L’orsacchiotto

Dopo una manciata di settimane di assenza apparente, settimane passate non solo a farmi “i cazzi miei”, ma anche a farmi quelli vostri (in qualche maniera) torno con una delle mie tante poesie, le mie tante “preghiere”, questa volta dedicata agli occupanti (famiglie con bambin*) dell’ex Telecom di Bologna che hanno materialmente resistito allo sgombero da parte degli sgherri repressivi dello Stato dell’edificio inutilizzato che avevano occupato per non dormire in strada.

L’ORSACCHIOTTO

Occupante del duemila,

compriamo un cappello a cilindro a tutti gli elettori del PD.

Perché è una nazione cilindrica questa qui, il PD,

il potere e il partito unico che lo mantiene.

Occupante del duemila,

regaliamoci uno spara-coriandoli per ogni ingiustizia che urliamo

dallo stomaco,

e con quello spareremo nastrini colorati

sui volti inebetiti dei dotti e degli economisti

dai muscoli botulinici.

Povero precario, che devi pagare per lavorare,

lottare per farti pagare,

sudare per sopravvivere,

c’era un tenero orsacchiotto nella stanza di tuo figlio,

si è impiccato al posto tuo

sul tetto di un palazzo.

Era il Cristo di peluche

Dei bambini che ci abitavano,

dei bambini che hanno dovuto vederlo morire

dal basso di un cortile,

lambiti dalle code di un esercito di gatti,

mentre giocavano sui letti d’erba,

sparsi e multicolorati come fiori che stanno per essere recisi

da muri di mattoni innazalti per impedirgli di sovrapporre gli steli,

di toccarsi le mani.

Precario del duemila,

per questo mezzogiorno ti ho preparato un’insalata

più gustosa di una ragazza Erasmus,

ma non devo certo vergognarmi delle mie similitudini innocenti

delle mie solitudini precarie

o del fatto che mi basta un segno d’amore d’oltreoceano

per sorridere di gusto.

Non devo vergognarmi perché qualsiasi cosa accada

sono sempre qui

e non smetto di raccogliere

le onde del tuo pianto

in carburante per il pugno

che segnerà la fine dell’oltraggio.
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M.Iammarrone

Parigi val bene venti euro

Qui a Parigi é mattino come nel resto d’Europa. C’é il sole, ma un sole di 11 gradi appena. Copie di Liberation sparse per la casa, cavalletti e macchine da scrivere, il vinile di “A momentary lapse of reason” dei Pink Floyd  che suona psichedelico nel giradischi vintage, una delle ragazze che mi ospita che fa di cognome “Bologna”, amici filosofi della Sorbonne e una collega di universitá trovata per caso in una casa a 1000 km da dove sono abituato a trovarla di solito (non vi dico la sua reazione di sorpresa!).

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Ci sono arrivato tre giorni fa, dopo un giorno e mezzo di viaggio, bucando il Foro di Frejus col pullman di megabus: 20 euro in tutto (A/R).

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Ragazzi che scappate rassegnati dalle vite dei giornali
assomigliate sempre piú ai piccioni delle metropoli
che gli schiacciano e non gemono nemmeno
vi sono cresciute le ali, é vero
ma le monodosi degli ipermercati vi hanno impedito di comunicarvi le istruzioni
e il punto di ricarica nel centro commerciale pesa come un edificio sulla vostra possibilitá di conversare.
La nostalgia di cieli tersi vi ha ingrassati,
il pane di miliardi di passanti vi ha ingannati, rendendovi bulimici
e pensare che voi tutti volevate soltanto sentirvi meno inutili.

M.Iammarrone, Parigi.

Penso che ognuna delle seguenti immagini possa parlare piú di qualsiasi pretenzioso e verbale tentativo di sintesi.

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Nel prossimo articolo approfondimento sul “tour delle librerie” e l’imperdibilitá de la “Shakespeare e co” e della libreria italiana a Saint Paul…

Il nutrimento

J. e M. in un universo che gira attorno al cibo e al nutrimento decidono di incontrarsi in uno di questi posti polivalenti del loro strano mondo, dove c’è innanzitutto una mensa, ma anche un parco giochi, un giardino, e dei libri.

