Poesie

Le seguenti poesie sono opera intellettuale di Matteo Iammarrone. Nel caso in cui vogliate riprodurre/diffondere una o più poesie o parti di esse su blog, social network o altri siti web siete pregati di non dimenticare di riportare la fonte (es. “cit. Matteo Iammarrone” oppure “(Matteo Iammarrone)” dopo l’intera poesia o dopo una parte di essa).

Buona lettura.Nota: le poesie seguenti sono un estratto numericamente piccolo rispetto a quelle scelte per le pubblicazioni . Non tutte le poesie saranno pubblicate qui, ma solo una parte di esse.

  • Svezia #1

    8 ottobre 2016

    Da queste latitudini sembri lontana come la sonda della Nasa

    mandata a morire oltre i cancelli di accesso della Via Lattea

    E da laggiù devo sembrarti un minuscolo pinguino

    che blocca la strada percorsa da jeep su ghiacciai sempre più radi

    Quei puntini inchiodati da un bimbo che si diverte a crederle stelle

    quelle stelle così visibili sono il segno che morirò congelato

    prima di raggiungere il tuo appartamento

    e il dono della sintesi.

    Il calzino sinistro ha un buco nero,

    è per entrarti dentro senza passare dalla serratura.

    Da queste latitudini tutto è un gioco,

    un esercizio di prospettiva.

    Le porte d’emergenza per fuggire dagli incendi prematuri

    sono tutte occupate

    da quelli che non sono riusciti a montarsi i mobili da soli.

    M.Iammarrone

  • Per non crollare

    28 luglio 2016

    È caduto il regime del nostro amore.
    Era un régime di libertà immensa
    e immersa nelle carni nostre.
    Si è disgregato come il volto di un vecchio
    man mano che rimuovevi gli stendardi,
    le foto, le firme sotto le poesie,
    i video pornografici che abbiamo recitato assieme.

    È stato esiliato chissà dove
    da una lógica a noi estranea
    di una storia incompresa dalla Storia umana.

    Forse su un pianeta senza stagni né Narcisi
    forse su di uno senza convenzioni né poliamori,
    senza uomini né costanti discussioni su come stare bene.

    È caduto il monumento che ci raffigurava
    in Via del parlamento
    con un tonfo ha ucciso il futuro,
    ha ucciso un bambino mai nato che passava di là
    e a sua volta sperava di essere raffigurato.

    Ora stanno scappando tutti verso geografie malcelate i sentimenti
    mentre ti spaventi di poter riuscire a giustiziarli
    ma tu vuoi lasciarli scappare,
    non li vuoi giustiziare.

    Ora sono tornati normali i parenti,
    il tuo profilo facebook assalito dai complottisti e dagli spasimanti.
    Nelle ultime ore
    sono state detonate
    centinaia di mie facce.
    Il passato viene riscritto con la tecnologia.
    Resteranno macerie niente male
    per un museo di ricordi.
    Resteranno le macerie di una tela bucata.
    E quando i figli senza dio
    che avrai con qualcuno che non sono io
    ti chiederanno che significa
    ti sarai dimenticata
    che era l’hummus di grattacieli
    progettati per andare oltre,
    e non crollare mai.

    Matteo Iammarrone

  • Mediterraneo (1° premio sez. giovani città del Galateo)

    15 luglio 2016

    Crediti pure un’aquila,
    isola distesa che guardi verso sud
    mentre miri a chissà quale distesa
    stretta in un abbraccio mediterraneo
    che resiste agli invasori del nord.

    Che tu sia benedetta, bellissima pretesa
    Come si erge la tua schiena
    che dalle rocce è protesa.
    Che il sapore dei popoli del Sud dell’Occidente
    sia con te, sacra rondine di casa,
    dormi e lasciami sognare
    le geografie isolane, le filosofe nostrane,
    le rovine spartane.

    E disegni di vigneti retati,
    zappe di contadini analfabeti,
    caseggiati che sono ombrelli per le piogge estive,
    acquerelli di alture aspre che
    come un davanzale meridionale vanno a picco
    sul mare.

    Sacra rondine di casa,
    dormi e lasciami sognare,
    poggiato sud questa terra infinita
    piena d’acqua, d’olivo, di vino, d’amore.

  • Lettera ad una prigioniera politica

    28 marzo 2016

    Una colata di cemento e repressione
    ci tiene incollati alle finestre di non più verdi città,
    vite di conservanti e carte da pacchetti.

    Come una nuvola si sfoga su fili elettrici scoperti
    i vuoti d’aria degli spazi chilometrici
    cortocircuitano i sentimenti che imboccano sentieri eretici
    tuttavia mai arresi all’idea di non tornare ortodossi.

    Ma come si combatte la sola malattia da cui si può essere affetti a vent’anni?
    Intanto costruisciti la cura,
    tu che puoi,
    tu che mi hai portato su un’autostrada per l’Everest quando le acque del pianeta si mangiavano la terra,
    tu fiume dove bere e perdere la memoria dei traumi della società passata.

    Un’ora d’aria non vale l’altra.
    Concediti la tua ora d’aria dall’altra parte del muro di Berlino,
    al capolinea opposto di un treno senza orario,
    e interroga le piogge prigioniera delle tue montagne apprensive,
    con le tue maniere dolci,
    interroga le tue compagne di cella
    e convinci il tempo degli altri
    a ritirarsi dal viaggio,
    il tempo di quelli per cui noi
    non avremmo che attimi,
    loro non hanno che attici.

    Non dargli scampo,
    l’amore richiede un po’ di futuro.

    (Vincitrice del concorso nazionale di poesia e narrativa “Una perla per l’oceano” il 20 Marzo 2016)

  • Carlotta

    28 novembre 2015

    C’è una lei in una camera al piano terra

    del mio cuore capiente, sotto le coperte,

    spaventata.

    Dietro le croste di pittura della parete

    della stanza è nascosta una scritta:

    “C’è aria desiderante di liberazione in questa città.

    La liberazione è qui che riposa”.

    Qualsiasi sciocca celebrazione di Carlotta

    sarebbe un gioco da bambini,

    un’illusione dell’infanzia per noi che non siamo giocattoli,

    non siamo illusioni né bambini.

    E così mi limito a pensarla come un paio di guance rosse

    in un cortile d’Ottobre innevato da studenti ingenui

    come formiche in una teca.

    Guance che emergono come rose dalla coltre dello smog,

    a chi appartengono se non ad un soffice nome che più tardi scoprirò?

    A lei che fa domande che scivolano attraverso l’imperioso respiro

    mentre nello stomaco ribollono farfalle alcolizzate di spritz.

    Incontrarla è stato un piccolo Ottobre!

    Ma non intendo celebrarla come un anniversario che passa e viene una volta sola,

    voglio gettarmi al suo fianco e servirci di energia pulita per accrescerci,

    nutrirci delle instabilità,

    ancorarmi nei suoi oceani di dolcezza,

    io e lei assimilarci come si assimila il frutto di un giardino incantato

    dopo averlo mangiato,

    festeggiarla come una Liberazione,

    a porta Lame,

    di questa città,

    assieme ansiosa e distesa,

    spirituale e terrena, come una sposa

    che sta per dire “no”.

    Chi l’avrebbe mai immaginato che ora manca come quel sessantotto che non vedrò?

    Chi l’avrebbe mai pensato che sarebbe esploso in una scuola

    Il nostro piccolo Ottobre?

Pensare dunque essere