Il nascondiglio..breve racconto di ricordi passati

Lì dentro non si respirava,

per fortuna conservavo con me il mio mp3.

Lì dentro era buio, e non solo metaforicamente parlando.

Mi domandavo se il mio gesto, quella rottura dalla mia vita di tutti i giorni, quella coraggiosa ma più che altro incoscente scelta fosse stata quella giusta.

Sentivo il rumore delle forchette provenire dall’altra stanza, spostamento di piatti, utilizzo di posate e un acceso e familiare parlottare che sembrava quasi un focolaio di speranza nel freddo di Gennaio di quella notte furibonda.

Era una famiglia apparentemente felice e lei, la ragazza che ha fatto sì che tramutassi in realtà le mie fantasie più stravaganti, ne era un “pilastro reggente”.

“Ok, ma quando ritorna il “pilastro reggente”? Qui fa freddo, si sta stretti e la mia schiena è a pezzi!”

Urlavo queste parole a pensiero basso e intanto potevo origliare i loro discorsi in quanto il legno dell’armadio che circoscriveva il mio corpo non era un buon isolante.

Ogni secondo batteva lento e adesso so che quella lentezza così gravosa e superficiale è paragonabile alla lentezza del battito di un cuore all’idea di aver gettato via un amore, il mio amore. Ma questo lì dentro allora ancora non era chiaro, non era ancora chiaro che rimanere in città, prestare fedeltà a Chiara, alla ragazza che mi amava, sarebbe stata la cosa giusta, mi avrebbe reso felice.

Quando ebbi ascoltato almeno tre volte l’intera discografia dell’mp3, fu allora che l’anta fino a quel momento timidamente socchiusa si aprì. E nel volto di Anna riconoscevo la donna che mi aveva tentato, ci vedevo la donna che avevo tradito, ci vedevo il nulla e allo stesso tempo ci vedevo tutte e tre le cose assieme.

Le abbracciai le gambe quasi a voler pensare “Mea domina! Mi hai salvato!”, ma con un senso di disprezzo che trattenevo nell’inconscio e che da lì a poco sarebbe stato prossimo a liberarsi.

Quella notte assieme al fioco lume la passammo nella paura di essere scoperti..

15 Ottobre..a Roma c’ero e vi dico la mia..

Cio’ che è avvenuto il 15 Ottobre a Roma è molto complesso e necessita di una analisi approfondita, ma non mi dilungherò molto.

Comincio da una frase di Mao Tse Tung(o Zedong)

La rivoluzione non è un pranzo di gala; non è un’opera letteraria, un disegno, un ricamo; non la si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità e delicatezza, o con altrettanta dolcezza, gentilezza, cortesia, riguardo e magnanimità. La rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza con il quale una classe ne rovescia un’altra

Le violenze avvenute in piazza nella giornata dell’altro ieri sicuramente non sono rivoluzione, ma sono (per la maggior parte) dei casi una dimostrazione(giusta o sbagliata che sia) di rabbia sociale.

Studiando la storia ho imparato che se si vuole cambiare un sistema c’è bisogno di violenza e la frase che ho citato sopra lo sottolinea, ma come, in che contesto e quale violenza?

Di certo non quella avvenuta nelle strade romane l’altro giorno, certo spaccare la vetrina di una banca non è sbagliato considerando le responsabilità che hanno le banche della crisi economica e del debito pubblico, ma risulta sostanzialmente inutile.

Non mi sento di condividere nemmeno eventuali violenze contro abitazioni e auto di gente comune.

Tutto ciò’ che è avvenuto a Piazza San Giovanni doveva avvenire a Montecitorio!! Sotto i palazzi del potere!! Perché la violenza è necessaria per l’abbattimento di questo sistema, ma bisogna agire con intelligenza colpendo il cuore del potere! I politici, non gli sbirri!

Gli sbirri sono servi del potere, ma anche loro ne sono vittime..ah se solo se ne rendessero conto!

Ci sono tante altre considerazioni da fare, certo, come l’eterogeneità dei manifestanti(non tutti hanno gli stessi obbiettivi, comunisti e anarchici vogliono abbattere questo sistema, ma c’erano anche personcine perbene di “centro-sinistra” con l’intento di volere solo un nuovo governo di centro sinistra che farà lo stesso di Berlusconi..)…

Il fumo scuro e nero

macchiava e decorava

anche l’ultimo pezzetto di cielo di San Giovanni

Il frontone sulla piazza vasta

è scomparso dalla mia vista

e grida e tensioni e di confusione

l’aria è pazza!

Che quei padroni lì

con la puzza a naso

sui troni,

dai troni siano abdicati

Che di una società nuova

singhiozzi la folla gemita

o almeno a provarci..

a gemitar più forte

“Ma non è questa la decantata rivoluzione!”

scagliosa la disperazione

della proprietaria dei combustili per roghi

“Ancora a parlar di rivoluzione?”

intonato coro con moraleggiante intonazione

che si scaglia contro una pietra colta nell’intento

di un crollo bancario,

di un crollo in borsa,

di  una ipocrisia di massa.

E cosi’ quella fuga che

Cagol non terminò

E cosi’ quel torero che

Carlo Giuliani non azzannò

E così quella fame che l’incazzato

perbene non può avere

sospesa tra una strada, San Giovanni, e l’altra strada

si mantiene

E portaron dentro della gente i celerini

e costrinsero al condanno e al gabbio la loro anima innocente i celerini

e così il fumo nero e scuro decorava

anche l’ultimo giorno sicuro..

a San Giovanni.
(Scritta a Piazza San Giovanni il 15 Ottobre, M.Iammarrone)

Contro “la logica spietata del profitto che ci fa figli dell’impero culturale occidentale”

Il messaggio della canzone dei Baustelle è chiaro: viviamo in un mondo dominato dalla logica del profitto che provoca corruzione, sfruttamento, cupidigia ed iniquità..

Il 15 Ottobre tutti a Roma per la giornata degli incazzati a livello europeo! Contro questo governo, ma anche contro qualsiasi altro governo  di banche, sfruttamento, speculazioni e guerre! Per una società più giusta ed equa!

Come ci hanno insegnato gli indignati newyorkesi..noi siamo il 99 % !


Pensare dunque essere