Tutti gli articoli di Matteo Iammarrone

Filosofi med barn

Man kan koppla filosofi med barn, bland annat, igenom berättelser, sagor och frågor-ställningen. Filosofi handlar egentligen om frågeställningen och ifrågasättning och kräver annorlunda ögonen. Dessutom, Plato, en av fadern till västerländsk filosofi, brukade använda myter och berättelser för att överlämna filosofiska budskapet i hans dialoger.

Vad som är intressant är att alla dessa aspekter är gemensamma mellan filosofi och barn.

Därför verkar barn vara filosofer som brukar ställa sådana grundliga och banala frågor så att det bli nästan svårt att svara.

Idag vikarierade jag på en grundskola i Göteborg och ett barn frågade: “ligger Sverige i Göteborg?”.
Barnet menade inte bara att Gbg ligger i Sverige utan att “Sverige ligger i Göteborg”. Är det sant, är det inte sant? Istället för att rätta honom jag försöker att förklara för honom att vissa meningar (som “Sverige ligger i Göteborg”) kan vara sanna eller osanna beroende på sammanhanget. Eftersom lektionen handlade om Geografi jag sa till honom “när man pluggar geografi och tittar på en geografisk karta då är det inte sant att Sverige ligger i Göteborg eftersom ett land kan inte ligga i en stad.
Däremot, om du har inge kartor och du skriver en dikt som handlar om Gbg, till exempel, då din mening blir sant: “Sverige ligger i Göteborg” är korrekt om du menar att man kan känna igen nånting svensk i luften eller i byggnaders utseende…och så vidare”.

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Matteo Iammarrone.

Due esempi pratici del volto oscuro dell’etica svedese

Con questo breve estratto spero di dare il via ad una proficua carrellata di articoli-testimonianza che non hanno pretese scientifiche, ma solo appunto di riflessione collettiva e reportage personale in qualità di studente e lavoratore intellettuale emigrato in Svezia, un Paese di cui, come spesso accade, si ha nel bene e nel male un’immagine pittoresca. Voglio riportare due avvenimenti della mia vita privata che sono rappresentativi e, sulla base dei miei tanti viaggi, sono significativi per questo Paese nel senso che non potrebbero accadere da nessun’alta parte, non con la stessa frequenza non nelle stesse modalità quanto meno.  Spero di offrire con questo e altri contributi uno spaccato al dibattito sulla Svezia. Dopo due anni questo Paese continua ad affascinarmi per il suo essere il più democratico e moderno di tutti, e quando uso questi due aggettivi li utilizzo in tutta la loro ambiguità: non solo la Svezia è moderna, ma è troppo moderna, non solo è democratica ma è talvolta pericolosamente democratica. Tuttavia qui mi concentrerò su esempi che riguardano la questione della rigidità delle regole. Una questione nient’affatto banale. Ci sono dei casi infatti in cui non ci sono regole, e ciascuno fa ciò che gli pare (per esempio a scuola gli alunni possono uscire e rientrare senza chiedere permessi particolari e/o sedersi sul pavimento oppure stendersi sui banchi). Altri in cui sono rigidissime (sebbene poche, facili da memorizzare e quasi sempre spiegate). Ma ciò che più salta agli occhi a qualsiasi non svedese è che sembra esserci un solo modo di fare tutto. Tutto è inspiegabilmente uniforme. E nessuno lo mette in dubbio. Seguono due esempi dalla mia vita privata.

(mis)Fatto 1. La scorsa estate è accaduto un fatto spiacevole. La mia partner non era in Svezia e avevo bisogno di dormire a Uddevalla, la sua città natale. Allora come favore mi ha lasciato le sue chiavi. Il nostro accordo era che, dopo due notti a casa sua, avrei imbucato le chiavi nella sua casetta della posta. Soggiorno presso il suo l’appartamento come da accordo (un monolocale squadrato con parquet finto e ambiente asettico come ce ne sono a iosa qui in Scandinavia). Tuttavia al mattino, forse per la fretta di prendere il treno, imbuco il suo mazzo di chiavi nella cassetta della posta sbagliata. (L’appartamento si trova in un condominio con decine di nomi e le cassette sono una sull’altra così che diventa ambiguo a quale nome appartenga una determinata cassetta).

