Shakespeare & Co

E così mentre gli altri si abbuffano e qualcuno muore di fame io e il mio tastierista in poche ore scriviamo, registriamo e mixiamo questo piccolo regalino breve, semplice, ma intenso che ha come oggetto la Bellezza.
“Noi che siamo troppo giovani
per capire dei fiori di milioni di anni”

(150 milioni per l’esattezza).

Questa era per Michelle, che mi legge e mi ascolta da San Francisco.

Ne approfitto per ricordarvi del mio concerto di domani presso “I Sotterranei” (San Severo – Corso Gramsci) (Ingresso 3 euro e 50, buffet e vino incluso a volontà!)

L’orsacchiotto

Dopo una manciata di settimane di assenza apparente, settimane passate non solo a farmi “i cazzi miei”, ma anche a farmi quelli vostri (in qualche maniera) torno con una delle mie tante poesie, le mie tante “preghiere”, questa volta dedicata agli occupanti (famiglie con bambin*) dell’ex Telecom di Bologna che hanno materialmente resistito allo sgombero da parte degli sgherri repressivi dello Stato dell’edificio inutilizzato che avevano occupato per non dormire in strada.

L’ORSACCHIOTTO

Occupante del duemila,

compriamo un cappello a cilindro a tutti gli elettori del PD.

Perché è una nazione cilindrica questa qui, il PD,

il potere e il partito unico che lo mantiene.

Occupante del duemila,

regaliamoci uno spara-coriandoli per ogni ingiustizia che urliamo

dallo stomaco,

e con quello spareremo nastrini colorati

sui volti inebetiti dei dotti e degli economisti

dai muscoli botulinici.

Povero precario, che devi pagare per lavorare,

lottare per farti pagare,

sudare per sopravvivere,

c’era un tenero orsacchiotto nella stanza di tuo figlio,

si è impiccato al posto tuo

sul tetto di un palazzo.

Era il Cristo di peluche

Dei bambini che ci abitavano,

dei bambini che hanno dovuto vederlo morire

dal basso di un cortile,

lambiti dalle code di un esercito di gatti,

mentre giocavano sui letti d’erba,

sparsi e multicolorati come fiori che stanno per essere recisi

da muri di mattoni innazalti per impedirgli di sovrapporre gli steli,

di toccarsi le mani.

Precario del duemila,

per questo mezzogiorno ti ho preparato un’insalata

più gustosa di una ragazza Erasmus,

ma non devo certo vergognarmi delle mie similitudini innocenti

delle mie solitudini precarie

o del fatto che mi basta un segno d’amore d’oltreoceano

per sorridere di gusto.

Non devo vergognarmi perché qualsiasi cosa accada

sono sempre qui

e non smetto di raccogliere

le onde del tuo pianto

in carburante per il pugno

che segnerà la fine dell’oltraggio.
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M.Iammarrone

In radio si parla di me

Non so se la mia intervista di ben 30 minuti vi piacerà o meno. Non so nemmeno se sono riuscito a presentarmi bene o meno. Se tornassi indietro risponderei meglio ad alcune domande, sopratutto quelle relative all’ambito politico-filosofico. Ma i tempi radiofonici erano quelli e il tema centrale era la musica, non certo la nuova società e il suo “umano nuovo” che sogno. So solo che, esplicitamente o implicitamente, bene o male, sono uno di quelli dentro cui brucia il riscatto, la ribellione come necessità e non come passatempo e nemmeno come esercizio ginnico fine a se stesso, se faccio tutto questo, e spero di farlo sempre meglio, è soltanto perché dentro mi brucia la veemenza del riscatto del Bello sulle ingiurie, sulle brutture, sugli orrori piccoli e grandi, vicini e lontani di un Reale che si vuol far passare come normale.
Da un “artista”(o presunto tale) che si impegna per una rigenerazione etica dell’Umanità e una ricostruzione totale della civiltà occidentale.

Matteo.