Riflessioni, poesia e sfogo

“Lettera ad una prigioniera politica” premiata “per aver osato”

Alla mia composizione “Lettera ad una prigioniera politica” è stato assegnato il premio speciale “Per aver osato” nell’ambito del concorso “Una perla per l’oceano” organizzato dall’associazione poetica e piccola casa editrice “L’oceano nell’anima” (http://www.oceanonellanima.it/CC_varie15.php?scelta=risultati&page=1&pageau=1).

“Tutta la foga degli anni giovanili di chi freme in attesa del riscatto di una società idealizzata, che rompe gli argini dei valori che dovevano essere pilastri su cui poggiare le spalle durante il percorso di crescita per una giusta convivenza civile e sociale. La ricerca di un equilibrio nell’esistenza, in un’originalità descrittiva ricca di graffianti connotazioni lessicali che implodono nel testo, ben articolato di una mente che viaggia su binari che deragliano dall’ovvio e dalla banalità. Tesi e antitesi a confronto, in cui ritmo, semantica, suono, si sposano naturalmente lenendo il pragmatismo storico a favore della passionalità e del determinismo in cui, nonostante le disillusioni, fantasia e cuore signoreggiano.

In fondo all’amarezza, la più grande aspirazione è, e rimane l’avvento del tempo dell’Amore” (cit.)

Ci aggiungo io: la chiave di lettura di questo testo è tutta condensata nel verso di  un vecchio canto di lotta di Gianfranco Manfredi (Liberiamo) che recita: “siamo tutti prigionieri politici”. Nello specifico il testo si riferisce alla condizione femminile prevalente in troppe parti del nostro Paese, alle figlie delle casalinghe maschiliste dell’Italietta cattolica e provinciale, alle barriere di odio che innalza l’illusione di stare praticando amore. Ecco, quelle donne relegate alla sfera privata in nome di inutili paure, relegate da altre donne complici del macho sessista che le ha cresciute sono tutte, in senso ampio, “prigioniere politiche”, “siamo tutti prigionieri politici”!

Una colata di cemento e repressione
ci tiene incollati alle finestre di non più verdi città,
vite di conservanti e carte da pacchetti.
Come una nuvola si sfoga su fili elettrici scoperti
i vuoti d’aria degli spazi chilometrici
cortocircuitano i sentimenti che imboccano sentieri eretici
tuttavia mai arresi all’idea di non tornare ortodossi.
Ma come si combatte la sola malattia da cui si può essere affetti a vent’anni?
Intanto costruisciti la cura,
tu che puoi,
tu che mi hai portato su un’autostrada per l’Everest quando le acque del pianeta si mangiavano la terra,
tu fiume dove bere e perdere la memoria dei traumi della società passata.
Un’ora d’aria non vale l’altra.
Concediti la tua ora d’aria dall’altra parte del muro di Berlino,
al capolinea opposto di un treno senza orario,
e interroga le piogge prigioniera delle tue montagne apprensive,
con le tue maniere dolci,
interroga le tue compagne di cella
e convinci il tempo degli altri
a ritirarsi dal viaggio,
il tempo di quelli per cui noi
non avremmo che attimi,
loro non hanno che attici.
Non dargli scampo,
l’amore richiede un po’ di futuro.

Non si esce sani dagli anni dieci silloge

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Non si esce sani dagli anni dieci” conterrà poesie che declamo nei LIVE e tante altre che non si conoscono, oltre a reportage dei miei viaggi pubblicati estemporaneamente su questo blog.

