Poems/Dikter/Poesie

Le seguenti poesie sono opera intellettuale di Matteo Iammarrone. Nel caso in cui vogliate riprodurre/diffondere una o più poesie o parti di esse su blog, social network o altri siti web siete pregati di non dimenticare di riportare la fonte (es. “cit. Matteo Iammarrone” oppure “(Matteo Iammarrone)” dopo l’intera poesia o dopo una parte di essa).

Buona lettura.Nota: le poesie seguenti sono un estratto numericamente piccolo rispetto a quelle scelte per le pubblicazioni . Non tutte le poesie saranno pubblicate qui, ma solo una parte di esse.

  • Quando morirà Fiore

    27 May 2015

    Quando morirà Fiore

    dalla sua bara sgorgherà letame che diventerà cemento

    con cui si costruirà una stazione sui cadaveri

    di quei sette bambini

    che passavano per Bologna

    quel 2 Agosto 1980.

    In Via Zamboni 38 Charlie non fa più surf,

    ha smesso dal Capodanno ’78,

    da quando l’onda se l’è mangiata il deserto.

    E una quantità impressionante di tweet

    si è riversata per le strade

    ma è una quantità inversamente

    proporzionale alla durata e alla qualità delle conquiste.

    anche se vulcanica, tenace,  controvento

    non ha fatto in tempo che già parte la carica…della censura.

    Innamorarsi dell’amore, leggo infine su un muro,

    è come cibarsi del cibo senza pensare alle calorie

    e alle aspettative misurate in like, causa ultima dell’infelicità.

    Quando Fiore morirà tutto questo cesserà.

  • Una guerra mai lampo

    21 November 2014

    Aggregato di mosche

    riproduzione come unione di due utenti infelici che scaricano dal grembo

    e installano nella rete del mercato un terzo utente infelice

    Morte delle funzioni biologiche che soddisfano

    la fame degli amori

    Freddo come nell’Alaska che non vedrai

    o che vedrai nei diorama dei musei che permetterti non potrai più

    Remittenza ad abbracciare

    un abito sconosciuto

    uno stile di vita altro,

    ad abbracciare me e i miei guai e le

    Diserzioni dall’università che lavoro non dà e non spaventa i cronisti tristi

    e lavoro non dà e non spaventa i cronisti tristi e sempre più disinteressati e tristi.

    L’autolesionismo, prassi consolidata, strategia politica degli ultimi compagni rimasti

    Ammutinamento di pochi

    singoli consumatori dalle corsie dei corpi e della forza lavoro delle grandi distribuzioni

    la mia Prigionia in quest’aula studio al di fuori della tua portata,

    dentro le mura, dietro la tua strada è una prigionia

    che non mi ripagherà mai

    di quello che mi spetta.

    M.Iammarrone

  • Lungo le linee dei bus

    27 October 2014

    Mi sono innamorato di questi due pazzi:

    di lei che ha gli occhi socchiusi

    di lui che ha i capelli più lunghi dei suoi

    e la barba di suo padre,

    generazioni di ribelli senza patria.

    Mi sono innamorato di questi due pazzi

    di lei che è cieca ma ci vede più di tutti

    di lui che riposa nel suo istituto per aiutarla a vedere

    Mi sono innamorato anche dei loro amori ad erogazione gratuita,

    illimitata nel tempo,

    lungo le linee dei bus.

  • Volete il futuro o volete l’iphone?

    17 October 2014

    L’astensione dei crumiri

    è l’estensione del potere

    di veto

    su uno sciopero

    reso microscopico.

    Il timone del cambio rotta

    non è mai stato così duro

    appiccare il fuoco

    all’ovatta del loro pulito paradiso operoso.

    Volete il futuro o volete l’iphone?

  • Alice

    17 October 2014

    Era fidanzata,

    ma la chiamavano Alice.

    Per ogni stanza in cui andava un amore la attendeva.

    Quella notte attraversò un corridoio.

    Per tre stanze passò.

    E tre amori la attesero.

    Era fidanzata, ma la chiamavano Alice.

    Stava con me, e se lei era felice

    lo ero anch’io.

    Non senza gioia, non senza amore.

    Era fidanzata,

    ma la chiamavano Alice.

    Sarebbe potuta essere l’elettricità

    Ed avere una relazione con la storia che la portò ad essere

    quello che è.

    Avrebbe potuto scacciare la cecità.

    La chiamavano Alice, ma se preferite,

    dal secolo scorso è luce.