Riflessioni, poesia e sfogo

Co-produci il primo album (con etichetta) dei Fitzroy!

Questo non è né un mini-saggio di politica, né una riflessione filosofica, né tanto meno una poesia.

Questo è invece un appello.

Oltre a cantare e suonare come singolo, come vi avevo annunciato e fatto capire più di una volta, sono anche penna e voce di un progetto electro-indie nato da circa un anno sulle ceneri di un altro che invece pre-esisteva da diversi anni: ci chiamiamo FITZROY (come il quartiere di Melbourne e come il capitano a capo della spedizione che portò Charles Darwin in giro per il mondo).

Dopo esserci sbattuti parecchio nel corso del 2014 per il nostro nuovo e più maturo lavoro (Luci, lampi e luminose sconfitte), abbiamo provato a cercare etichette indipendenti che ci promuovessero e ci siamo riusciti, ricevendo buoni riscontri. Quella con cui però vorremmo firmare il contratto ci ha (giustamente) chiesto di ri-registrare l’album più professionalmente, seguiti da loro, in un vero studio, nelle campagne di Ferrara, in una full-immersion in Agosto.

Per fare ciò ci servono fondi e per sostenere tali spese abbiamo avviato una campagna di crowdfunding su musicraiser.


In cambio di un contributo ci sono esclusive e fantastiche ricompense!!

Un aiuto a noi è un aiuto alla musica nuova.

Grazie.

PER CONTRIBUIRE: http://www.musicraiser.com/it/projects/4008-luci-lampi-e-luminose-sconfitte

 

A voi che illuminate i miei scaffali

Anche se qui, fuori di me,

tutto è stato digitalizzato,

il presente, il futuro, il passato

le vostre passeggiate dentro di me

sono ancora tangibili,

più reali di un cuore sulla via di una tachicardia

da orgasmo.

A voi che illuminate gli scaffali della mia biblioteca interiore,

in un ricerca incessante che non si ferma ai titoli,

devo quanto meno una dose inquantificabile di elettricità,

anche se obietterete che non vi devo niente,

io ve la dono comunque, senza per questo però pretendere

che continuiate ad illuminare quei titoli, ad aggirarvi per questa

biblioteca che è dentro di me, dove alcuni ricordi sono chiari e disponibili

ed altri aspettano invece di essere scoperti da voi due,

dalle vostre luci, dalle vostre torce curiose, sane, amabili.

Senza per questa ragione farvi la guerra: ce n’è per tutti, ce n’è per più di una.

A quest’ora lo sfogli tu un ricordo,

a quell’altra ora lo sfoglierà lei,

domani diventiamo una cosa sola io e te, ma temporaneamente (e guai a chi pensa che

sia eternamente! Perché è nella temporalità che sta l’autentico indissolubile!),

dopodomani diventiamo un’altra cosa ancora io e lei, e sempre temporaneamente,

mai in eterno, così che ricominciare sia sempre più bello e soprattutto che farsi l’amore,

con lo sfrigolare dei pensieri o col frusciare dei corpi, non diventi un automatismo.

Tra gli scaffali della mia biblioteca interiore sento i vostri passi,

e quando non ci siete avverto i miei,

e quando anche i miei non bastano (ma dannazione bisognerà pure imparare a farseli

bastare) mi nutro degli echi che hanno lasciato i vostri. Consulto i cassetti della

memoria e rispolvero quelli dell’inconscio. Faccio lo stesso nelle vostre biblioteche, e

sempre col vostro permesso: ci trovo altri bibliotecari a farmi compagnia e di libri da

leggere, da sottolineare e da ricatalogare ce n’è per tutti, ce n’è a iosa!

A voi che illuminate i miei scaffali: energizziamoci tutti assieme e facciamolo sul serio,

come fosse un continente da alimentare il domani.

27/02/15 – M.Iammarrone

Poliamore: impegno e responsabilità nell’era del disimpegno

Stiamo naufragando. Si salvi chi può.

L’epoca più ideologica della Storia è anche quella dell’apparente  disimpegno acuto e dell’individualismo feroce sulla scia di un rampantismo neoliberista nel quale molti, troppi giovani credono di intravedere una scialuppa di salvataggio con un posto singolo (il loro)(senza avere nemmeno la consapevolezza dell’ideologia a cui nel momento in cui la pensano in quel modo stanno aderendo: quel neoliberismo variopinto e variegatamente sfumato di cui è difficile tracciare una genealogia). Ognuno come può si illude di potersi salvare da solo, nella sua marcia scialuppa dorata, tra le onde dell’indefinitezza dei valori, lo smarrimento delle identità e il relativismo etico: ingredienti per il pane quotidiano di un disimpegno lacerante.

In questo contesto esplosivo e tra i marinai e i passeggeri del “si salvi chi può”, tanto toccata terra ci accontenteremo pure di un posto in un call center (dodici ore, contratto precario, mobbing e mercificazione), la pratica del poliamore non salverà certo l’economia, ma forse l’etica sì: si configura come un traguardo di impegno e responsabilità nell’era del disimpegno e dell’irresponsabilità. Impegno su due fronti essenzialmente:

– Un “ovvio”(ma non troppo) impegno “relazionale-personale”, in quanto intrattenere relazioni con più partner nella piena consapevolezza di tutti i coinvolti  è un impegno proporzionale al loro numero e richiede cospicue energie fisiche e psicologiche

– Un impegno “epocale”, nel senso di epoca, di contesto storico: il sottoscritto spera che tra cinquant’anni sarà necessario solo il primo tipo di impegno e  che questo “impegno epocale” non sarà più necessario, ma fino a quando si tratterà di incarnare un modello nuovo, emergente, finanche necessario, “essere poly” non riguarderà mai soltanto la sfera privata, il poliamoroso non potrà dirsi “apolitico” né tanto meno disimpegnato, sul piano personale-relazione sicuramente, ma nemmeno sul piano collettivo (o “epocale”, come l’ho definito in riferimento alla portata storica del suo stile di vita, alla sua “missione”).

Perché il poliamore non è, specialmente in una fase come questa (che richiederebbe analisi molto più approfondite e di cui si potrebbe dire tanto, ma di cui ho accennato alcuni tratti all’inizio dell’articolo), il poliamore non è solo uno stile relazionale con sistema di valori (codice etico) al seguito a cui si aderisce per svariati motivi o di cui ci si sente parte integrante: il poliamoroso, che lo sia per scelta o “per spirito”, si scontra infatti con una società quanto più lontana dai valori del poliamore, e si ritrova dunque a ricoprire un ruolo marginale e d’avanguardia al tempo stesso, anche qualora non lo volesse, anche qualora non se ne sentisse all’altezza, si ritrova sempre più spesso a dover spiegare, analizzar(e/si), demistificare, illustrare, proporre, convincere…e nulla è più politico di tutto ciò.

Chi sono

Mi chiamo Matteo Iammarrone, classe 1995. Diciannove anni di cui almeno gli ultimi quattro passati a gironzolare qua e là per l'Italia e non solo. Altri impiegati in webdesign e programmazione.
Moltissimi altri impiegati a scrivere canzoni e poesie e ad usufruirne. Attualmente studio Filosofia presso l'Università di Bologna e cerco di sopravvivere ai suoi anni dieci (gli anni zero sono già morti da un pezzo!)

Il mio libro

A sedici anni ho pubblicato "L'amore ai tempi del metrò"
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