#iammaforeurope Giorno 4

Una intera giornata dedicata alla fredda e ventilata Berlino. Colazione con toast caldi, marmellata e ananas, assieme al ragazzo che mi ospita e mi avvio in direzione AlexanderPlatz con la metropolitana. C’é vento. Troppo. In pochi riescono a sentirmi ed in Alexander Platz raccolgo poche monete. Che bella la stazione col treno sopraelevato. Ogni tanto viene illuminata dal sole tiepido del nord, piú spesso rimane ombreggiata.
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Esploro tutta quella parte della cittá per ritornare nuovamente in Alexander Platz, risuonare ed essere fermato da una ragazza che mi dice di studiare musica e di star facendo una ricerca sugli artisti di strada. Chiede il permesso di riprendermi. Accetto. E poi mi intervista (in inglese): come mi chiamo, quanti anni ho, da quanto suono e perché ho scelto Berlino per suonare in strada. My english is still quite bad, but it’s improving. Tira vento, ci sono artisti ed hanno tutti l’amplificazione, io no. Faccio pochi spiccioli. Mi avvio verso casa. In metro due tossici si baciano e si dicono romanticherie (con la coppia di immancabili cani al seguito, come in ogni cittá credo del mondo).

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Uscito a HermannPlatz vedo delle belle bancarelle di frutta varia a prezzi stracciati. Ho sete. Chiedo per una fontana, non c’é, mi dicono. Compro delle pesche a un solo euro. Stanno montando un palco. Ne offro una a una ragazza che mi fissa e che fissa il palco, mi ringrazia. Arriva un uomo folle, nel mercato, ad annunciare non la morte di dio, ma solo la morte del suo conto in banca e dell’arte attraverso la televisione. La ragazza mi traduce tutto in inglese. Poi mi saluto. No, non é con me che passerá la serata.

Una ragazza americana mi chiede se siamo su KarlMarx Strasse o meno, le dó l’informazione e attacchiamo a parlare, prima di parlare con lei mi terrorizzava parlare con gli americani, solitamente per la velocitá e l’accento, ma stavolta siamo riusciti a comunicare. Molto calorosa e easy going, fa sempre bene questo calore da queste parti, in certi momenti, in certe dosi.

Torno a casa dove trovo un faro da concerto su una delle sedie in legno, una combinazione inusuale. Non faccio domande. Dopo un po’ arriva il ragazzo che mi ospita (come sempre scalzo), in compagnia di un amico americano che parla italiano. Ha fatto l’insegnante di inglese a Roma e Gallarate, ma ha lasciato l’Italia perché troppo spesso non gli andava a genio la mentalità.

C’é ancora la tarda sera e non so cosa succederà. Qui il sole tramonta tardi e intanto mi preparo un riso basmati da un sacco da 2 kg in una modalitá improvvisata con un altro uomo sconosciuto che ha bussato a cui ho dovuto consegnare un pacco.

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Qui dietro c’è un casinó, un parco grande quanto tutta Bologna e un mercato con al centro un palco.

Chi lo sa come andrà a finire.

Un articolo a caso