Dopo una settimana sia io che lei veniamo a conoscenza del misfatto: le sue chiavi non sono nelle cassetta! Dove sono finite? Ipotizzo ciò che ho scritto qui, e cioè che semplicemente le ho lasciate nella cassetta sbagliata che non è certo la cassetta di un orco mangiauomini, ma di un vicino che magari abita sullo stesso pianerottolo. Alla storia va aggiunto un dettaglio: in quei giorni la mia ex stava traslocando, il giorno in cui ha tentato di ripescare le sue chiavi era il giorno in cui avrebbe dovuto consegnare il monolocale al proprietario! Chiama il proprietario e spiega la situazione, proponendo la soluzione più banale quella che qualsiasi animale razionale proporrebbe: chiamare il vicino!

Invece no. Le chiavi sono state smarrite. Bisogna pagare una penale di 2000 corone (200 euro!). Così dicono le regole. Così è scritto sul contratto. Applicato alla lettera. In un mondo normale sarebbe stato contattato il vicino chiedendogli di recuperare le chiavi nella cassetta della posta.  (Senza il timore del contatto umano né quello di violare la sua individualità, due paure alla base dell’ethos svedese).

(mis)Fatto 2. L’applicazione ossequiosa delle regole può condurre ad agire come robot preprogrammati. In quei casi l’unica speranza è che chi ha fatto le regole abbia previsto ogni possibile eccezione. Per fortuna questa volta non ci ho rimesso soldi, né tanto meno la vita, ma solo dieci minuti di esistenza, nulla di grave. Ma è il principio che conta. Mi reco all’Ufficio Migrazione (Skatteverket) per ritirare la mia Legitimation svedese (carta di identità svedese) dopo aver pagato un bollettino di 400 kr (40 euro circa). Mostro agli impiegati lo scontrino di avvenuto pagamento, ma lo scontrino è in italiano e non riescono a capire bene quale sia intestatario, oggetto, etc…etc…Parlano fra loro tentando di supportarsi vicendevolemente nel tentativo di tradurre quella strana lingua. Dopo ben cinque minuti di panico in cui si sono sostanzialmente chiesti: “cosa può significare questo e quest’altro? Ma tu capisci un po’ di italiano?” etc…intervengo io che ho assistito all’intera conversazione e banalmente osservo: “Bè…in realtà potrei aiutarvi io a tradurlo dato che io…so l’italiano!”. Mi guardano come se fossi un genio. L’unica spiegazione possibile: non è nelle loro mansioni chiedere al cliente di tradurre qualcosa per loro, ma solo interpretare da sé i documenti e eseguire le operazioni.

Matteo Iammarrone.

La recessione sessuale e il materialismo

Il terreno del sesso e della sessualità è un ambito vitale per ogni seria, credibile e materialistica critica della società esistente. Un ambito che non può e non deve essere lasciato appannaggio di forze reazionarie ancora esistenti nella nostra società (Chiesa, neofascisti e populismi), ma nemmeno al liberalismo banalizzante “dell’ognuno fa ciò che gli pare finché non danneggia gli altri” ed è finita lì.

I primi infatti quando sulla sessualità non tacciono, ma vomitano sentenze, lo fanno perché capiscono che è buon affare investire da quelle parti e ripetere alle donne, ad esempio, “qual è il ruolo che gli spetta”, ai bambini che masturbarsi è peccato e agli adolescenti che non devono guardare siti porno (senza interrogarsi sul perché il porno ci sia e faccia affari milionari). I secondi, accecati da un’idea di progresso vecchia di trecento anni, ignorano che le persone non sono atomi, ma il risultato del complesso dei rapporti sociali (economici, politici, culturali etc.) organizzati a partire da quelli di classe.

