Sulla funzione consolatrice di ogni evento traumatico collettivo

C’è almeno un fatto positivo che ogni “evento traumatico collettivo” implica, che sia una pandemia globale, una guerra o la violenza sistematica della polizia: il suo significato come palestra di empatia e partecipazione al dolore (e al suo superamento, assieme, come collettività): si potrebbe asserire che senza simili eventi saremmo tutti “svedesi”: in Svezia l’ultimo vero “evento traumatico collettivo” non é stato il Covid, ma l’assassinio dell’allora amato Olof Palme nel relativamente lontano 1986. Tuttavia, è facile comprendere che un simile trauma, per quanto importante, non può essere paragonato per intensità a quello vissuto dagli europei durante le guerre mondiali o dagli est-europei con la caduta del socialismo di Stato o dagli italiani con i terremoti. Questi fatti aspirano a configurarsi come uno dei tasselli per spiegare, almeno in parte, per quale ragione gli svedesi riescano a essere così incredibilmente, patologicamente (da un punto di vista non-scandinavo) apatici.

Matteo Iammarrone.

Documentario galattico artico degli autostoppisti nordici con Bergman

Quella che segue é la prima di una serie di poesie e altro materiale che sicuramente verrà fuori come prodotto della magica avventura che ho appena vissuto: per dieci giorni ho girato la Svezia in autostop da sud fino alla Lapponia, collezionando anche dei video che presto (forse) diventeranno un piccolo documentario.

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Una pioggia di moscerini si innesta come le stelle di Star Trek sul parabrezza dove l’imperio della grandezza delle cose naturali comincia.

La nipote di Bergman con un occhio le conta, con l’altro mi guarda come non avesse mai visto un’autostoppista italiano nella foresta a Nord della Svezia.

Le sto per svenire accanto quando scopro chi è,

è un po’ imbarazzata quando nota il mio rapido entusiasmo per quelle estati passate con suo nonno Ingmar.
Continua a fissarmi mentre la intervisto per il mio documentario galattico artico degli autostoppisti nordici.

L’ho incontrata nel bosco e iniziata all’arte di fermare le macchine.

Una teatrante nipote d’arte non poteva perdersi un’autostoppista che faceva teatro senza aver mai conosciuto l’arte di essere dentro una famiglia cinema.
Non ci mancava niente, tranne forse un introvabile bicchiere di vino da offrire alle renne.

E forse anche la modestia che le cose artificiali, da queste parti, sembrano custodire

a dispetto di quelle naturali che, grandi e magnificenti, sfilano al freddo, senza timore

come fu scritto da qualcuno il cui nome, a differenza di Bergman, cesserà di esistere nella mente del lettore non appena egli avrà qualcos’altro di meglio di fare.

Matteo Iammarrone,

Storforsen, strada E4, Agosto 2019.

Uddebo: un angolo di umanità in Svezia

Le serrature delle porte di casa sono tutte aperte. Nessuna abitazione ha bisogno di chiavi. Non è impossibile vedere bambini correre nudi “per strada”. Strade che non sono strade perché l’asfalto si limita allo stradone principale dove passano probabilmente cinque veicoli all’ora.  Ancora piu usuale è incontrare bagnanti svestiti sulle rive del fiumiciattolo che divide le due principali schiere di abitazioni. Una parte di queste persone sono appena uscite dalla sauna e non immaginano che io stia scrivendo di loro come di animali eccezionali, un’eccezione umana in una società, quella svedese, che considero abitata da pochi esseri umani. Uddebo  è un’oasi di umanità in un Paese triste e gelido dentro. Cos’è una sauna? Un posto che scalda. Una casetta di legno dove quei bagnanti, e tutti quelli che passano di lì, possono accendere un fuoco e godere dei benefici che il calore procura al corpo. A volte i raduni meditativi nella Världshuset richiamano gente da tutto il Paese, o addirittura dall’estero. Ma ancora piu frequenti sono i concerti. Un ragazzo di nome Elia nel villaggio di Uddebo gestisce uno studio di registrazione in cui è stato in grado di importare strumenti da tutte le culture e gli angoli del pianeta. Nei due giorni dell’inaugurazione ho avuto l’onore di ascoltare le sue composizioni, ma anche due ragazze gemelle cantautrici di Småland che mischiano la Vis-musik svedese con suoni orientali presi dalla tradizione Hare Krishna  e il “ragazzo-uccello”, che conosce a memoria tutti i versi degli animali del bosco, con tanto di finezza nel distinguere tra un Gufo latteo e un Gufo della Virginia.

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Segue un assaggio dell’Inaugurazione (in lingua svedese):

Se siete interessati a sapere di piu di Uddebo (informazioni e guida in lingua italiana) scrivetemi a contatto@matteoiammarrone.com.

A quest’indirizzo invece trovate il programma completo dell’imminente Uddebo Festidalen che si terrà dall’8 al 10 Giugno.