J: “Allora, M. hai percorso diversi chilometri per venirmi a trovare, parlando di cose scottanti, come ti sembrano le posate di questa mensa? Certe volte le trovi sporche e molte altre fragili che quando tagli una portata ti si spezzano dentro e finisci per mangiare anche la posata”

M. annuiva. Non era di quello che voleva parlare, non era a quello che aveva pensato, M. aveva fame.

J., con voce da confessionale: “L’altro giorno ho sbagliato di grosso a farmi portare i sottaceti, la notte poi non sono riuscita a dormire per i crampi allo stomaco, dovevano essere più leggeri e meno speziati quei dannati sottaceti, ed invece mi hanno causato un coinvolgimento grastico-emotivo inaspettato, mai più guarda, mai più…”

M: “capisco”

J: “Guarda il cameriere poi, quello alto, biondino, che a trent’anni ha già le rughe, quello ogni volta che ti porta da mangiare sembra invidioso, è agitato, abbandona il piatto davanti alle tue fauci e scappa come avesse appena innescato un ordigno o come se il piatto stesso fosse radioattivo o come se la sua vista possa mettere a repentaglio la sua incolumità.”

E su quella scia si continuò, fino a che:

M: “Sarò sincero anch’io per una volta, se sono venuto qui è perché io, come è naturale…ho fame!”

J: “Hai fame?”

M: “Sì!”

J: “Ah bè, non è un problema mio. Io qui ci sto sempre e posso ordinare quello che voglio, quando voglio, a tutte le ore del giorno…insalate, paste, grigliate, bistecche vegetali, frutti esotici, un minimo di preselezione della qualità dei prodotti e si mangia. Certo, stare dentro ai cibi è impossibile e non sempre puoi prevedere i risultati di quello che vai a mangiare, la certificazione di qualità non è una scienza esatta.”

M: “Ma allora è questo il tuo segreto! Ecco perché riesci a discutere serenamente di tutto il resto, a soffermarti su questi dettagli che a me sembrano inutili, a partorire riflessioni disinteressate e a ricordare i versi poetici dei libri…tu sei già sazia!”

J: “Può darsi, in effetti sì, mi sento sazia… e allora dedicarmi al resto è forse più facile che nel tuo caso, quando si è sazia al resto ci si dedica meglio, e con più serenità”.

M.Iammarrone

Chi sono

Mi chiamo Matteo Iammarrone, classe 1995. Vent'anni di cui almeno gli ultimi cinque passati a gironzolare qua e là per l'Italia e non solo. Altri impiegati in webdesign e programmazione.
Moltissimi altri impiegati a scrivere canzoni e poesie e ad usufruirne. Attualmente studio Filosofia presso l'Università di Bologna e cerco di sopravvivere ai suoi anni dieci (gli anni zero sono già morti da un pezzo!)

Non si esce sani dagli annidieci

La mia nuova silloge poetica edita con L'oceano nell'anima edizioni. Poesia intermezzata da prosa che la contestualizza, la introduce, la commenta. Un linguaggio in parte devoto al gergo giovanile e ai nuovi inglesismi, così come al cantautorato indie. Un affresco di sentimenti inclusivi, poliamori, storie poliglotte, polifunzionali, amori mai banali, liberi dall'ingombro del vecchio mondo. Riflessioni sulle narrazioni romantiche dominati, sulla proprietà, sul futuro del capitalismo e sul futuro stesso della poesia che è il futuro dell'uomo.

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Maggiori info

Presentazioni: - Pescara, 8 Luglio 2016 - H21:45 - Circolo Babilonia (Via Campobasso); - San Severo (Fg), 18 Luglio 2016 - H20:00 - I Sotterranei (Corso Gramsci) - Bari, 2 Agosto 2016 - Ex Caserma Liberata BOLOGNA, 9 Dicembre 2016 - Poco ma buono (Via dell'Unione) (Per organizzare nuove presentazioni scrivetemi a contatto@matteoiammarrone.com o dalla sezione Contatti)
(Poems in swedish language)

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