Incubo numero zero

Da un calcolatore universale con sede nottetempo nei cervelli di tutti
ammassati in una valle di Silicone
sono stato condannato a scegliere in quale incubo vivere.

Incubo numero uno: un sole che non accarezza mai,
andirivieni di ombre scure i cui gesti fanaticamente mondani suggeriscono
abissi negli occhi,
sguardi che non sono vuoti,
ma piuttosto semplicemente assenti,
e se anche fossero presenti non sarebbero umani.

Incubo numero due: la nuova normalità non si è ancora affermata,
ma ci ha promesso di essere peggiore delle precedenti.
Come farò, disarmato, ad affrontare città irriconoscibili?
Città dell’incubo numero due,
private di fiumi, storie e baci, città diventate invisibili,
tramutate in quelle dell’incubo uno: gusci assimilati alla mondanità minimalista e iper-pragmatista dell’incubo numero uno.

(Un sogno al cubo può diventare un incubo).

Da una realtà calcolatrice sono state condannato a scegliere in quale di questi due incubi vivere.
Che scelga il primo o che scelga il secondo,
il ruggito della natura non mi darà scampo,
come raggiunge tutti, raggiungerà anche me,
in una terra di mezzo dove l’ospedale psichiatrico in cui sarò rinchiuso nel 2050 sarà travolto da un meteorite o un’inondazione e sarò salvato per un pelo da un mio pronipote che avrà viaggiato
in visita da un futuro in cui ci sarà
sete di saggezza, lingue, conoscenze, storie e filosofie
e allora sarò tra i pochi a ricordare a memoria
questa
e altre poesie.

Matteo Iammarrone.

Septemberlimbo

Hur stoppar man tiden från sin marsch?
Inte ens du som är fysiker kan ta slut på dödsspel.
Hur håller jag mig fast så djupt och högt när jag hittar på en dikt?
Vem som helst jag skulle fråga skulle hen inte ens förstå mitt frågetecken.
Tiden flyger med bomber, vulkaner bevarar romerska städer
och jag kan inte städa mitt rum för jag har inget rum,
men en rymd mellan mina farföräldrars solnedgångar och Marssoluppgångar.
och jag kan inte städa mitt rum
eftersom du har inte kunnat stoppa tiden och jag inte fått bosätta mig  i himlen.
Det är inte där uppe i himlen som tiden marscherar,
men det är därifrån som bomber, asteroiden som gav oss livet och regnet som skämde oss kärlek kommer.
Om det är nu är slut på kompositionen eller om jag borde fortsätta tills jag får en lön
vet jag inte.

Matteo Iammarrone.

Se in Italia parlassimo come gli svedesi

Se in Italia parlassimo come gli svedesi (tentativo di rendere il modus pensandi svedese nella lingua italiana):
– Hei! Mi chiamo Matteo, ho letto (pensa te) un intero programma in Filosofia Antica, era un programma al 50% e intanto ho lavorato al 20%. Ho cominciato settimana due del venticento diciannove.
– Un intero programma? Quanto contributo hai ottenuto?
– Nessun contributo, uno deve avere la cittadinanza svedese per ottenerlo. Comunque, sei prenotabile per una passeggiata la settimana trentaquattro? Non preoccuparti, non inviterò nessun extra amico.
– Lo penso sì.
– Molto bene! Ciao! Ci vediamo la settimana trentaquattro. Ma che tempo?
– All’orologio 12 e 23.