Riflessioni, poesia e sfogo

Centocinquanta milioni di anni

Sembravano pagine di carta velina, spesse e colorate, sembrava una cineseria, ma era un prezioso diario da collezionista di oggetti chic quello che gli aveva messo tra le mani Michelle, uno sfizioso regalo dalla più bella libreria parigina, pubblicamente godibile a due passi da Notre Dame. Il biglietto ferroviario stropicciato che fuoriusciva dalla tasca sul retro dei pantaloni, e si bagnava assieme a quelle quattro banconote da dieci che sarebbero servite per avere un posto in cui sbattersi senza ammalarsi né farsi arrestare. Quei pantaloni non jeans, mai jeans, perché avevano superato ormai tutti i residui degli anni ottanta che non avevamo visto mai. I manoscritti di Michelle, i manoscritti dall’America svuotavano la loro poesia in una pozzanghera europea, le cadevano inavvertitamente nel fiume putrido di un marciapiede anonimo, si annacquavano per gioco sotto la pioggia battente durante quella che sembrava una corsa senza perché in un ostello rintracciato lì per lì sul web, dietro un’insegna col portiere che è italiano ma non sembra, nel quartiere Lingotto con la Mole che non è mai stata troppo bella. Andare a fottersi, nella nebbia. In una stanza coi fiori finti, artificiali.

– “Aspetta, non spogliarti. Li faccio prima diventare veri”

– “Non importa..”

Fossero mortali, non li capirebbero comunque. Hanno centocinquanta milioni di anni i fiori. Sono troppo vecchi. In due non arrivano a cinquanta. Sono troppo giovani. “Ci rivedremo il giorno prima della Rivoluzione. Anche se il tuo sarà l’ultimo Paese ma almeno quel giorno…saremo abbastanza maturi per essere loro”.

M.Iammarrone

A dreamer sea

Look that sea. It’s our sea.

Our sea has never been so open. And we were looking for a land between Italy and Spain,

between her and me.

We were looking for, we were thirsty and we were dry almost,

don’t lose the coast, don’t forget the coast, it’s unforgivable and brave our sea,

but don’t forget me please, don’t forget our unforgettable hours,

become lovers without shame,

become shameless, remain naked lovers of nakedness,

we should one day start to love love, we should learn to do that,

we have to do that.

Il nutrimento

J. e M. in un universo che gira attorno al cibo e al nutrimento decidono di incontrarsi in uno di questi posti polivalenti del loro strano mondo, dove c’è innanzitutto una mensa, ma anche un parco giochi, un giardino, e dei libri.

J: “Allora, M. hai percorso diversi chilometri per venirmi a trovare, parlando di cose scottanti, come ti sembrano le posate di questa mensa? Certe volte le trovi sporche e molte altre fragili che quando tagli una portata ti si spezzano dentro e finisci per mangiare anche la posata”

M. annuiva. Non era di quello che voleva parlare, non era a quello che aveva pensato, M. aveva fame.

J., con voce da confessionale: “L’altro giorno ho sbagliato di grosso a farmi portare i sottaceti, la notte poi non sono riuscita a dormire per i crampi allo stomaco, dovevano essere più leggeri e meno speziati quei dannati sottaceti, ed invece mi hanno causato un coinvolgimento grastico-emotivo inaspettato, mai più guarda, mai più…”

M: “capisco”

J: “Guarda il cameriere poi, quello alto, biondino, che a trent’anni ha già le rughe, quello ogni volta che ti porta da mangiare sembra invidioso, è agitato, abbandona il piatto davanti alle tue fauci e scappa come avesse appena innescato un ordigno o come se il piatto stesso fosse radioattivo o come se la sua vista possa mettere a repentaglio la sua incolumità.”

E su quella scia si continuò, fino a che:

M: “Sarò sincero anch’io per una volta, se sono venuto qui è perché io, come è naturale…ho fame!”

J: “Hai fame?”

M: “Sì!”

J: “Ah bè, non è un problema mio. Io qui ci sto sempre e posso ordinare quello che voglio, quando voglio, a tutte le ore del giorno…insalate, paste, grigliate, bistecche vegetali, frutti esotici, un minimo di preselezione della qualità dei prodotti e si mangia. Certo, stare dentro ai cibi è impossibile e non sempre puoi prevedere i risultati di quello che vai a mangiare, la certificazione di qualità non è una scienza esatta.”

M: “Ma allora è questo il tuo segreto! Ecco perché riesci a discutere serenamente di tutto il resto, a soffermarti su questi dettagli che a me sembrano inutili, a partorire riflessioni disinteressate e a ricordare i versi poetici dei libri…tu sei già sazia!”

J: “Può darsi, in effetti sì, mi sento sazia… e allora dedicarmi al resto è forse più facile che nel tuo caso, quando si è sazia al resto ci si dedica meglio, e con più serenità”.

M.Iammarrone

Chi sono

Mi chiamo Matteo Iammarrone, classe 1995. Vent'anni di cui almeno gli ultimi cinque passati a gironzolare qua e là per l'Italia e non solo. Altri impiegati in webdesign e programmazione.
Moltissimi altri impiegati a scrivere canzoni e poesie e ad usufruirne. Attualmente studio Filosofia presso l'Università di Bologna e cerco di sopravvivere ai suoi anni dieci (gli anni zero sono già morti da un pezzo!)

Il mio libro

A sedici anni ho pubblicato "L'amore ai tempi del metrò"
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