Documentario galattico artico degli autostoppisti nordici con Bergman

Quella che segue é la prima di una serie di poesie e altro materiale che sicuramente verrà fuori come prodotto della magica avventura che ho appena vissuto: per dieci giorni ho girato la Svezia in autostop da sud fino alla Lapponia, collezionando anche dei video che presto (forse) diventeranno un piccolo documentario.

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Una pioggia di moscerini si innesta come le stelle di Star Trek sul parabrezza dove l’imperio della grandezza delle cose naturali comincia.

La nipote di Bergman con un occhio le conta, con l’altro mi guarda come non avesse mai visto un’autostoppista italiano nella foresta a Nord della Svezia.

Le sto per svenire accanto quando scopro chi è,

è un po’ imbarazzata quando nota il mio rapido entusiasmo per quelle estati passate con suo nonno Ingmar.
Continua a fissarmi mentre la intervisto per il mio documentario galattico artico degli autostoppisti nordici.

L’ho incontrata nel bosco e iniziata all’arte di fermare le macchine.

Una teatrante nipote d’arte non poteva perdersi un’autostoppista che faceva teatro senza aver mai conosciuto l’arte di essere dentro una famiglia cinema.
Non ci mancava niente, tranne forse un introvabile bicchiere di vino da offrire alle renne.

E forse anche la modestia che le cose artificiali, da queste parti, sembrano custodire

a dispetto di quelle naturali che, grandi e magnificenti, sfilano al freddo, senza timore

come fu scritto da qualcuno il cui nome, a differenza di Bergman, cesserà di esistere nella mente del lettore non appena egli avrà qualcos’altro di meglio di fare.

Matteo Iammarrone,

Storforsen, strada E4, Agosto 2019.

Uddebo: un angolo di umanità in Svezia

Le serrature delle porte di casa sono tutte aperte. Nessuna abitazione ha bisogno di chiavi. Non è impossibile vedere bambini correre nudi “per strada”. Strade che non sono strade perché l’asfalto si limita allo stradone principale dove passano probabilmente cinque veicoli all’ora.  Ancora piu usuale è incontrare bagnanti svestiti sulle rive del fiumiciattolo che divide le due principali schiere di abitazioni. Una parte di queste persone sono appena uscite dalla sauna e non immaginano che io stia scrivendo di loro come di animali eccezionali, un’eccezione umana in una società, quella svedese, che considero abitata da pochi esseri umani. Uddebo  è un’oasi di umanità in un Paese triste e gelido dentro. Cos’è una sauna? Un posto che scalda. Una casetta di legno dove quei bagnanti, e tutti quelli che passano di lì, possono accendere un fuoco e godere dei benefici che il calore procura al corpo. A volte i raduni meditativi nella Världshuset richiamano gente da tutto il Paese, o addirittura dall’estero. Ma ancora piu frequenti sono i concerti. Un ragazzo di nome Elia nel villaggio di Uddebo gestisce uno studio di registrazione in cui è stato in grado di importare strumenti da tutte le culture e gli angoli del pianeta. Nei due giorni dell’inaugurazione ho avuto l’onore di ascoltare le sue composizioni, ma anche due ragazze gemelle cantautrici di Småland che mischiano la Vis-musik svedese con suoni orientali presi dalla tradizione Hare Krishna  e il “ragazzo-uccello”, che conosce a memoria tutti i versi degli animali del bosco, con tanto di finezza nel distinguere tra un Gufo latteo e un Gufo della Virginia.

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Segue un assaggio dell’Inaugurazione (in lingua svedese):

Se siete interessati a sapere di piu di Uddebo (informazioni e guida in lingua italiana) scrivetemi a contatto@matteoiammarrone.com.

A quest’indirizzo invece trovate il programma completo dell’imminente Uddebo Festidalen che si terrà dall’8 al 10 Giugno.

Why is hitchhiking so weird for most people?

I came to think that a world where the practice of hitch-hiking is not normalised is not a very pleasant one. There a lot of reasons to decide to just leave for an hitchking-adventure but, on my view, there is no rational reason not to take on an hitchhiker.

In Sweden, because of the very individualistic touch of the culture people are normally pretty suspicious of one another, especially of those who do not look swedish. This is some sort of tabu in Swedish society which, as it is well-known, it is famous to be tolerant and open (while it is not). On the other hand, this can kind of experience is very common among most of non-swedish people living in Sweden. But let’s not get out of topic and let’s stick to hitchiking.

A couple of days ago I was on my way to Uddebo, a very special village with a spiritual and hippish touch situated in the swedish forest. I hitchhiked from Gothenborg city centre following the instructions of http://hitchwiki.org/en/Göteborg. As all the other times I had hitchked in Sweden, 1/4 of drivers who took me on where swedish and the other 3/4 either tourists or migrants.

Now, my question is very plain: if you have a free seat in your car why should you not take on an hitchhiker? You might think “he is just someone who wants to travel for free! That’s not right” and in this case you would have a point which however it is not mine because that would mean that we have very different values. I would, in fact, focus my attention on the kind of experience here and now the hitch-hiker is looking for and how enriching taking him/her on might be. Why is he/she doing that? Where is he/she going to? Does he/she have a final destination? You might think that you are afraid of her/him or any stranger. But why should you be afraid of her/him? If this is the case there is a problem that should be recognised. In my opinion your fear is statistically speaking extremely groundless and irrational. Because of your irrationality and/or your egoism you are just priving someone of your help and yourself of a potential meeting which could improve your life. Moreover, if you care about the climate and you are travelling alone in your car then you do not really care about the climate, that person could have probably taken the train, you will answer. Right, but what if that person did not have money for the train? Should be travelling an experienced for those who have money or is it rather the case that travelling should be a right for everybody? After all, human species is nomad.

In order to break the everyday apathy of the most alienated society I have ever experienced in my life and to re-normalise a very  smart, natural and sustanaible practice I created the following memes to be shared on social network (in both swedish and english. However, I wrote this in english to be understood by a wider range of non-swedish speakers too).

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