Riflessioni, poesia e sfogo

#Tomorrowland 5

Due chitarre, una tastiera, un sistema di luci telecomandate. Colori a comando. La neve ci cingerebbe le ginocchia se solo fossimo al piano zero. Per favore, immaginateci sommersi di quadri nordici: li ha fatti Amanda. Non hanno titolo. Ma per l’esposizione che sta preparando li doterà di descrizione. Due parole in croce, in svedese, per presentarli al pubblico studentesco della sua scuola. Amanda indossa un berretto targato “Stockholm – Sverige” anche al chiuso. Sono così casual e queer questi berretti indossati al chiuso.

Non ci sono orsi grassi sulle sue tele, ma fusti alti da taiga, un sol dell’avvenire cosmico e una grande luna. I colori ad olio con preponderanza di rosso fuoco, blu oltre mar baltico e verde scuro Svezia estiva.

Questo – affermo – è tipicamente scandinavo! Se fossi nata altrove avresti dipinto alberi d’olivo o piramidi e stelle sorridenti. E questo anche, questa versione tutta tua dell’urlo di Munch a due teste invece che una. Anche questa cosa è tipicamente scandinava. Trasfigurazione su tela di quelle grida interiori disperate che tra cento anni, quando svilupperete la telepatia, vi faranno scoppiare la testa e le vostre aspirapolvere aspireranno le lacrime dei suicidi e quelle di gioia dei migranti che sono riusciti ad integrarsi.

L’ultima tela che mi mostra contiene un elemento esotico: la caricatura di un elefante. L’Africa arriva anche qui. Resto sbigottito. Il contrasto con l’urlo è drammatico. Ma è proprio su questo dramma che si regge l’equilibrio della contaminazione culturale, che per ora corre più veloce del ricambio genetico.

Dopo questo fiume di reminiscenze, penso che vorrei tornare indietro. Tornare all’8 Novembre alternativo, quello dove Donal Trump non vinse le presidenziali americane, (le vinse Bernie Sanders) e quella stessa sera ora italiana farneticavo con Amanda sul materasso altezza parquet.

La svedese Amanda. Qualsiasi maschio latino l’avrebbe chiamata peccato di gola. Io potevo limitarmi a non chiamarla. Le cose andarono però diversamente. E quella sera dell’8 Novembre mi ritrovai a bestemmiare in tutte le lingue che conoscevo e calciare la neve per strada per sfogo desiderando un bagno freddo nel ruscello appena decongelato del vicino. La svedese Amanda. Qualsiasi maschio latino l’avrebbe chiamata peccato di gola. Peccato che fosse bellissima ed io di bellissimo non avevo un Paese semi-socialista sulla carta di identità, né la Delorean di Martin di Ritorno al Futuro per provare a cambiare il passato, ma solo il mio bellissimo essere perdente, perdente più che neutrale, perdente più che bello, non classificabile più che italiano.

dscn1626

M.Iammarrone

Tomorrowland #2

dscn1335

In un novembre freddo come il tuo appartamento

quando me ne sono appena andato

non ho nulla da chiedere alle luci del nord.

In una giacca inadatta a queste tempeste bambine

cerco una giacca bianca e inafferrabile come

un sole dell’Orsa.

Ma non ho barche da usare per attraversare le frontiere

tracciate dai corpi addomesticati

lungo le traiettorie delle petroliere esuberanti.

Non prenderlo come uno scherzo

le onde quando ti spettinano portano indietro i capelli sul serio.

Non prenderlo come uno scherzo

lascia che i vicini se ne freghino,

che le macchinazioni sui futuri intellettuali da bastonare e sulle pizze da non ordinare

abbiano luogo.

Non prenderlo come uno scherzo

mi imbucherò nelle petroliere

e finirò nella tua automobile anche se non ho barche da usare

per raggiungere le petroliere ma solo occhi stanchi

di non vedere più animali selvatici invidiarci.

M.Iammarrone

“Lettera ad una prigioniera politica” premiata “per aver osato”

Alla mia composizione “Lettera ad una prigioniera politica” è stato assegnato il premio speciale “Per aver osato” nell’ambito del concorso “Una perla per l’oceano” organizzato dall’associazione poetica e piccola casa editrice “L’oceano nell’anima” (http://www.oceanonellanima.it/CC_varie15.php?scelta=risultati&page=1&pageau=1).