Non si esce sani dagli anni dieci” sarà una raccolta di “componimenti che osano passare per fugaci e transitori, fremono dell’intima gioia di toccare il fuoco di questi anni con mano e bruciarsi, vogliono scottarsi, vogliono scottarvi e indurvi alla fuga, ad una fuga rocambolesca e spaziale, magari su Marte, sotto le effigi di una nuova civilizzazione, postuma ad una precedente decolonizzazione di ogni immaginario romantico ed economico, una fuga senza barconi però e senza astronavi, a piedi nudi sulle macerie taglienti e con le piante sanguinanti”

Non si esce sani dagli anni dieci” sarà dunque una raccolta di poesie intermezzate da brevi parti in prosa che le contestualizzano, le introducono, le commentano. Ho voluto utilizzare per gran parte delle composizioni un linguaggio per lo più vicino al gergo giovanile, ai nuovi inglesismi, a quello del cantautorato indie da cui sono massicciamente influenzato.

Non si esce sani dagli anni dieci” sarà una un affresco di amori inclusivi, sentimenti poliamorici, poliglotti, polifunzionali, amori mai banali, erotismi di viaggi che non sono folli, sono oltre. Poesie d’amore sì, poesie romantiche sì, ma senza gli ingombri del vecchio mondo.

Potrebbe essere tutto questo.

E una piccola casa editrice è interessata a pubblicarle, ma chiede un piccolo contributo iniziale per sostenere le spese delle prime copie. Donando pochi euro mi aiuterai in quest’impresa che ha il sapore di un piccolo sogno e, al termine della campagna, riceverai i premi che potranno consistere in una copia a prezzo stracciato del libro, in una copia autografata oppure in un live nel tuo locale o a casa tua o in un ringraziamento pubblico sul mio sito o su facebook.

http://kapipal.com/it/projects/non-si-esce-sani-dagli-anni-dieci/

Centocinquanta milioni di anni

Sembravano pagine di carta velina, spesse e colorate, sembrava una cineseria, ma era un prezioso diario da collezionista di oggetti chic quello che gli aveva messo tra le mani Michelle, uno sfizioso regalo dalla più bella libreria parigina, pubblicamente godibile a due passi da Notre Dame. Il biglietto ferroviario stropicciato che fuoriusciva dalla tasca sul retro dei pantaloni, e si bagnava assieme a quelle quattro banconote da dieci che sarebbero servite per avere un posto in cui sbattersi senza ammalarsi né farsi arrestare. Quei pantaloni non jeans, mai jeans, perché avevano superato ormai tutti i residui degli anni ottanta che non avevamo visto mai. I manoscritti di Michelle, i manoscritti dall’America svuotavano la loro poesia in una pozzanghera europea, le cadevano inavvertitamente nel fiume putrido di un marciapiede anonimo, si annacquavano per gioco sotto la pioggia battente durante quella che sembrava una corsa senza perché in un ostello rintracciato lì per lì sul web, dietro un’insegna col portiere che è italiano ma non sembra, nel quartiere Lingotto con la Mole che non è mai stata troppo bella. Andare a fottersi, nella nebbia. In una stanza coi fiori finti, artificiali.

– “Aspetta, non spogliarti. Li faccio prima diventare veri”

– “Non importa..”

Fossero mortali, non li capirebbero comunque. Hanno centocinquanta milioni di anni i fiori. Sono troppo vecchi. In due non arrivano a cinquanta. Sono troppo giovani. “Ci rivedremo il giorno prima della Rivoluzione. Anche se il tuo sarà l’ultimo Paese ma almeno quel giorno…saremo abbastanza maturi per essere loro”.

M.Iammarrone

Chi sono

Mi chiamo Matteo Iammarrone, classe 1995. Vent'anni di cui almeno gli ultimi cinque passati a gironzolare qua e là per l'Italia e non solo. Altri impiegati in webdesign e programmazione.
Moltissimi altri impiegati a scrivere canzoni e poesie e ad usufruirne. Attualmente studio Filosofia presso l'Università di Bologna e cerco di sopravvivere ai suoi anni dieci (gli anni zero sono già morti da un pezzo!)

Il mio libro

A sedici anni ho pubblicato "L'amore ai tempi del metrò"
Per saperne di più clicca qui

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