Libri & Letteratura

Ho sentito la mia voce in un disco chiamato Terra

Vasco Brondi è ormai ultratrentenne. Nonostante ciò e il fatto che non sia più un novellino, non riesco a cessare di percepirlo come un mio compagno di viaggio, come un amico di strada e di autostop e di terre aride e locali in cui non ti pagano, un mio pari solo un po’ più cresciuto e soprattutto solo un po’ più famoso.

Quando scriveva e registrava “Terra“, il suo nuovo disco che qui di seguito posto, deve essersi sintonizzato su quelle stesse radio di guerra che trasmettono “racconti di battaglia” su cui ero sintonizzato io mentre scrivevo “Non si esce sani dagli anni dieci” (2016). Ed è proprio di anni dieci, non a caso, che parla un recente articolo di Repubblica che, come poche volte era successo, loda il suo nuovo lavoro. Sembra insomma che il pregio di uno che considero un poeta, un autore sicuramente troppo spesso bistrattato e sottovalutato, sia ora crescentemente riconosciuto.

E nel nuovo disco Vasco non ha paura di contaminarsi, continua ad innovarsi quanto e più di come aveva già fatto con “Costellazioni” (2014), stavolta sperimentando sonorità etniche e forse una leggera vena pop. Nei testi però lo sguardo è sempre in alto, verso lo spazio, ma stavolta più calibrato, verso la terra e i suoi “orizzonti infiniti”. E ciò che fa, mi pare, sia raccontare gli anni dieci. Gli stessi spazi di guerra. I bambini. I migranti. L’iperconnettività e la realtà che “sporca, è lì da qualche parte”. La moltitudine e la solitudine con le sue tentazioni suicide di cui avevo scritto in una canzone inedita composta in Svezia ispirandomi ad una mia vicina di casa. Moltitudine o solitudine contrapposte come alternative. Il pensiero va all’aut-aut che presento in una poesia del mio libro tra l’i-phone e il futuro (“Volete il futuro o volete l’phone?”).  Una certa religiosità laica fa da eco sullo sfondo di questo disco (“nei secoli dei secoli, nei secoli dei secoli”, “e mi liberi dal male”). Liberarsi dal male, dal male e dalla tentazione di fermarsi, gli faccio eco con un’altra mia canzone. Il dio in gioco è quello dei senza dio-post moderni di cui pure parlo nel mio libro. Che forse sono i social, forse è la poesia, forse è qualcos’altro. Il viaggio anche in Vasco domina ancora. Un viaggio intergalattico di cui la cifra sembra essere “L’amore e la violenza”, per citare un altro bel disco (quello dei Baustelle). Intergalattico sì, ma ancora assolutamente terreno.

Lettera da un’epoca che accuso

Del malessere si può fare un’arte
le ultime parole di Michele
prima di morire da filosofo
l’arte di spiegare perché lo si sta facendo.
I giornalisti pagati per raccontare
quelli in alto per somministrargli il veleno.
Sono stufo di sprecare sentimenti, desideri e chiedersi cos’è vincere
sono stufo di sentirmi dire che chi è sensibile avrà un reddito garantito
il sonno antropologico del mondo quello dei trentenni cancellato dai sessantenni sessantottini.
Quando cadde sul pavimento
San Remo in onda già stava andando
cantando canzoni d’amore vuoto speravano che nessuno seguisse l’esempio
La mia epoca la accuso di alto tradimento come una matrigna che non ha accolto suo figlio
la mia vendetta è questa se sarete più bravi quando avrete fame ne troverete una migliore
M.Iammarrone