“Tutta la foga degli anni giovanili di chi freme in attesa del riscatto di una società idealizzata, che rompe gli argini dei valori che dovevano essere pilastri su cui poggiare le spalle durante il percorso di crescita per una giusta convivenza civile e sociale. La ricerca di un equilibrio nell’esistenza, in un’originalità descrittiva ricca di graffianti connotazioni lessicali che implodono nel testo, ben articolato di una mente che viaggia su binari che deragliano dall’ovvio e dalla banalità. Tesi e antitesi a confronto, in cui ritmo, semantica, suono, si sposano naturalmente lenendo il pragmatismo storico a favore della passionalità e del determinismo in cui, nonostante le disillusioni, fantasia e cuore signoreggiano.

In fondo all’amarezza, la più grande aspirazione è, e rimane l’avvento del tempo dell’Amore” (cit.)

Ci aggiungo io: la chiave di lettura di questo testo è tutta condensata nel verso di  un vecchio canto di lotta di Gianfranco Manfredi (Liberiamo) che recita: “siamo tutti prigionieri politici”. Nello specifico il testo si riferisce alla condizione femminile prevalente in troppe parti del nostro Paese, alle figlie delle casalinghe maschiliste dell’Italietta cattolica e provinciale, alle barriere di odio che innalza l’illusione di stare praticando amore. Ecco, quelle donne relegate alla sfera privata in nome di inutili paure, relegate da altre donne complici del macho sessista che le ha cresciute sono tutte, in senso ampio, “prigioniere politiche”, “siamo tutti prigionieri politici”!

Una colata di cemento e repressione
ci tiene incollati alle finestre di non più verdi città,
vite di conservanti e carte da pacchetti.
Come una nuvola si sfoga su fili elettrici scoperti
i vuoti d’aria degli spazi chilometrici
cortocircuitano i sentimenti che imboccano sentieri eretici
tuttavia mai arresi all’idea di non tornare ortodossi.
Ma come si combatte la sola malattia da cui si può essere affetti a vent’anni?
Intanto costruisciti la cura,
tu che puoi,
tu che mi hai portato su un’autostrada per l’Everest quando le acque del pianeta si mangiavano la terra,
tu fiume dove bere e perdere la memoria dei traumi della società passata.
Un’ora d’aria non vale l’altra.
Concediti la tua ora d’aria dall’altra parte del muro di Berlino,
al capolinea opposto di un treno senza orario,
e interroga le piogge prigioniera delle tue montagne apprensive,
con le tue maniere dolci,
interroga le tue compagne di cella
e convinci il tempo degli altri
a ritirarsi dal viaggio,
il tempo di quelli per cui noi
non avremmo che attimi,
loro non hanno che attici.
Non dargli scampo,
l’amore richiede un po’ di futuro.

Chi sono

Mi chiamo Matteo Iammarrone, classe 1995. Vent'anni di cui almeno gli ultimi cinque passati a gironzolare qua e là per l'Italia e non solo. Altri impiegati in webdesign e programmazione.
Moltissimi altri impiegati a scrivere canzoni e poesie e ad usufruirne. Attualmente studio Filosofia presso l'Università di Bologna e cerco di sopravvivere ai suoi anni dieci (gli anni zero sono già morti da un pezzo!)

Non si esce sani dagli annidieci

La mia nuova silloge poetica edita con L'oceano nell'anima edizioni. Poesia intermezzata da prosa che la contestualizza, la introduce, la commenta. Un linguaggio in parte devoto al gergo giovanile e ai nuovi inglesismi, così come al cantautorato indie. Un affresco di sentimenti inclusivi, poliamori, storie poliglotte, polifunzionali, amori mai banali, liberi dall'ingombro del vecchio mondo. Riflessioni sulle narrazioni romantiche dominati, sulla proprietà, sul futuro del capitalismo e sul futuro stesso della poesia che è il futuro dell'uomo.

Ordina Libro Ordina E-book

Maggiori info

Presentazioni: - Pescara, 8 Luglio 2016 - H21:45 - Circolo Babilonia (Via Campobasso); - San Severo (Fg), 18 Luglio 2016 - H20:00 - I Sotterranei (Corso Gramsci) - Bari, 2 Agosto 2016 - Ex Caserma Liberata BOLOGNA, 9 Dicembre 2016 - Poco ma buono (Via dell'Unione) (Per organizzare nuove presentazioni scrivetemi a contatto@matteoiammarrone.com o dalla sezione Contatti)

Statistiche

Frase del giorno

Cerca treni

Stazione di partenza (es. "Pescara Centrale"): Stazione di arrivo (es. "Roma Tiburtina")