Qualche riflessione sui lupi solitari del terrorismo islamico

Tanto sangue ha attraversato e probabilmente continuerà ad attraverserà le strade d’Europa. Forse anche d’Italia ora che la nuova campagna belllica in Libia è stata inaugurata. Sangue in ogni caso innocente di un terrore che colpisce indistintamente dal sesso, dall’etnia e dalla classe sociale con una particolare attenzione però alla gente comune, perché l’obiettivo è il panico indistinto. Nella visione dei terroristi infatti non c’è posto per un alto e un basso, cittadini contro politici o borghesi contro sfruttati, ma solo per chi è fedele alla rigida Legge islamica (o alla loro versione della legge) e chi non lo è. I fedeli e gli infedeli. Uno schema caro anche a certi reazionari nostrani che magari all’occorrenza in funzione anti-islam recitano la parte dei paladini dei diritti delle donne, ma poi quando il mostro passa in secondo piano ritornano a essere i soliti maschi cattoreazionari e italioti, come e peggio dell’islam radicale.

Le ragioni storiche, politiche e religiose, anche se queste ultime in misura minore a mio avviso, alla base della nascita e dello sviluppo del fenomeno Isis sono complesse  e articolate e non intendo affrontarle in questa sede. Così come non intendo denunciare le arcinote e imperdonabili responsabilità dell’Occidente nella nascita e nella diffusione del fenomeno stesso, un Occidente reso misero e impotente dal suo stesso capitalismo e che uccide i suoi figli con le stesse armi che produce. Quello su cui invece volevo concentrarmi erano i “lupi solitari” di cui peraltro sta emergendo sempre più la giovane età, i fuggevoli e poco monitorabili lupi solitari, radicalizzati dell’ultimo momento magari o psicopatici da tempo che trovano nella causa Isis l’occasione della vita.

La causa preconfezionata dell’Isis è senza dubbio accattivante. Non neghiamocelo. È un richiamo che dà in pasto al fragile lupo solitario un senso di appartenenza, finanche un amore che la decadenza delle società occidentali non può permettersi di dare, non vuole o non riesce a dare. Un amore fatale e mortale che chiede in cambio il corpo e la vita stessa, ma pur sempre un “amore”. Un grande amore che è una grande causa che, come tutte le le cause ultraterrene, deve la sua potenza all’eternità che promette. È su questo che volevo riflettere. E invitare a cambiare le domande. Se non cambiamo le domande non invertiremo mai la rotta del mondo. Allora non chiediamoci come vincere una guerra di religione che non c’è, ma come combattere la decadenza che, più concretamente, è quel nichilismo paralizzante che sta permettendo a questo tipo di terrorismo di germogliare all’interno delle nostre società che sono minacciate anche da pulsioni interne prima che da nemici esterni che comunque abbiamo contribuito a creare. Un “nichilismo paralizzante”, come ho spesso osservato nelle presentazioni del mio libro, che afferma che dal momento che Dio è morto e che anche il muro di Berlino è crollato non esiste più verità e se non può esservi verità tutto si svuota, diventa impalpabile e le nostre braccia, le nostre gambe e le nostre teste restano paralizzate su una sedia a fare gli spettatori di un mondo sul quale non possiamo influire minimamente. Questa precisa forma di nichilismo sta uccidendo la mia generazione. E penso giochi un ruolo importante per questi lupi solitari che, non a caso, sono miei coetanei.

Questa minaccia “interna” vuole far appassire le nostre società spingendole indietro, verso un cupo oscurantismo anziché distruggerle per progredire, liberandole dal giogo della proprietà privata e dello sfruttamento. I lupi solitari sono nati e cresciuti qui in molti casi. Non bisognerebbe chiedersi perchè arrivano a tanto, ma fornire valide ragioni per non arrivare a tanto, ad esempio rivoluzionando le nostre societá in modo da renderle difendibili. Perché oggi questo capitalismo è semplicemente indifendibile, soprattutto per chi viene da storie di emarginazione, da migrazioni, da chi sta in basso nella scala sociale (ma in realtà non solo) etc…
e questa vertigine sul vuoto, sul non futuro del capitalismo coniugato alla debolezza dei movimenti o delle organizzazioni anticapitaliste, rende fragili, confusi e facilmente attratti da cause cosí apparentemente grandiose ma sbagliate perchè illusorie e perché possono solo aggravare il malessere dell’umanità.

Mi viene da pensare, ma è un azzardo storiografico, che se fossero esistiti ancora i “partiti di massa” la storia del presente sarebbe stata diversa.