Non si esce sani dagli anni dieci

Non si esce sani dagli anni dieci (2016, L’oceano nell’anima edizioni) è il mio nuovo libro. Ordinabile dalla sezione libri di questo sito oppure acquistabile presso alcune librerie che trovate segnalate nella stessa pagina. La versione E-Book è invece acquistabile da questo link.
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125 pagine di poesie intermezzate da brevi parti in prosa che le contestualizzano, le introducono, le commentano. Come se la prosa fosse il mio mondo che, almeno in parte è anche il vostro e la poesia qualcuno che mentre lo attraversate vi chiede di fermarvi un attimo, di costruirvi una parentesi poetica nella prosaicità del quotidiano. Un messaggio dalle muse, un post-it su un monitor, a terra, nel cielo di un parco.
Come sono queste poesie? Direi composizioni per lo più devote ad un gergo
giovanile, ai nuovi inglesismi, al linguaggio del cantautorato indie da cui sono massicciamente influenzato. Non poesie ordinarie e quasi mai metricamente regolari. Poesie sperimentali diciamo.
Poesie che affrescano amori inclusivi, sentimenti poliamorici, poliglotti, polifunzionali, amori mai banali.
Poesie romantiche insomma, ma senza gli ingombri del vecchio mondo.
Questo mio libro medita assieme al lettore.  Si chiede cosa sia l’amore e smonta le narrazioni romantiche dominantiriflette sul senso della proprietà, sul futuro del capitalismo e sul futuro stesso della poesia che poi è il futuro dell’uomo. Lo fa attraverso la poesia stessa, e le brevi parti in prosa. La poesia come distruzione e ricostruzione della realtà, immaginazione utopica che non è da contrapporre alla razionalità, ma è la necessaria estensione della razionalità stessa così come la scienza non è nemica dell’immaginazione o della letteratura (che pure deve essere consapevole delle propria finzione), ma una necessaria alleata. La poesia insomma non è morta, ma viva più che mai attraverso i post-it, i post sui social network e il cantautorato indie, e può salvarci, può svolgere un ruolo chiave in quel salvataggio collettivo che tanto auspico, ha un ruolo politico (non a caso uno dei primi paragrafi introduttivi si intitola “A cosa serve la poesia: una polemica politica”). Sono questi i temi principali, temi che sto cercando di approfondire e di trattare in maniera più chiara e definita nel corso delle presentazioni, anche suscitando polemiche e alimentando dibattiti (perché no).
Di seguito trovate il video dei primi 20 minuti di presentazione a Pescara presso il Circolo Babilonia (per scoprire le date delle prossime presentazioni tenete d’occhio il box di facebook nella colonna destra di questo blog oppure andate nella sezione libri).

Chi sono

Mi chiamo Matteo Iammarrone, classe 1995. Vent'anni di cui almeno gli ultimi cinque passati a gironzolare qua e là per l'Italia e non solo. Altri impiegati in webdesign e programmazione.
Moltissimi altri impiegati a scrivere canzoni e poesie e ad usufruirne. Attualmente studio Filosofia presso l'Università di Bologna e cerco di sopravvivere ai suoi anni dieci (gli anni zero sono già morti da un pezzo!)

Non si esce sani dagli annidieci

La mia nuova silloge poetica edita con L'oceano nell'anima edizioni. Poesia intermezzata da prosa che la contestualizza, la introduce, la commenta. Un linguaggio in parte devoto al gergo giovanile e ai nuovi inglesismi, così come al cantautorato indie. Un affresco di sentimenti inclusivi, poliamori, storie poliglotte, polifunzionali, amori mai banali, liberi dall'ingombro del vecchio mondo. Riflessioni sulle narrazioni romantiche dominati, sulla proprietà, sul futuro del capitalismo e sul futuro stesso della poesia che è il futuro dell'uomo.

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Maggiori info

Presentazioni: - Pescara, 8 Luglio 2016 - H21:45 - Circolo Babilonia (Via Campobasso); - San Severo (Fg), 18 Luglio 2016 - H20:00 - I Sotterranei (Corso Gramsci) - Bari, 2 Agosto 2016 - Ex Caserma Liberata BOLOGNA, 9 Dicembre 2016 - Poco ma buono (Via dell'Unione) (Per organizzare nuove presentazioni scrivetemi a contatto@matteoiammarrone.com o dalla sezione Contatti)
(Poems in swedish language)

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