Poems/Dikter/Poesie

Le seguenti poesie sono opera intellettuale di Matteo Iammarrone. Nel caso in cui vogliate riprodurre/diffondere una o più poesie o parti di esse su blog, social network o altri siti web siete pregati di non dimenticare di riportare la fonte (es. “cit. Matteo Iammarrone” oppure “(Matteo Iammarrone)” dopo l’intera poesia o dopo una parte di essa).

Buona lettura.

  • #Tomorrowland 6

    25 November 2016

    Nessun odio nell’amore che abbiamo fatto
    solo la volontà di trovare un punto medio
    tra Stoccolma e Roma
    un desiderio di sintesi
    una stanza segreta
    un pianoforte su un panorama selvaggio
    tra i boschi, il mare
    e le catene.

    Matteo Iammarrone
  • Tomorrowland #4

    29 October 2016

    Innamorati pure dei guanti visto che non possiamo vederci le mani
    Innamorati delle dolci parole dei discorsi seri
    Innamorati pure di un solo capello visto che non puoi vederli tutti
    D’oro e timido spunta dal berretto a prova di inverno
    Preferibilmente goduto sotto gli zero degli anni e dei gradi

    Matteo Iammarrone

  • Svezia #1

    8 October 2016

    Da queste latitudini sembri lontana come la sonda della Nasa

    mandata a morire oltre i cancelli di accesso della Via Lattea

    E da laggiù devo sembrarti un minuscolo pinguino

    che blocca la strada percorsa da jeep su ghiacciai sempre più radi

    Quei puntini inchiodati da un bimbo che si diverte a crederle stelle

    quelle stelle così visibili sono il segno che morirò congelato

    prima di raggiungere il tuo appartamento

    e il dono della sintesi.

    Il calzino sinistro ha un buco nero,

    è per entrarti dentro senza passare dalla serratura.

    Da queste latitudini tutto è un gioco,

    un esercizio di prospettiva.

    Le porte d’emergenza per fuggire dagli incendi prematuri

    sono tutte occupate

    da quelli che non sono riusciti a montarsi i mobili da soli.

    M.Iammarrone

  • Per non crollare

    28 July 2016

    È caduto il regime del nostro amore.
    Era un régime di libertà immensa
    e immersa nelle carni nostre.
    Si è disgregato come il volto di un vecchio
    man mano che rimuovevi gli stendardi,
    le foto, le firme sotto le poesie,
    i video pornografici che abbiamo recitato assieme.

    È stato esiliato chissà dove
    da una lógica a noi estranea
    di una storia incompresa dalla Storia umana.

    Forse su un pianeta senza stagni né Narcisi
    forse su di uno senza convenzioni né poliamori,
    senza uomini né costanti discussioni su come stare bene.

    È caduto il monumento che ci raffigurava
    in Via del parlamento
    con un tonfo ha ucciso il futuro,
    ha ucciso un bambino mai nato che passava di là
    e a sua volta sperava di essere raffigurato.

    Ora stanno scappando tutti verso geografie malcelate i sentimenti
    mentre ti spaventi di poter riuscire a giustiziarli
    ma tu vuoi lasciarli scappare,
    non li vuoi giustiziare.

    Ora sono tornati normali i parenti,
    il tuo profilo facebook assalito dai complottisti e dagli spasimanti.
    Nelle ultime ore
    sono state detonate
    centinaia di mie facce.
    Il passato viene riscritto con la tecnologia.
    Resteranno macerie niente male
    per un museo di ricordi.
    Resteranno le macerie di una tela bucata.
    E quando i figli senza dio
    che avrai con qualcuno che non sono io
    ti chiederanno che significa
    ti sarai dimenticata
    che era l’hummus di grattacieli
    progettati per andare oltre,
    e non crollare mai.

    Matteo Iammarrone

  • Mediterraneo (1° premio sez. giovani città del Galateo)

    15 July 2016

    Crediti pure un’aquila,
    isola distesa che guardi verso sud
    mentre miri a chissà quale distesa
    stretta in un abbraccio mediterraneo
    che resiste agli invasori del nord.

    Che tu sia benedetta, bellissima pretesa
    Come si erge la tua schiena
    che dalle rocce è protesa.
    Che il sapore dei popoli del Sud dell’Occidente
    sia con te, sacra rondine di casa,
    dormi e lasciami sognare
    le geografie isolane, le filosofe nostrane,
    le rovine spartane.

    E disegni di vigneti retati,
    zappe di contadini analfabeti,
    caseggiati che sono ombrelli per le piogge estive,
    acquerelli di alture aspre che
    come un davanzale meridionale vanno a picco
    sul mare.

    Sacra rondine di casa,
    dormi e lasciami sognare,
    poggiato sud questa terra infinita
    piena d’acqua, d’olivo, di vino, d’amore.