#iammaforeurope Approfondimento postumo su cosa ci siamo detti

A viaggio terminato posso fare alcune considerazioni sulla base di alcuni dialoghi e relative informazioni scambiate nel corso di questi con i numerosi viaggiatori e passanti incontrati sul cammino.

Il ragazzo austriaco (Mark). Come me era in interrail. Avrebbe dormito in un ostello lui, dopo essere stato raggiunto da un gruppo di amici germanici alla stazione principale (HBF) di Berlino, meta finale del nostro treno “ice” (una seconda classe con sedili ripiegabili, tavolini comodissimi, prese, porte automatizzate, pavimentazione simile a parquet). Ci siamo conosciuti perché mi aveva notato mentre ero intento a compilare la tratta sul mio biglietto interrail. Dell’Italia lui aveva visto solo Milano, come anche Christoph, ragazzo berlinese che mi avrebbe ospitato. Abbiamo parlato delle grammatiche delle nostre rispettive lingue in correlazione alla nostra lingua comune in quel momento (l’inglese). Mi si è mostrato affascinato dal Giappone, dai manga, dall’Oriente. Come molti giovani qui in Occidente. Della sua idea di Italia non mi dice nulla in particolare, a parte che sa avere una lunga storia e che considera l’italiano una lingua elegante e difficile da impararare, difficile quasi quanto il suo tedesco, mica come quel tecnico e banale di un inglese! Mi narra poi del fatto che nella sua Austria si starebbe meglio che in Germania, ci sarebbe più ricchezza diffusa e stabilità. La scusa per toccare l’argomento é l’arrivo del controllore il quale nel suo lavoro sembra non crederci proprio. Perché è così stanco e depresso? Ci chiediamo. Forse perché qui in Germania, più che in Austria, fare il controllore è dura: stipendi bassi, orari insostenibili e alberghi da pagarsi. Mi accenna dei dialetti austriaci considerati buffi dai tedeschi. E poi finiamo a parlare anche di poliamore. In base ai suoi racconti in Austria, almeno tra i giovani, ci si è ormai allontanati dalla monogamia tradizionale e il mito dell’esclusività sessuale è ormai stato infranto (“Tutte le relazioni sono aperte qui, ma il partner sentimentale é comunque uno”). Libertà sessuale, ma esclusività sentimentale dunque. E infatti lui personalmente pur conoscendo il poliamore e rispettandolo come stile di vita, non ne condivide i principi inclusivi. Cerco di raccontargli della comunità, degli incontri italiani, e ascolta rispettoso. Dice che non fa per lui, ma comunque non ha nulla in contrario, ma al suo modus essendi calza meglio la relazione aperta con fedeltà sentimentale ma possibilità di scappatella intima, quella che va di moda tra i giovani austriaci dunque, una sorta di DADT(“Don’t ask, don’t tell”)(Come lo chiamiamo noi nel mondo poly), con l’obbligo però di non innamorarsi di più di una persona per volta.

La ragazza di Monaco (Sophie). Devo ancora capirle le maniere germaniche, dopo questo viaggio ho cominciato a intuirle. Anche loro amano, anche loro soffrono, anche loro vogliono e sanno essere gentili, provare affetto facilmente e dimenticarsi facilmente di te. Ma il tutto in una maniera differente dalla nostra, sono diversi i codici. Già la lingua stessa è un codice. Sophie è tutto sommato una tipa freakkettona (come la definiremmo qui), ha tanti amici di sesso maschile molto simpatici ed easy-going, davvero alla mano i quali si preoccupano di offrirmi birre e farmi sentire a mio agio. Parlano uno scorrevole inglese (come la maggior parte dei giovani qui), si interessano di politica internazionale e, a differenza di molti adulti, non hanno pregiudizi contro gli italiani (o quanto meno non li dimostrano). Mi fanno tante domande sull’Italia, sulla mia musica, su Bologna e le mie canzoni. Anche Sophie è gentile, mi dà il permesso di prendere tutto ciò che voglio in frigo e nella dispensa (un sacco di diavolerie vegane come salse, salsette e un ottimo pane! Non ci avrei giurato: in Germania ho mangiato tutto sommatto piuttosto bene). Mi dà poi indicazioni su Monaco, mi fa qualche domanda (non troppe) anche lei. Ma in verità se ne sta per lo più nella sua stanza ad ascoltare musica e a guardare video su youtube, non mostrandosi tuttavia disturbata quando la chiamo per fare osservazioni o chiederle qualcosa.

Ci salutiamo e mi bacia (inusuale lì). Mi augura buon viaggio.

Il ragazzo berlinese (Christoph). Christop è laureato in biologia, pieno di tatuaggi, un lavoro precario e diverso tempo libero che impiega andando a bere in bar e guardando anime proiettati sulla parete di casa(!). Dorme in mutande, nonostante i dieci gradi. E alle undici del mattino si fionda direttamente nel box doccia il quale si trova…nella cucina del suo piccolissimo appartamento di due stanze cucina e stanza dal letto/sala. In cucina c’è solo un lavabo. In sala ha una piastra e il bagno è fuori della porta, nella scalinata del piccolo condominioo. Christoph è anche scalzista, infatti viene a prendermi senza scarpe alla fermata del bus M41. Lo riconosco subito. Con lui non ho parlato molto, perché come Sophie era un po’ taciturno. Ma è stato gentile.

Il ragazzo finlandese. Grassoccio, scalzista pure lui e simpaticissimo l’ho incontrato nell’appartemento di Todd (l’americano che mi ha ospitato a Praga). Appena ha saputo che ero italiano ha rizzato le orecchie, mi ha ripetuto più volte di amare l’Italia per il suo clima e le sue tradizioni e di amare il karaoke. Mi ha chiesto se, dove e in quali occasioni sia diffusa la pratica del karaoke in Italia. Stessa curiosità quando gli ho detto di studiare filosofia, mi ha rivelato di essere un amante di Jean Paule Sartre e dell’esistenzialismo. Lui invece studia scienze politiche, mi dice. Ma da autodidatta ha coltivato e continua a coltivare i suoi interessi per la storia del pensiero. Fa battute sulla sua provenienza, Nord della Finlandia, la stessa di Santa Claus e sulla gente di Praga che non sa assolutamente l’inglese.

Il prossimo articolo postumo verterà sulle statunitensi e sugli statunitensi, perché le persone più buone e gentili ed a aproblematiche incontrate nei miei 2612 km erano a stelle e strisce (ma odiavano il loro Paese).

Un articolo a caso