse su blog, social network o altri siti web siete pregati di non dimenticare di riportare la fonte (es. “cit. Matteo Iammarrone” oppure “(Matteo Iammarrone)” dopo l’intera poesia o dopo una parte di essa).

Buona lettura.Nota: le poesie seguenti sono un estratto numericamente piccolo rispetto a quelle scelte per le pubblicazioni . Non tutte le poesie saranno pubblicate qui, ma solo una parte di esse.

  • Il serpente dei cassonetti

    29 giugno 2014

    Adagio adagio striscio

    nel disagio

    della civiltà

    ci vuole coraggio

    ci vuole un temperamento antico,

    velleità

  • Infanzia

    29 giugno 2014

    Scandaglio i ricordi infantili

    ci trovo pietre preziose

    e ram e floppy fuori uso

    mi imbatto in soldatini

    e nascondini in estati meritate

    mi ravvedo per certe cretinate

    e mi sento come un genio

    per altre premature intuizioni

    ma come potevo io sapere, vedendomi queste mani, di chi sarebbero diventate?

  • Il Mercoledì della Fontana

    24 aprile 2014

    Sotto la pioggia, paese
    sei come un gigantesco
    luna park abbandonato
    a cui l’ultima pioggia del mese
    la festa ha rovinato

    Sotto la pioggia, paese
    nella tua piccola periferia,
    sulle poche sue strade,
    una voluminosa colata
    d’asfalto con traslucido scroscio
    mi ha sorpreso

    Sopra la pioggia, paese
    c’è un altro paese
    in cui si arriva a fine mese
    ma nessuno si agghinda
    in cui si sfila con un fiore
    anziché con le corone
    e nessuna statua si bagna

    Sopra la pioggia, paese
    non c’è amore che non regga
    non c’è rumore che tenga
    il peso fisico di un paese
    quel peso che può diventare genetico

    Sotto la pioggia, Torremaggiore
    sei ancora quel gigantesco luna park
    e l’acqua ti sta ancora sferzando
    e tu ti stai ancora preoccupando
    anzi non ti stai affatto preoccupando

    Di dove, Torremaggiore
    dormiranno stanotte i forestieri
    di dove, Torremaggiore
    domani andranno a ripararsi gli animali

    Sotto la pioggia, paese
    i rosari non passeranno sui sampietrini,
    resteranno dentro, nelle case ottuse,
    ma sono sempre rosari,
    ma sei sempre il paese.

  • Contatto umano

    23 marzo 2014

    Vent’anni e chissà quanti altri ancora

    con gli occhi appiccicati a uno schermo

    a più schermi, ai touch screen e non lambirsi la schiena.

    Vent’anni con gli occhi sbarrati

    da suora devota al tempio di un luminescente silenzio

    e così, distratta e stantia dall’ultimo solstizio tecnologico.

    Vent’anni e languire nei pasti, durante i passeggi

    di cent’anni di solitudine, e chissà quanti altri ancora

    ed io che così inadeguato e reale ti ronzo attorno nel piazzale.

    Vent’anni e sapere tutto sapendo niente

    Vent’anni per non sapere niente sorseggiando tutto ciò che non conta

    Vent’anni e chissà quanti morti ancora, quanti altri ancora

    singhiozzeranno nei bar come creature oppresse,

    senza guardarsi in faccia, senza leggere i propri simili, senza alcuna accurata lettura.

    Vent’anni senza realtà tangibile e oggettiva

    sono anni e anni di sconfitta quotidiana

    sono assenza di punti cardinali sulla x e sulla y cartesiana

    sono melodrammi di dubbia originalità

    per noi emittenti inascoltati e disperati

    per noi che lo sappiamo che il mondo è commercializzazione e volontà

    per noi che lo sappiamo che il mondo è sempre al contrario che funziona

    per noi che lo sappiamo: questi mezzi di comunicazione accrescono l’incomunicabilità.

  • La pozzanghera e l’oceano

    1 marzo 2014

    Somigli ad un mare,

    è aperto, ed invade un pianeta altro.

    Il tuo è un dito capriccioso

    di un capriccio bislacco

    e lo intingi nell’acquolina

    della mia bocca smorta

    che spingo nell’acquario

    della tua diafana barchetta

    E null’altro mi interessa

    se non riesumare il tepore estivo

    della ragazza computer

    di te, oceano intrepido delle possibilità,

    delle possibili posizioni.

    E somigli ad un volto,

    è roseo, stravolto, e ruggisce di fiori feriti

    Il tuo è un labbro plasmato

    dal gioco di un tronco andato di matto

    il tuo è un piede dorato di loto,

    di merda, di terra, di sabbia

    amata e ingerita: morsi e cuore di te,

    intrepido fondale oceanico di una pozzanghera

    seimilatrecento volte calpestata.

     

Pensare dunque essere