Il terreno della sessualità è l’espressione più genuina (genuina nel senso di ”potente”, non nel senso di “scevra da determinazioni storiche”!) di quelle che qualche psicanalista chiamerebbe forse ”energie vitali” degli individui. Chiariamo subito un potenziale malinteso: con questa affermazione (”energie vitali”, etc…) non sosteniamo che il sesso abbia un significato intrinseco che debba esser perseguito: a differenza di quello che Aristotele (a partire da lui) e migliaia di anni di religioni monoteistiche pensano, nella natura non ci sono “significati” (o ”fini”, per essere più tecnici) intrinsechi a cui come razza umana siamo tenuti per qualche assurda ragione a sottostare, per questa medesima ragione la “debolezza fisica” attribuita alle donne NON è prova di nessuna inferiorità così come il fatto che uomo e donna possono procreare e uomo e uomo no non è, al tempo stesso, prova di nessuna differenza di valore tra i due tipi di coppie. Data questa premessa, aggiungiamo che oggi, stando anche alle statistiche, fortunatamente, il tabu del sesso è stato sostanzialmente sdoganato. Per di più quando si dice sesso non si pensa più a uomo o donna, ma forse proprio a quelle energie vitali a cui facevo cenno poco fa e a una larga gamma di espressioni della propria sessualità: bisessualità, omosessualità, pansessualità, lesbismo e, as last but not least, asessualità. Un’altra premessa al tema che vogliamo aggiungere è come anche l’asessualità, a dispetto del nome, rientri nel campo della sessualità, sia cioè una variante di quella che Jared Diamond, che ha studiato l’evoluzione della sessualità umana, chiama ”bizzarria delle nostre pratiche sessuali” (riferendosi all’unicità della razza umana rispetto alle altre specie, un’unicità che rende la procreazione una delle tante opzioni).

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Tuttavia questo non è un articolo sulle etichette e sulla sessualità fluida, né tanto meno su come le etichette servano, ma non vadano prese troppo seriamente, è invece un articolo su un fatto: la giornalista Kate Julian ha scritto un pezzo su The Atlantic in cui ha raccolto diversi studi (perlopiù condotti in USA, ma rappresentativi anche di altri Paesi Occidentali) tutti concordi su una cosa: i ”millennial” fanno meno sesso. L’utilizzo di App di dating (come Tinder) è aumentato, così come l’acquisto di vibratori e il consumo di pornografia, ma al tempo stesso è diminuita la frequenza di rapporti sessuali reali tra i giovani (”in 20 anni la percentuale di studenti che avevano il loro primo rapporto durante le superiori è scesa dal 54% al 40%). Simili percentuali, relative all’innalzamento dell’età del primo rapporto sessuale, ma anche del primo bacio e di qualsiasi contatto fisico, si trovano anche nei Paesi Bassi, in Finlandia (dove è aumentata la masturbazione) e in Svezia, dove pure la natalità rimane la più alta del continente europeo. A proposito dell’aumento della masturbazione (sia femminile che maschile) un po’ ovunque, lo psicologo Philip Zimbardo ha coniato il termine “procasturbazione” (procastinazione attraverso la masturbazione), un “nuovo disturbo” che potrebbe portare gli adolescenti a ”fallire” sessualmente e socialmente. Analoghe preoccupazioni, per esempio relative agli effetti negativi che la pornografia avrebbe sui rapporti in carne e ossa, sono state sollevate da altri studiosi in altri esperimenti (per maggiori informazioni rimandiamo all’articolo).

