Poliamore: impegno e responsabilità nell’era del disimpegno

Stiamo naufragando. Si salvi chi può.

L’epoca più ideologica della Storia è anche quella dell’apparente  disimpegno acuto e dell’individualismo feroce sulla scia di un rampantismo neoliberista nel quale molti, troppi giovani credono di intravedere una scialuppa di salvataggio con un posto singolo (il loro)(senza avere nemmeno la consapevolezza dell’ideologia a cui nel momento in cui la pensano in quel modo stanno aderendo: quel neoliberismo variopinto e variegatamente sfumato di cui è difficile tracciare una genealogia). Ognuno come può si illude di potersi salvare da solo, nella sua marcia scialuppa dorata, tra le onde dell’indefinitezza dei valori, lo smarrimento delle identità e il relativismo etico: ingredienti per il pane quotidiano di un disimpegno lacerante.

In questo contesto esplosivo e tra i marinai e i passeggeri del “si salvi chi può”, tanto toccata terra ci accontenteremo pure di un posto in un call center (dodici ore, contratto precario, mobbing e mercificazione), la pratica del poliamore non salverà certo l’economia, ma forse l’etica sì: si configura come un traguardo di impegno e responsabilità nell’era del disimpegno e dell’irresponsabilità. Impegno su due fronti essenzialmente:

– Un “ovvio”(ma non troppo) impegno “relazionale-personale”, in quanto intrattenere relazioni con più partner nella piena consapevolezza di tutti i coinvolti  è un impegno proporzionale al loro numero e richiede cospicue energie fisiche e psicologiche

– Un impegno “epocale”, nel senso di epoca, di contesto storico: il sottoscritto spera che tra cinquant’anni sarà necessario solo il primo tipo di impegno e  che questo “impegno epocale” non sarà più necessario, ma fino a quando si tratterà di incarnare un modello nuovo, emergente, finanche necessario, “essere poly” non riguarderà mai soltanto la sfera privata, il poliamoroso non potrà dirsi “apolitico” né tanto meno disimpegnato, sul piano personale-relazione sicuramente, ma nemmeno sul piano collettivo (o “epocale”, come l’ho definito in riferimento alla portata storica del suo stile di vita, alla sua “missione”).

Perché il poliamore non è, specialmente in una fase come questa (che richiederebbe analisi molto più approfondite e di cui si potrebbe dire tanto, ma di cui ho accennato alcuni tratti all’inizio dell’articolo), il poliamore non è solo uno stile relazionale con sistema di valori (codice etico) al seguito a cui si aderisce per svariati motivi o di cui ci si sente parte integrante: il poliamoroso, che lo sia per scelta o “per spirito”, si scontra infatti con una società quanto più lontana dai valori del poliamore, e si ritrova dunque a ricoprire un ruolo marginale e d’avanguardia al tempo stesso, anche qualora non lo volesse, anche qualora non se ne sentisse all’altezza, si ritrova sempre più spesso a dover spiegare, analizzar(e/si), demistificare, illustrare, proporre, convincere…e nulla è più politico di tutto ciò.

Un articolo a caso