Filosofia

Discussione della tesi di laurea “Natura e cultura in relazione al problema della monogamia”

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Il 12 Luglio 2017 presso l’Aula Mondolfo della sede di Via Zamboni 38 della Facoltà di Filosofia dell’Università di Bologna sono stato proclamato “dottore in Filosofia”. Un piccolo passo per Matteo Iammarrone, uno step forse non proprio minuscolo per le sue battaglie. C’è ancora moltissimo da fare. Letture da intraprendere. Pensieri da rimettere in ordine. Città (semi)angloparlanti da (de)colonizzare. Ma un piccolo passo, sia pure simbolico, è pur sempre un passo. E incoraggia. Rinvigorisce il cammino. Anche quando si crede poco nei pezzi dei carta, o nei numeri.

Ringrazio nel frattempo, e lo faccio sentitamente, coloro che erano presenti quel giorno: Alma, Anna, Ludovica, Tommaso, Ilaria. Nomi che non vi diranno molto, ma che io associo alla bellezza. Ringrazio inoltre i miei genitori, mia sorella e la commissione nonché le milioni (potenzialmente miliardi) di persone in giro per il mondo che hanno bisogno del poliamore e che con la tesi che ho discusso Natura e cultura in relazione al problema della monogamia spero di aver in qualche modo supportato. Una goccia di freschezza nel lago troppo spesso insipido e asettico del mondo accademico. Ringrazio a tal proposito il mio relatore per la sua disponibilità e lungimiranza. Sono state centinaia le persone, tra conoscenti, sconosciuti o semi-sconosciuti che dopo aver appreso la notizia, si sono congratulati con me sui social o tramite altri strumenti virtuali. Così come sono stati decine coloro che mi hanno chiesto, incuriosì, di leggere la tesi.
Per questa ed altre ragioni di seguito trovate il link per la sua consultazione gratuita, in formato PDF  sul sito ACADEMIA.EDU:
https://www.academia.edu/33907403/Natura_e_cultura_in_relazione_al_problema_della_monogamia

Se il mondo fosse ermafrodita – Appunti per re-immaginare

Un esercizio immaginativo per coloro che non hanno compreso il significato della battaglia per l’estensione del riconoscimento dell’amore al di fuori della coppia. Un paradosso dell’immaginazione per uno sguardo più ampio.
 
Supponiamo che l’accoppiamento non sia la forma standard della vita amorosa. Immaginiamo che “per natura” l’essere umano sia ermafrodita e oltre a essere ermafrodita si possa auto-fecondare e che sia questa la norma. Tutti i religiosi e i bigotti sono impegnati a difendere questa norma, imposta dalla divinità. In un simile mondo, data l’autosufficienza biologica, la forma standard sarebbe la masturbazione solitaria. Niente coppie allora ma solo individualità solitarie che amano se stesse e che procreano da sole. Per molti (me compreso) una simile realtà sarebbe dispotica. In questo dato mondo una minoranza di pazzi alternativi, trasgressivamente, si accoppia. Una grave perversione per i conservatori abituati a fare l’amore solo con sé stessi. Molti di coloro che rompono lo schema ufficiale non hanno una precisa consapevolezza del loro accoppiarsi, lo fanno come una vaga forma di intrattenimento e in ogni caso non credono sia una forma così nobile né la più sana di vivere l’amore e la sessualità, ma intanto si innamorano. E scoprono che possono innamorarsi anche degli altri non solo di sé. In un simile mondo poi accade che alcuni di questi “folli” accoppiati cominciano a lottare per eguagliare l’amore solitario a quello “trasgressivo” della coppia…Mutate solo due dei termini del ragionamento.

Tecnologia e automi: i robot ci libereranno dal lavoro alienato?

Di seguito pubblico un mio articolo comparso su Lavocedellelotte.it come contributo ad un dibattito pubblico che stiamo portando avanti relativo al rapporto tra robotica e lavoro (qui trovate il primo contributo). La domanda che c’è dietro è: i robot e la prospettiva di una produzione totalmente automatizzata, ci libereranno dal lavoro alienato? Nel capitalismo l’avanzamento della robotica è per i lavoratori una minaccia, ma nel socialismo sarebbe invece una opportunità senza precedenti. Dal mio punto di vista questa evidente contraddizione rammenta quanto vivo e attuale sia il contributo di Marx. 

Tento con questo breve scritto di offrire un piccolo contributo a un argomento che, come è stato scritto nell’articolo precedente, è assai importante. Tuttavia anche io lo offro forse senza il trattamento adeguato e in maniera molto divulgativa, senza scomodare Marx né altri, restando su un piano semplice, di modo che sia di facile lettura e a chiunque comprensibile.

C’è una narrazione che l’articolo precedente ha avuto il merito di sottolineare che è quella secondo la quale “la classe operaia non esiste più”. L’assurdità di questa affermazione è presto demolita dalla “prova degli oggetti”. Dal sapone al dentifricio alla stessa energia per i mezzi di locomozione tutto è prodotto ed è prodotto da qualcuno. Ma soprattutto la prova più evidente sta nel fatto che c’è ancora chi detiene i mezzi di produzione (una minoranza) e chi lavora per questa minoranza (una maggioranza). Sicuramente la classe operaia é mutata nella sua estetica, nel modo di vestire, etc…ma non nel suo essere tale e conseguentemente nella sua funzione storica propulsiva.
Ovviamente questa narrazione è assolutamente funzionale alla conservazione del sistema capitalistico che é ossessionato dal voler convincere i suoi servi che le cose vanno in un modo e non potrebbe essere diversamente, che le classi sociali esistono per natura e quindi devono continuare ad esistere, e soprattutto che la società è fatta di individui in competizione, e non di classi in lotta tra loro, ma di individui soli e atomizzati, ciascuno col proprio egoismo non conciliabile con quello altrui.