Per approfondire vi segnalo un articolo non molto distante dall’opinione che ho appena espresso: http://www.repubblica.it/rubriche/bussole/2016/08/04/news/la_rivolta_

generazionale_che_alimenta_il_terrorismo-145331536/?ref=drnh7-2

Non si esce sani dagli anni dieci

Non si esce sani dagli anni dieci (2016, L’oceano nell’anima edizioni) è il mio nuovo libro. Ordinabile dalla sezione libri di questo sito oppure acquistabile presso alcune librerie che trovate segnalate nella stessa pagina. La versione E-Book è invece acquistabile da questo link.
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125 pagine di poesie intermezzate da brevi parti in prosa che le contestualizzano, le introducono, le commentano. Come se la prosa fosse il mio mondo che, almeno in parte è anche il vostro e la poesia qualcuno che mentre lo attraversate vi chiede di fermarvi un attimo, di costruirvi una parentesi poetica nella prosaicità del quotidiano. Un messaggio dalle muse, un post-it su un monitor, a terra, nel cielo di un parco.
Come sono queste poesie? Direi composizioni per lo più devote ad un gergo
giovanile, ai nuovi inglesismi, al linguaggio del cantautorato indie da cui sono massicciamente influenzato. Non poesie ordinarie e quasi mai metricamente regolari. Poesie sperimentali diciamo.
Poesie che affrescano amori inclusivi, sentimenti poliamorici, poliglotti, polifunzionali, amori mai banali.
Poesie romantiche insomma, ma senza gli ingombri del vecchio mondo.
Questo mio libro medita assieme al lettore.  Si chiede cosa sia l’amore e smonta le narrazioni romantiche dominantiriflette sul senso della proprietà, sul futuro del capitalismo e sul futuro stesso della poesia che poi è il futuro dell’uomo. Lo fa attraverso la poesia stessa, e le brevi parti in prosa. La poesia come distruzione e ricostruzione della realtà, immaginazione utopica che non è da contrapporre alla razionalità, ma è la necessaria estensione della razionalità stessa così come la scienza non è nemica dell’immaginazione o della letteratura (che pure deve essere consapevole delle propria finzione), ma una necessaria alleata. La poesia insomma non è morta, ma viva più che mai attraverso i post-it, i post sui social network e il cantautorato indie, e può salvarci, può svolgere un ruolo chiave in quel salvataggio collettivo che tanto auspico, ha un ruolo politico (non a caso uno dei primi paragrafi introduttivi si intitola “A cosa serve la poesia: una polemica politica”). Sono questi i temi principali, temi che sto cercando di approfondire e di trattare in maniera più chiara e definita nel corso delle presentazioni, anche suscitando polemiche e alimentando dibattiti (perché no).
Di seguito trovate il video dei primi 20 minuti di presentazione a Pescara presso il Circolo Babilonia (per scoprire le date delle prossime presentazioni tenete d’occhio il box di facebook nella colonna destra di questo blog oppure andate nella sezione libri).

La tentazione di fermarsi

La tentazione di fermarsi è il mio nuovo video, girato tra il Salento e il Gargano, interamente in Puglia. Ringrazio per le immagini e per il montaggio l’artista e fotografa Bianca Polimeno. Il brano invece l’ho registrato in cameretta in un’ora, chitarra e voce, molto lo-fi, semplice e bellino spero.

Chi sono

Mi chiamo Matteo Iammarrone, classe 1995. Vent'anni di cui almeno gli ultimi cinque passati a gironzolare qua e là per l'Italia e non solo. Altri impiegati in webdesign e programmazione.
Moltissimi altri impiegati a scrivere canzoni e poesie e ad usufruirne. Attualmente studio Filosofia presso l'Università di Bologna e cerco di sopravvivere ai suoi anni dieci (gli anni zero sono già morti da un pezzo!)

Non si esce sani dagli annidieci

La mia nuova silloge poetica edita con L'oceano nell'anima edizioni. Poesia intermezzata da prosa che la contestualizza, la introduce, la commenta. Un linguaggio in parte devoto al gergo giovanile e ai nuovi inglesismi, così come al cantautorato indie. Un affresco di sentimenti inclusivi, poliamori, storie poliglotte, polifunzionali, amori mai banali, liberi dall'ingombro del vecchio mondo. Riflessioni sulle narrazioni romantiche dominati, sulla proprietà, sul futuro del capitalismo e sul futuro stesso della poesia che è il futuro dell'uomo.

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Maggiori info

Presentazioni: - Pescara, 8 Luglio 2016 - H21:45 - Circolo Babilonia (Via Campobasso); - San Severo (Fg), 18 Luglio 2016 - H20:00 - I Sotterranei (Corso Gramsci) - Bari, 2 Agosto 2016 - Ex Caserma Liberata (Per organizzare nuove presentazioni scrivetemi a contatto@matteoiammarrone.com o dalla sezione Contatti)

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