Qualche parola di approfondimento su Tinder, l’app di dating più popolare. Quanto meno tra coloro che non lo usano, la percezione è che sia facile trovare sesso occasionale. In realtà, fatta eccezione per coloro che sono particolarmente attraenti (secondo i canoni standard), Tinder, ricerche alla mano, sarebbe per lo più, letteralmente parlando, una gran perdita di tempo dove l’utente medio abbagliato dalla possibilità di trovare una via di fuga dalla solitudine, farebbe il login in media 11 volte al giorno per un totale di soli 26 milioni di match su 1.6 miliardi di swipes. Kate Julian si chiede a questo punto perché qualcuno dovrebbe continuare a usare simili App, la risposta è che la possibilità di trovare partner nella vita reale sembra ancora più inverosimile: ”nessuno approccia più in pubblico oggi”. E’ in altre parole come se romanticismo e seduzione siano stati relegati progressivamente alla sfera privata (e questo in Paesi come la Svezia, è accaduto molto prima che negli Usa o in Italia). 

Non è un problema in sé che si faccia meno sesso, specialmente alla luce del fatto che il sesso è un bisogno, ma non deve essere considerato una necessità (vedi gli asessuali). Tuttavia, dal momento che la maggior parte della popolazione continua a non dichiararsi asessuale, questo cambiamento in una sfera così vitale dell’essere umano deve significare qualcosa: maggiore solitudine, perdita delle abilità relazionali, più infelicità in un mondo precario: ci interessa capire insomma quali siano le condizioni che portano a fare meno sesso, ad evitare il contatto fisico etc. Laurie Mintz, della University of Florida, suggerisce che il movimento #metoo e la maggiore consapevolezza dell’importanza del consenso che ha portato con sé potrebbero avere qualcosa a che vedere con questo calo, in due sensi: si fa molto meno sesso indesiderato (e questa sarebbe una buona notizia), le donne hanno più paura degli uomini (e questa sarebbe una cattiva, perché significherebbe che è aumentato il ”conflitto tra i sessi” che proprio come il razzismo non è buon segnale dei tempi e funge solo come distrazione per individuare un falso nemico). Un’altra ipotesi, che non esclude necessariamente le prime due, è che l’aumento del consumo di pornografia (e dell’immaginario falsato che essa produce negli adolescenti) unito all’assenza di educazione sessuale abbia causato l’aumento di esperienze sessuali dolorose (sopratutto per le donne). La prospettiva di un’esperienza sessuale dolorosa, unita alla consapevolezza della campagna #metoo potrebbe quindi aver causato la diminuzione di esperienze sessuali indesiderate. Se questa spiegazione fosse sufficiente, ”basterebbe” adottare un atteggiamento critico verso la pornografia e introdurre una buona educazione sessuale in tutte le scuole per ridurre il numero di esperienze sessuali dolorose. Ma questa spiegazione è sufficiente? La stessa Kate Julian ammette che le ragioni potrebbe essere molteplici e più profonde: i livelli di ansia e depressione sono in aumento da qualche decennio a questa parte, e specialmente tra i ventenni. L’infelicità, secondo le ricerche, inibisce il desiderio. E al tempo stesso, in coloro che vorrebbero un’intimità, la recessione sessuale, e cioè la difficoltà incontrata e il terrore di ottenerla davvero, aumentano l’infelicità. Quello che emerge è che non si può parlare di “recessione sessuale” senza parlare di “recessione  economica”: come la stessa Julian aggiunge: “come la recessione economica anche nella sessuale si giocherà sul terreno della disuguaglianza. Coloro che hanno già tanto – un bel fisico, denaro, resistenza psicologica, forti legami sociali – continueranno ad essere ben posizionati per trovare amore e buon sesso e se lo desiderano diventare genitori”. Quello che a noi interessa è spezzare questo terreno della disuguaglianza, che significa spezzare il giogo del capitalismo dove l’effettiva libertà di determinare la propria vita è il più delle volte concessa solo a chi può permetterselo economicamente e socialmente. Ognuno deve essere posto nelle condizioni materiali (e quindi economiche) di poter effettivamente scegliere e liberamente costruire la propria sessualità: questa prospettiva di una sessualità libera, ma sana e consapevole può essere garantita solo da misure che contribuiscano a incrementare massivamente la felicità di tutti e tutte abolendo ogni forma di precarietà, insicurezza e ricattabilità (e nella relazione col proprio lavoro e nella relazione con sé stessi e nel rapporto con ogni altro “io”).