Voglio essere sporco

Voglio rotolarmi nel fango,
nelle viscere dei prati, delle nevi,
nelle ombre snervanti, nei fiumi fatati
Voglio essere sporco.
Voglio sporcarmi di liquore
e navigarci con te dentro, appiccoso, appicosi, appiccicato.
Voglio essere sporco.
Voglio scrollarti la terra di dosso
ma solo per gettartene altra
Voglio leccarti la terra e la melma sui seni
ma solo per purificarti, solo per benedirti perchè io sono un porco deo.
Voglio essere sporco.
Voglio morderti tutta la pelle perchè ho fame di gloria vinosa e gaudente
Voglio essere sporco.
Voglio sporcarmi, sporcarti, sporcarci, farci sporcare di tutto,
del tatto, di ciò che disseminiamo in giro, nel senso: proprio tutto.
Voglio sporcarmici con te, voglio sporcarmi. Voglio essere sporco.


Dolce distruzione di un amore

Io sono stato dove tu
m’hai lasciato imbevuto
zuppo esausto di liquore

Non ricordo più il colore
Non ricordo più come gli girava in quell’istante

Forse affogavo nel sudore freddo
O forse raffreddavo la luce del lampione cangiante

Io sono morto dove lei
m’ha pugnalato il viso
sfregiato, sfitto, scomposto dal gioco

Non ricordo più l’odore
Non ricordo più il sangue
come le girava in quell’istante

Forse sapeva di vetri dei lampioni
O forse sintonizzava il suo grido su antichi e nuovi dolori


Nella stanza di salvataggio

C’è un aria,
la stanza è forte
l’aria è una prigione
la stanza è una prigione,
un emozione gradevole.

C’è una storia,
il narratore non esiste
la storia è la prigione,
il narratore è prigioniero
e forse è l’autore.

C’è un sisma,
l’altra non ricambia,
il sisma è un sospiro,
l’altra non si sposta
e forse è immaginazione

C’è un chiasma
la parola inganna ogni metrica
il chiasma è nel tempo delle parole
la parola l’altra la ignora,
troppo scontata per essere vera,
troppo vera per essere buona.