In radio si parla di me

Non so se la mia intervista di ben 30 minuti vi piacerà o meno. Non so nemmeno se sono riuscito a presentarmi bene o meno. Se tornassi indietro risponderei meglio ad alcune domande, sopratutto quelle relative all’ambito politico-filosofico. Ma i tempi radiofonici erano quelli e il tema centrale era la musica, non certo la nuova società e il suo “umano nuovo” che sogno. So solo che, esplicitamente o implicitamente, bene o male, sono uno di quelli dentro cui brucia il riscatto, la ribellione come necessità e non come passatempo e nemmeno come esercizio ginnico fine a se stesso, se faccio tutto questo, e spero di farlo sempre meglio, è soltanto perché dentro mi brucia la veemenza del riscatto del Bello sulle ingiurie, sulle brutture, sugli orrori piccoli e grandi, vicini e lontani di un Reale che si vuol far passare come normale.
Da un “artista”(o presunto tale) che si impegna per una rigenerazione etica dell’Umanità e una ricostruzione totale della civiltà occidentale.

Matteo.

Per un 2014 dell’uomo nuovo

Sarò molto breve stavolta, sto scrivendo d’impeto. Sarò breve, dicevo.
Spero che questo 2014 sia un nuovo passo verso la formazione di una “umanità nuova“, una umanità di cui abbiamo bisogno tutti per continuare a definirci “umani” con la U maiuscola, una umanità “progressista” e non l’umanità “”di destra”” a cui ci educa il pensiero dominante, i cui valori fanno leva sugli istinti primordiali (e ormai obsoleti) annidati nella natura umana (l’egoismo che determina le strutture economiche del capitalismo, la mancanza di una scienza condivisa e di una vera coscienza di sé che genera le religioni e le superstizioni, ancora l’egoismo che genera amori malati monogami e possessivi, l’istinto della territorialità del villaggio che genera confini che generano a loro volta guerre, ecc…ecc…). Spero ci sia una rigenerazione. Parlo sopratutto alla mia di generazione: lasciamoci alle spalle l’incoscienza, l’indifferenza, il vivere alla giornata, il si fa, si dice, le tradizioni, l’essere pali, l’essere echi. Siamo alberi e non pali! Cominciate da voi stessi, ponetevi alcune domande. Una volta avviata la rivoluzione interiore si potrà parlare di economia e dei meccanismi che stanno alla base del nostro sistema perverso. Ma prima rivoluzionate la vostra interiorità, prima dovete capire perché mangiate certe cose piuttosto che altre (“L’uomo è ciò che mangia” diceva Feuerbach), dove hanno origine quelli che credete siano vostri desideri ma in realtà sono desideri che in anni di indottrinamento vi sono stati infusi, perché amate in un certo modo piuttosto che in un altro, perché conoscete un solo modo di amare, perché non sapete che la gelosia è l’anti-amore per eccellenza, gelosia è egoismo (in quanto non c’è nulla di più egoista del capriccioso desiderio che il vostro partner limiti le proprie esperienze per compiacervi), gelosia è insicurezza, insicurezza che qualcuno (o qualcosa) possa sottrarvi il partner, ma se è il legame è solido, è autentico come può questo accadere? Se poi c’è una presa di coscienza di un innamoramento parallelo e si riconosce questo fenomeno come “normale”(incanalandolo nel cosìdetto poliamore) come può questo accadere?
Mi si obietterà che la gelosia è un istinto naturale: vero. Come tutti gli istinti naturali ai tempi dell’età della pietra servivano alla sopravvivenza (immaginate a cosa serviva la gelosia :P), ma anche ammazzare uno che ci ha fatto un torto è un istinto naturale e allora? Che facciamo? Ammazziamo tutti quelli che ci hanno fatto un torto o che non ci sono simpatici? No, col tempo abbiamo imparato a ponderare e ad accantonare questo istinto, così avverrà (e sta avvenendo, iniziando da noi, avanguardia poliamorosa) con la gelosia, abbiamo imparato non a reprimerla, bensì a capirla, a rimodularla, ad incanalarla.
Chiedetevi infine che senso ha tutto quello che fate ogni giorno, se ne vale davvero la pena piangere o ammazzarvi per dei fottuti e insignificanti voti scolastici, per un perverso sistema che si spaccia per educativo, si spaccia per macchina culturale ma è culturale quanto uno show di canale 5 ed è libero quanto un detenuto politico in regime 41 bis. Chiedetevelo e Buon 2014.
 
Se ti interessa il discorso sugli istinti primordiali leggi anche: Perché la gelosia è una meravigliosa opportunità

I Cani al Circolo degli Artisti

C’è un artista in circolo al Circolo degli Artisti: si chiama Niccolò Contessa. E’ il frontman de “I Cani“. Niccolò Contessa, lo schivo (ex) nerd che danza al ritmo delle sue canzoni alla console. Ed è lui la console, l’appendice più importante dell’intero effetto sonoro globale che pervade questi animi diversi, creativi, speciali, tutto tranne normali. E’ tutt’uno con le sue canzoni, un feticcio spirituale, un martire mostruoso, un mostro sempre incruento e concentrato nella sua mission poetica. E’ luce stroboscopica, anzi no soffusa. E’ proiezione, anzi proiettore. O forse lui non esiste ed è solo una nostra proiezione. O forse sono le sue canzoni ad averlo materializzato in quelle precise coordinate a mezzo metro da me che sono in prima, primissima fila a squarciarmi la gola. Penso che forse sono le sue canzoni ad aver plasmato la sua persona, come ha fatto la razza umana con Dio. E mentre lui sputa, dita femminili danzano sulla mia felpa, danzano con Niccolò. E l’onda della calca danza con lui e con quelle dita che mi sfiorano la felpa, ma quelle dita danzano meglio dell’onda della calca e forse anche meglio di Niccolò stesso: lo fanno con più ostinazione, con maggiore precisione e medesimo spirito lascivo: lasciarsi trascinare dalla corrente, è questo l’imperativo.

Per poco non ci feriamo noi della primissima fila: l’onda della calca è sentimento, ma anche fisica della materia, traduzione concreta, trasduzione di moto: i cancelli di contenimento la reggono a malapena quell’onda e noi della primissima fila siamo l’ultimo pezzo del domino di spettatori, ci tocca tamponare tutta l’energia, incassare tutti i colpi. Intanto uno dei penultimi pezzi femminili del domino continua a tamburellarmi la felpa e la schiena, ai ritmi di Niccolò, con la medesima ostinazione. E danzano queste dita. Finalmente comincio a vederle, in una delle soffuse intermittenze: si intrufolano tra le mie ascelle lasciandosi cadere sulla sbarra di metallo del cancello di contenimento: dapprima sono smaltate di rosso, un flash, qualche altro verso del cantautore, uno spintone e diventano rosee, naturali: scelgo di accarezzare queste naturali.  Faccio la scelta giusta. Carpe diem.

M.Iammarrone

*Fotografia dal palco recuperata sulla pagina ufficiale della band: https://www.facebook.com/icaniband?fref=ts

A parte questo mio brevissimo racconto c’è da dire che il talentuoso Niccolò aveva profetizzato la serata già nel suo primo album:

Aggiornamento (Febbraio 2014): il racconto sovrastante è stato inserito tra i racconti della rubrica “People and City” di Deda Edizioni