Questa narrazione – “la classe operaia non esiste più” – ha poi un altro effetto che è strettamente collegato ad un seconda narrazione a cui la prima si intreccia strettamente: “un giorno gli automi produrranno al posto dei lavoratori”. Questi due assunti, proposti assieme, creano un mix esplosivo il cui effetto immediato è la perdita dell’importanza del lavoratore nella produzione e la giustificazione ideologica per pagare sempre meno il lavoratore stesso, sempre più inutile e poco remunerativo rispetto alla macchina. La macchina allora entra in competizione con lavoratore stesso. Quando ripetiamo che il capitalismo è, a dispetto delle apparenze, un ostacolo al libero sviluppo delle facoltà umane, significa proprio questo: tutto questo discorso della macchina come nemica è assolutamente valido. È un dato di fatto. Ma perché la macchina deve arrivare ad essere nemica dei lavoratori (e quindi della maggioranza dell’umanità)? Questa domanda fa tremare gli ideologi del capitalismo più irriducibili.

Il dominio del futuro sul presente, quella stessa logica del progresso e dell’accumulazione senza fine che caratterizza il capitalismo, impone un futuro di macchine digitali e automi. La verità è però che non sappiamo se sarà così o meno. Quello che però possiamo constatare per certo è che aumenta a dismisura la distanza. Tra i lavoratori di un settore, tra settori di lavoratori, tra le macchine e gli utilizzatori sul posto di lavoro e nella società. Aumenta la distanza. E tutto (il potere capitalistico) diventa più decentrato e difficile da combattere, diventa più complicato organizzarci proprio per questa ragione: i lavoratori spesso non lavorano più nemmeno sotto lo stesso tetto.
Quello che ancora possiamo constatare è che se davvero come la narrazione vuole raccontarci il futuro è delle macchine digitali e degli automi vuol dire che hanno perso o che stanno perdendo: perché in un futuro simile non ci si può collocare nel mezzo, un futuro simile é un incubo al quadrato, una contraddizione evidente davvero a tutti e insopportabile se si rimane nel capitalismo,
ma una opportunità senza precedenti se invece quegli automi vengono socializzati e se si passa al socialismo.

Alla luce di queste considerazioni, non possiamo lasciare la “tecnofilia” nelle mani della propaganda padronale, non possiamo permetterci di essere meramente luddisti, dobbiamo dire che quei robot sono spaventosi e assurdi sì, ma solo perché usati per gli scopi capitalistici del profitto e inseriti in un modo di produzione capitalistico; dobbiamo dire che quei robot nel socialismo rappresenterebbero un vero progresso per l’umanità. Addirittura non sarebbe forse irragionevole pensare che se la propaganda padronale può permettersi oggi di portare avanti una narrazione di questo tipo, è proprio per via del bassissimo livello di coscienza collettiva, che si limita a crogiolarsi nell’incubo di un futuro in competizione con gli automi, anziché denunciare l’opportunità di questa prospettiva se solo si spezzassero una volta per tutte le catene del capitalismo.

Quest’argomentazione a favore della necessità della socializzazione dei mezzi di produzione, in questo caso degli automi, é veramente difficile da controbattere per i capitalisti e i loro ideologi, e a mio modo di vedere potrebbe essere per i prossimi decenni un punto cardine della nostra propaganda, la nostra narrazione, quella dalla parte di chi è sfruttato.

Chi sono

Mi chiamo Matteo Iammarrone, classe 1995. Vent'anni di cui almeno gli ultimi cinque passati a gironzolare qua e là per l'Italia e non solo. Altri impiegati in webdesign e programmazione.
Moltissimi altri impiegati a scrivere canzoni e poesie e ad usufruirne. Attualmente studio Filosofia presso l'Università di Bologna e cerco di sopravvivere ai suoi anni dieci (gli anni zero sono già morti da un pezzo!)

Non si esce sani dagli annidieci

La mia nuova silloge poetica edita con L'oceano nell'anima edizioni. Poesia intermezzata da prosa che la contestualizza, la introduce, la commenta. Un linguaggio in parte devoto al gergo giovanile e ai nuovi inglesismi, così come al cantautorato indie. Un affresco di sentimenti inclusivi, poliamori, storie poliglotte, polifunzionali, amori mai banali, liberi dall'ingombro del vecchio mondo. Riflessioni sulle narrazioni romantiche dominati, sulla proprietà, sul futuro del capitalismo e sul futuro stesso della poesia che è il futuro dell'uomo.

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Maggiori info

Presentazioni: - Pescara, 8 Luglio 2016 - H21:45 - Circolo Babilonia (Via Campobasso); - San Severo (Fg), 18 Luglio 2016 - H20:00 - I Sotterranei (Corso Gramsci) - Bari, 2 Agosto 2016 - Ex Caserma Liberata BOLOGNA, 9 Dicembre 2016 - Poco ma buono (Via dell'Unione) (Per organizzare nuove presentazioni scrivetemi a contatto@matteoiammarrone.com o dalla sezione Contatti)
(Poems in swedish language)

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